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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16688/2025 del 06/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente impugnava l'ordinanza del tribunale del riesame che aveva rigettato la richiesta di riesame avverso il decreto di sequestro preventivo (del 13.6.2024) relativo a un arenile demaniale. Sosteneva di essere legittimata ad occupare l'area in virtù di un provvedimento provvisorio monocratico del TAR Lazio del 23.5.2024 che sospendeva il decreto di sgombero, nonché di altri provvedimenti amministrativi (determinazione dirigenziale del Comune di Roma del 30.4.2024 e un provvedimento del Ministero delle Infrastrutture del 21.5.2024) che, a suo avviso, legittimavano l'occupazione. Perciò deduceva l'insussistenza dell'elemento oggettivo del reato e del fumus, nonché l'assenza del periculum in mora. Inoltre la società affermava che l'attività svolta era una mera "spiaggia attrezzata" (servizio accessibile al pubblico) e non una gestione di stabilimento balneare, così non compromettendo la destinazione dell'area all'uso collettivo; infine richiamava il versamento dei canoni demaniali 2023 quale prova di titoli.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la ricorrente fosse subentrata in una concessione demaniale già scaduta al 31.12.2020 e priva di proroga valida; ha richiamato la complessa vicenda amministrativa (ordine di sgombero 31.1.2022, annullamento TAR 16.1.2023 con permanenza concessa fino al 31.12.2023, provvedimento provvisorio del TAR 23.5.2024 poi superato da sentenza collegiale del 25.6.2024) e ha evidenziato l'assenza di un valido titolo autorizzatorio al momento del sequestro. La Corte ha inoltre rilevato la presenza di numerosi manufatti compatibili con la gestione di uno stabilimento balneare, superando la distinzione pratica tra "spiaggia attrezzata" e stabilimento ai fini della necessità di titolo. Ha ritenuto infine che la sospensione provvisoria eventualmente vantata dalla ricorrente non pregiudichi la misura cautelare in presenza di un reato permanente e l'assenza di titolo. Conseguenze: ricorso dichiarato inammissibile; la ricorrente condannata alle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.; pagamento, in via equitativa, di euro 3.000,00 alla Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • Codice della navigazione

    art. 54 1161 cod. nav. (come indicato nel testo)

    Riferite alla fattispecie penale contestata (occupazione di area demaniale/aree litoranee). La Corte ha perso di vista la mancanza di un titolo valido per escludere la configurabilità del reato previsto dalle norme richiamate.

  • Codice di procedura penale, art. 619 comma 1

    art. 619 comma 1 cod. proc. pen.

    Richiamato per il principio che la motivazione può essere integrata o corretta quando la decisione in diritto sia comunque corretta; in pratica la Corte ha ritenuto che le argomentazioni giuridiche delle parti, se infondate, non configurano vizio di motivazione della pronuncia.

  • Codice di procedura penale, art. 616

    Norma richiamata per l'onere delle spese processuali a carico della parte in caso di ricorso inammissibile; utilizzata per condannare la ricorrente alle spese.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sez.1 n.49237/2016)

    Sez. 1, n. 49237 del 22/09/2016 Rv. 271451

    Richiamata a supporto del principio secondo cui l'argomentazione giuridica delle parti se infondata non costituisce vizio di motivazione della sentenza.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sez.6 n.42037/2016, Tessarolo)

    Sez. 6, n. 42037 del 14/09/2016, Tessarolo, Rv. 268070 - 01

    Richiamata per il principio che il terzo che chiede la restituzione di cosa sequestrata non può contestare i presupposti della misura cautelare ma può solo dimostrare la propria titolarità o l'assenza di collegamento con l'indagato.

  • Sentenza Corte Costituzionale

    Corte Costituzionale, sentenza 13 giugno 2000, n. 186

    Riferita in tema di corresponsione in favore della Cassa delle Ammende e della determinazione dell'equità del versamento, con richiamo alla mancanza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.

Massime di principio

  • Il terzo che chiede la restituzione di un bene sottoposto a sequestro preventivo non può contestare i presupposti del sequestro (fumus e periculum): può solo provare la propria titolarità o l'assenza di rapporti con l'indagato.
  • Una sospensione provvisoria amministrativa (es. provvedimento monocratico del TAR) di breve durata non necessariamente elimina il fumus o il periculum per il sequestro penale se manca un titolo autorizzatorio valido e persistono condotte di occupazione indebita.
  • La distinzione tra "spiaggia attrezzata" e "stabilimento balneare" è irrilevante ai fini della sussistenza dell'illiceità se dall'assetto reale dell'area emergono manufatti stabili e un'effettiva limitazione dell'uso pubblico che richiederebbero un titolo concessorio specifico.
  • Il versamento di indennità di occupazione demaniale può essere valutato come prova, o indizio, dell'assenza di un valido titolo concessorio (comportamento indennitario in luogo della titolarità).
  • Per l'applicabilità del sequestro preventivo conta la persistenza della condotta illecita: reati di occupazione continuativa dell'area demaniale giustificano misure cautelari anche in presenza di provvedimenti amministrativi provvisori e temporanei.
  • Le doglianze di natura meramente giuridica sulle interpretazioni delle parti, se ritenute infondate, non configurano automaticamente un vizio di motivazione e non impediscono la dichiarazione di inammissibilità del ricorso.

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