Sentenza del 08/03/2017 n. 960 - Comm. Trib. Reg. per la Lombardia
Fatture presunte soggettivamente inesistenti - Ente impositore - Frode perpetrata - Vantaggio/utilità contribuente - Onere probatorio - Omesso assolvimento - Soggetto contribuente - Onere investigativo - Esclusione - Obbligo richiesta documentale - Esclusione - Illegittimità atto impositivo - Sussiste.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
Prevale il privato
La controversia
Il contribuente ha contestato l'accertamento fondato sull'utilizzo di fatture ritenute soggettivamente inesistenti, sostenendo che l'Amministrazione non avesse dimostrato né la sua compartecipazione alla frode IVA, né la consapevolezza o conoscibilità dell'operazione fraudolenta, né l'eventuale vantaggio o utilità da essa derivato. È stato inoltre rilevato che il contribuente non è tenuto a svolgere autonome attività investigative sulla controparte o a richiedere documentazione ulteriore rispetto a quella normativamente prevista.
La decisione
L'accertamento è stato ritenuto illegittimo. L'Amministrazione non ha assolto l'onere probatorio di dimostrare il coinvolgimento del contribuente nella frode, la sua malafede o la presenza di elementi idonei a fargli conoscere l'irregolarità delle operazioni. Non può essere imposto al contribuente un generale obbligo investigativo nei confronti dei propri fornitori, né l'obbligo di acquisire documenti non richiesti dalla legge; il DURC costituisce, secondo il principio richiamato, la documentazione normativamente richiedibile in tale contesto.
Norme richiamate
Principi in materia di fatture soggettivamente inesistenti e frode IVA
Per negare la detrazione IVA o contestare l'utilizzo di fatture soggettivamente inesistenti, l'Amministrazione deve provare non solo l'irregolarità soggettiva dell'operazione, ma anche che il contribuente sapesse o avrebbe dovuto sapere di partecipare a una frode.
Regole sull'onere della prova nel procedimento tributario
Spetta all'ente impositore dimostrare concretamente la compartecipazione del contribuente alla frode, la sua mala fede o la sussistenza di elementi oggettivi tali da escludere la sua buona fede.
DURC
Il contribuente non è gravato da un obbligo generale di investigare sulla controparte o di acquisire qualsiasi documentazione commerciale; il DURC è indicato come documento normativamente richiedibile nel caso esaminato.
Massime di principio
- La mera esistenza di fatture soggettivamente inesistenti o di irregolarità nella posizione del fornitore non dimostra automaticamente la responsabilità del cliente.
- L'Amministrazione deve fornire elementi concreti che dimostrino la conoscenza, o la ragionevole conoscibilità, della frode da parte del contribuente.
- Il contribuente non è tenuto a svolgere indagini investigative generalizzate sui propri fornitori, salvo gli ordinari obblighi di diligenza previsti dalla legge e dal settore di attività.
- La buona fede del contribuente assume rilievo quando egli abbia operato secondo normali criteri commerciali e non vi siano anomalie evidenti che avrebbero dovuto far emergere la frode.
- In assenza di prova del coinvolgimento, della consapevolezza o di un concreto vantaggio fraudolento, l'atto impositivo fondato sulle sole irregolarità del fornitore può essere illegittimo.
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