Sentenza del 14/12/2017 n. 3458 - Comm. Trib. Reg. Emilia Romagna
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
Prevale il privato
La controversia
P. S.r.l. ha impugnato il diniego dell’istanza di interpello disapplicativo presentata ai sensi dell’art. 30 della legge n. 724/1994 e dell’art. 37-bis, comma 8, del D.P.R. n. 600/1973, chiedendo di non applicare la disciplina sulle società non operative per l’anno d’imposta 2011. La società sosteneva che il mancato raggiungimento dei ricavi presunti dipendesse da situazioni oggettive, in particolare dalla stagionalità dell’attività, esercitata per circa tre mesi l’anno, e dalla presenza di dieci o più dipendenti. L’Agenzia contestava sia l’impugnabilità del diniego sia l’assenza di cause oggettive idonee a giustificare la disapplicazione.
La decisione
La Commissione Tributaria Provinciale di Bologna aveva accolto il ricorso della società, ritenendo impugnabile il diniego e sussistenti i presupposti per disapplicare la normativa sulle società non operative. La Commissione Tributaria Regionale ha respinto l’appello dell’Agenzia delle Entrate, confermando che il diniego dell’interpello disapplicativo è impugnabile, pur costituendo una facoltà e non un obbligo per il contribuente. Nel merito, ha ritenuto che la stagionalità dell’attività e l’organizzazione con numerosi dipendenti costituissero elementi oggettivi idonei a spiegare il mancato raggiungimento dei ricavi presunti. L’Ufficio è stato condannato alla rifusione delle spese di lite, liquidate in euro 1.000,00 oltre accessori.
Norme richiamate
Art. 30 della legge n. 724/1994
Disciplina le società non operative e consente, in presenza di situazioni oggettive che impediscono il conseguimento dei ricavi minimi presunti, di chiedere la disapplicazione della relativa normativa.
Art. 37-bis, comma 8, del D.P.R. n. 600/1973
Prevede l’interpello disapplicativo per ottenere la non applicazione di disposizioni antielusive quando ricorrono condizioni oggettive che impediscono il verificarsi degli effetti previsti dalla norma.
Cassazione n. 17010/2012
La risposta dell’Amministrazione finanziaria ad interpello del contribuente costituisce atto impugnabile in quanto pretesa tributaria definitiva, ma il contribuente è titolare di una mera facoltà di impugnazione e non di un onere.
Il diniego dell’interpello disapplicativo è autonomamente impugnabile, ma il contribuente può anche contestare la pretesa in un momento successivo, senza essere obbligato a impugnare immediatamente la risposta dell’Amministrazione.
Cassazione n. 16183 del 15 luglio 2014
È richiamata come conferma dell’orientamento favorevole all’impugnabilità del diniego relativo a un interpello disapplicativo.
Massime di principio
- Il diniego di un interpello disapplicativo relativo alla disciplina delle società non operative può essere impugnato autonomamente dal contribuente; l’impugnazione costituisce però una facoltà e non un obbligo immediato.
- Per ottenere la disapplicazione della normativa sulle società di comodo occorre dimostrare circostanze oggettive, documentate e non meramente soggettive, che rendano concretamente impossibile raggiungere i ricavi presunti dalla legge.
- La stagionalità strutturale dell’attività può costituire una situazione oggettiva rilevante, soprattutto quando limita il periodo effettivo di esercizio dell’impresa a pochi mesi dell’anno.
- Il numero di dipendenti e l’organizzazione aziendale possono rappresentare elementi utili a dimostrare l’effettività dell’attività d’impresa e l’incoerenza dell’applicazione automatica dei ricavi presunti.
- L’Amministrazione finanziaria deve valutare le caratteristiche strutturali dell’impresa già nella fase di determinazione dell’operatività e non può qualificare automaticamente la stagionalità come una scelta discrezionale dell’imprenditore.
- La prova deve essere concreta e documentale: contratti, periodi di apertura, dati contabili, numero dei dipendenti e ogni altro elemento idoneo a collegare la specifica organizzazione aziendale al mancato superamento dei parametri.
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