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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16862/2026 del 11/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza di riesame (7/01/2026) che aveva parzialmente annullato il decreto di sequestro probatorio del 15/12/2025: il Procuratore eccepiva vizio di motivazione per aver il Tribunale omesso di tener conto delle indicazioni del decreto di perquisizione, in particolare circa le ragioni del sequestro e l'impossibilità, rispetto ai reati contestati, di orientare ex ante l'estrazione dei dati con criteri selettivi e di delimitare temporalmente la ricerca dei dati.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il motivo proposto non fosse un motivo consentito in sede di legittimità (il ricorso avverso ordinanze su sequestri probatori è ammesso solo per violazione di legge o per vizi motivazionali radicali). La Corte ha inoltre ritenuto che l'ordinanza impugnata non soffrisse di un vulnus argomentativo radicale: il Tribunale aveva motivato il proprio giudizio affermando che il decreto di sequestro risultava 'totalizzante', privo di reali criteri selettivi e di un preciso arco temporale per l'estrazione/conservazione dei dati, giustificando così la parziale accoglienza del riesame. Di conseguenza il ricorso del Procuratore è stato dichiarato inammissibile.

Norme richiamate

  • Codice di procedura penale, art. 610 co. 5

    articoli 610 co. 5 e 611 co. 1 bis e ss. C.p.p.

    Consente la trattazione in camera di consiglio senza presenza delle parti ove non sia stata richiesta la trattazione orale nei termini; richiamato per giustificare la modalità di trattazione del ricorso

  • Codice di procedura penale, art. 611 co. 1-bis e ss.

    articoli 610 co. 5 e 611 co. 1 bis e ss. C.p.p.

    Norme procedurali relative alla trattazione e decisione di ricorsi in camera di consiglio; richiamate come base procedurale per la decisione senza udienza

  • Principio giurisprudenziale su ricorso per cassazione avverso ordinanze di sequestro

    Sez. 2, n. 49739 del 10/10/2023, Mannolo, Rv. 285608 – 01

    Il ricorso per cassazione contro ordinanze in materia di sequestro preventivo o probatorio è ammesso solo per violazione di legge, intendendo ciò anche gli errores in iudicando o in procedendo e i vizi motivazionali talmente radicali da rendere la motivazione del tutto mancante o priva dei requisiti minimi di coerenza, completezza e ragionevolezza

Massime di principio

  • Il ricorso per cassazione avverso ordinanze che riguardano sequestri probatori è ammissibile principalmente per violazione di legge o per vizi motivazionali radicali; un semplice dissenso sulla valutazione dei fatti non è sufficiente.
  • Il giudice del riesame può limitare o annullare un sequestro probatorio quando il decreto di sequestro risulti 'totalizzante' e privo di criteri selettivi o di un preciso perimetro temporale; il decreto di sequestro dovrebbe quindi indicare criteri selettivi e periodo di ricerca per essere considerato adeguatamente motivato.
  • Per impugnare efficacemente una decisione che limita o annulla un sequestro è necessario dimostrare una concreta violazione di legge o che la motivazione del giudice sia manifestamente e radicalmente insufficiente (ad es. assenza totale di argomentazione), non semplicemente sostenere una diversa valutazione degli stessi elementi.
  • In fase di predisposizione di decreti di perquisizione/sequestro probatorio, il PM dovrebbe esplicitare i criteri di selezione dei dati e delimitare temporalmente la ricerca per evitare che il decreto venga qualificato come eccessivamente ampio.
  • Se non viene richiesta l'udienza orale nei termini, il ricorso può essere deciso in camera di consiglio senza la presenza delle parti, conformemente agli artt. 610 e 611 c.p.p.; pertanto le parti devono curare tempestivamente eventuali richieste di trattazione orale.

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