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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 25223/2023 del 24/08/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Controversia sulla demanialità di un'area (darsena) privata sulla quale, a seguito del taglio dell'argine del fiume Corno e della immissione d'acqua salmastra, si era formato un bacino navigabile. La ricorrente chiedeva il riconoscimento della proprietà privata dell'intera darsena (senza distinzione tra parte emersa e sommersa), sostenendo che l'opera non avesse modificato l'alveo e che la PA non potesse acquisire i terreni sommersi senza indennizzo/expropriazione. L'Agenzia del Demanio (e altri) avevano delimitato amministrativamente il confine includendo la particella sommersa nel demanio marittimo; la ricorrente ha impugnato tali accertamenti in sede giurisdizionale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della ricorrente. Ha confermato la decisione della Corte d'Appello (e del Tribunale in primo grado, per la parte pertinente) secondo cui la particella sommersa (particella n.143) è demanio marittimo: il bacino creatosi è di acqua salmastra, comunica direttamente con la foce del fiume Corno e con il mare, la modificazione dell'argine è stata irreversibile e il bacino è funzionalmente idoneo agli usi pubblici del mare (navigazione, approdo, ormeggio, rimessaggio). La Cassazione ha ritenuto insindacabili in sede di legittimità gli accertamenti di fatto dei giudici di merito e ha precisato che, quando un bene assume i connotati naturali del demanio marittimo necessario, il diritto di proprietà privata può subire la corrispondente contrazione o eliminazione anche senza un provvedimento ablatorio formale. Spese processuali a carico della ricorrente.

Norme richiamate

  • art. 28 codice della navigazione

    Identifica nel demanio marittimo, tra l'altro, le foci dei fiumi e i bacini di acqua salmastra che comunicano liberamente col mare; la Corte ha applicato un criterio funzionale: la comunicazione diretta e l'idoneità agli usi pubblici del mare qualificano la darsena come demaniale.

  • art. 32 codice della navigazione

    Regola il procedimento amministrativo di delimitazione del demanio marittimo; la delimitazione è atto accertativo impugnabile dal privato in sede giurisdizionale.

  • art. 58 regolamento codice della navigazione (verbale di delimitazione)

    Norme regolamentari sul procedimento di delimitazione applicate dall'amministrazione per ridefinire il confine demaniale; il giudice può disapplicare l'atto se illegittimo.

  • art. 822 Codice Civile

    Elenca beni che appartengono allo Stato; richiamato come quadro generale del demanio pubblico e necessario.

  • art. 943 Codice Civile

    Principio di accessione applicato in tema di beni demaniali lacuali; la ricostruzione interpretativa della Corte evidenzia la distinzione tra demanio lacuale e marittimo e l'uso del concetto di accessione invertita ove pertinente.

  • art. 950 Codice Civile

    Richiamato in connessione con il procedimento di delimitazione (actio finium regundorum) come riferimento per l'accertamento dei confini tra demanio e proprietà private.

  • artt. 112, 115, 116 c.p.c.

    Richiamati nelle censure sulla corrispondenza tra chiesto e pronunciato e sull'uso delle prove; la Corte ha ritenuto infondate le accuse di violazione, ritenendo legittima la decisione che ha disapplicato parzialmente il verbale amministrativo.

  • artt. 132, 156 c.p.c.

    Richiamati nelle censure circa la motivazione; la Corte ha ritenuto la motivazione della Corte d'Appello complessivamente adeguata, salvo minori correzioni formali già indicate nel dispositivo.

  • art. 1 L. n. 36/1994 (richiamata come d.lgs. 152/2006)

    Censurata dalla ricorrente come riferita alla disciplina delle acque pubbliche; la Corte ha dichiarato la questione inammissibile perché nuova e non dedotta in modo opportuno in merito.

  • art. 13, comma 1-quater D.P.R. n. 115/2002

    Richiamato in relazione all'ulteriore importo del contributo unificato eventualmente dovuto dalla ricorrente; accertamento formale previsto a seguito del rigetto del ricorso.

Massime di principio

  • Il criterio decisivo per qualificare un bacino come demanio marittimo è funzionale oltre che morfologico: la comunicazione diretta con il mare/foce e l'idoneità oggettiva agli usi pubblici del mare (navigazione, ormeggio, rimessaggio) sono determinanti.
  • La creazione o modificazione artificiale che determini un collegamento diretto e irreversibile tra un bacino e la foce di un fiume può far sì che il terreno sommerso acquisti natura demaniale, anche in assenza di un provvedimento ablatorio formale.
  • L'atto amministrativo di delimitazione del demanio ex art. 32 c.n. è impugnabile: il giudice ordinario può sindacarne la legittimità e disapplicarlo parzialmente se illegittimo rispetto alla consistenza attuale del bene.
  • Gli accertamenti di fatto effettuati nei gradi di merito (CTU, rilievi fotografici, valutazioni sulla natura delle acque e sulla modificazione dell'alveo) sono difficilmente rivedibili in Cassazione; le contestazioni che mirano a una diversa valutazione fattuale sono spesso inammissibili o infondate.
  • In sede di cassazione non è consentito introdurre questioni nuove che non siano state dedotte in modo specifico nel giudizio di merito.
  • La demanialità può essere parziale: il giudice può riconoscere la natura pubblica della sola porzione sommersa e lasciare privata la parte emersa se i requisiti per la demanialità non sussistono per l'intera unità fondiaria.

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