Cassazione Penale, Sentenza n. 37349/2025 del 17/11/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale che ha confermato il sequestro probatorio (due telefoni cellulari) disposto dal P.M. nell'ambito di indagini per reati fiscali (artt. 110 c.p. e 8 d.lgs. n. 74/2000). Il ricorrente ha contestato: 1) motivazione "apparente" e violazione di legge (artt. 253 e 275 c.p.p.), sostenendo che il sequestro fosse meramente esplorativo e non attinente alla sua posizione; 2) violazione del principio di proporzionalità per acquisizione indiscriminata dei dati, mancata indicazione di criteri selettivi e perimetro temporale, nonché assenza di specifica indicazione del nesso tra i dati e il reato.
La decisione
La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile (in parte aspecifico e, nel resto, manifestamente infondato). Motivazione: il ricorso per Cassazione contro ordinanze di sequestro è ammesso solo per violazione di legge; la motivazione del Tribunale non è "apparente" perché ha esposto un percorso argomentativo autonomo e coerente collegando il sequestro alle esigenze investigative (ricostruzione dei legami tra gli indagati, ruolo di Govi quale intermediario/collettore remunerato, rapporti con soggetti cinesi e altre società). Sul principio di proporzionalità la Corte ha ritenuto la censura generica e priva di specificità: mancava l'allegazione del decreto di sequestro nell'impugnazione e la prova che i dispositivi contenessero dati sensibili personali estranei alle indagini. La Corte ha evidenziato i rimedi ordinari per l'eventuale acquisizione di dati eccedenti (richiesta al P.M. e opposizione ex art. 263 c.p.p.). Condanna del ricorrente alle spese processuali e al pagamento di una somma di euro 3.000 alla Cassa delle ammende per colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.
Norme richiamate
art. 110 c.p.
Norma penalistica richiamata nella rubrica dell'accusa per concorso in reato; utilizzata per descrivere il capo di imputazione nei confronti di Govi
art. 8 d.lgs. n. 74/2000
Riferimento normativo al tipo di reato fiscale contestato (operazioni inesistenti), parte della contestazione formulata dal P.M.
art. 253 c.p.p.
Norma sul sequestro probatorio: la Corte valuta la legittimità del sequestro e richiede motivazione e nesso funzionale tra res e reato; il principio di proporzionalità deve comunque guidare l'adozione del sequestro
art. 275 c.p.p.
Richiamato come fonte del principio di proporzionalità (mutuazione del canone dalle misure cautelari personali alla materia del sequestro probatorio)
art. 325, comma 1, c.p.p.
Limita il ricorso per Cassazione avverso ordinanze in materia di sequestro probatorio alle sole ipotesi di violazione di legge
art. 263, commi 4 e 5, c.p.p.
Procedura rimessa per il rimedio in caso di acquisizione di dati eccedenti: richiesta di restituzione al P.M. e opposizione al giudice competente
art. 581 c.p.p.
Prescrive i requisiti dell'atto di impugnazione (motivi con indicazione specifica delle ragioni di diritto e degli elementi di fatto); la mancata osservanza può comportare inammissibilità
art. 591 c.p.p.
Prevede l'inammissibilità dell'impugnazione per violazione delle prescrizioni di forma e contenuto dell'atto di impugnazione (richiamata in relazione all'art. 581 c.p.p.)
Massime di principio
- Il sequestro probatorio di dispositivi informatici è legittimo quando il giudice individua un nesso funzionale immediato tra il materiale sequestrato e le esigenze investigative, anche se l'indagine mira a ricostruire ruoli e collegamenti tra più soggetti e società.
- La contestazione che la motivazione sia "non persuasiva" o incompleta non è sufficiente in Cassazione: va provata la mancanza totale o l'apparenza della motivazione (grafica ma avulsa dalla realtà) o la sua palese illogicità/contraddittorietà.
- Il principio di proporzionalità governa il sequestro probatorio; tuttavia, per essere efficace in impugnazione è necessario che il ricorrente specifichi concretamente in che modo il sequestro leda diritti fondamentali (es. allegando che i dispositivi contengono dati sensibili estranei), altrimenti la censura risulta generica e inammissibile.
- In caso di acquisizione di dati eccedenti rispetto al perimetro investigativo, il rimedio non è automaticamente la Cassazione: il soggetto interessato deve chiedere la restituzione al P.M. e, se necessario, proporre opposizione al giudice ai sensi dell'art. 263 c.p.p.
- In impugnazione è richiesto il requisito di autosufficienza: bisogna allegare e/o riprodurre il decreto impugnato e gli elementi essenziali (perimetro della ricerca, modalità di estrazione, eventuale copia forense) per consentire il controllo di legittimità.
- La mera previsione della copia integrale del dispositivo non rende di per sé illegittimo il sequestro; rileva che la polizia giudiziaria e il P.M. debbano selezionare ed estrarre le informazioni pertinenti e che l'interessato possa poi agire per ottenere la restituzione dei dati non rilevanti.
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