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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 30525/2023 del 03/11/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Bonifico domiciliato disposto da Genertel a favore di un beneficiario; Genertel inviò la password al domicilio del beneficiario. Poste Italiane eseguì il pagamento a una persona che risultò non essere il reale beneficiario (documento d'identità presumibilmente falso). Genertel dovette pagare nuovamente la somma al reale creditore e citò Poste per ottenere il ristoro della somma pagata indebitamente.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di Genertel. Ha confermato che il bonifico domiciliato si inquadra nello schema della delegazione/mandato e che la responsabilità del soggetto che esegue il pagamento ha natura contrattuale: il delegato (Poste) deve provare di aver eseguito esattamente la prestazione oppure di aver osservato la dovuta diligenza (art. 1176 c.c., comma 2; art. 1218 c.c.). Nel caso di specie il Tribunale aveva accertato che Poste aveva verificato un documento di identità esibito allo sportello, il codice fiscale e la password inviata dall'ordinante, e che gli estremi del documento erano annotati nella quietanza; da ciò il giudice d'appello ha ritenuto dimostrata la diligenza e la corrispondenza tra le generalità riportate e la richiesta telematica. La Cassazione ha ritenuto insuscettibili di accoglimento le doglianze di Genertel circa l'obbligo di richiedere due documenti d'identità, la mancata conservazione della copia del documento e l'erronea applicazione dell'art. 43 legge assegni; ha altresì compensato tra le parti le spese del giudizio di legittimità e previsto l'eventuale versamento da parte del ricorrente dell'ulteriore contributo unificato se dovuto.

Norme richiamate

  • R.D. n. 1736 del 1933, art. 43, comma 2 (legge sugli assegni)

    La Corte rileva che la norma non impone una responsabilità oggettiva della banca/negoziatore; la disciplina è stata interpretata dalla giurisprudenza in senso evolutivo ma non deroga ai principi generali: anche nel caso di errore nell'identificazione del prenditore la banca può efficacemente liberarsi dimostrando di aver usato la dovuta diligenza.

  • art. 1176 c.c., comma 2

    Stabilisce il criterio di diligenza qualificata per i professionisti; la Corte lo applica per valutare l'operato di Poste come operatore professionale e per richiedere la prova che l'identificazione sia avvenuta con la diligenza richiesta.

  • art. 1218 c.c.

    Disciplina l'obbligo di adempiere e la possibilità per il debitore di liberarsi dimostrando che l'inadempimento non è a lui imputabile (es. avendo adottato la dovuta diligenza).

  • art. 12 preleggi

    Invocato dalla ricorrente per un'analogia con la normativa degli assegni; la Corte esclude la necessità di ricorrere all'analogia perché il bonifico domiciliato è adeguatamente disciplinato dallo schema di delegazione/mandato.

  • D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, art. 35

    Norma che elenca i documenti di riconoscimento; la Corte rileva che la legge non impone la presentazione di due documenti salvo diverse previsioni contrattuali o normative.

  • Circolare ABI 7 maggio 2001

    Raccomandazione che suggerisce di identificare il prenditore mediante due documenti con fotografia per assegni non trasferibili; la Corte conferma il carattere non precettivo della circolare e che non impone automaticamente l'obbligo di richiedere due documenti nel caso di bonifico domiciliato.

  • Cass. SS.UU. n. 12477/2018

    Principio di diritto secondo cui la responsabilità della banca negoziatrice ha natura contrattuale (derivante dal 'contatto sociale') e non è in generale oggettiva; principio richiamato per sostenere la tesi della responsabilità contrattuale e della possibilità di prova liberatoria.

Massime di principio

  • Il bonifico domiciliato si inquadra nello schema della delegazione/mandato: la responsabilità dell'esecutore è contrattuale e non oggettiva.
  • Spetta al soggetto esecutore (delegato, es. banca o Poste) provare di aver adempiuto esattamente la prestazione oppure di aver usato la dovuta diligenza professionale (art. 1218 c.c. e art. 1176 c.c., comma 2).
  • La verifica basata su un documento di identità esibito allo sportello, integrata dal controllo di elementi intercettabili nel flusso telematico (es. codice fiscale, password inviati dall'ordinante), può essere ritenuta sufficiente per dimostrare la diligenza, salvo diversa previsione contrattuale o normativa.
  • Le raccomandazioni (es. circolare ABI su due documenti) non hanno effetto vincolante automatico: possono orientare gli standard di diligenza ma non impongono sempre un obbligo categorico.
  • La mancata produzione in giudizio della copia del documento d'identità non preclude automaticamente la prova liberatoria: il giudice può desumere la verifica della diligenza da altre risultanze (annotazioni nella quietanza, corrispondenza dei dati, esame complessivo delle prove).
  • L'interpretazione delle clausole contrattuali e gli accertamenti sul comportamento diligente sono valutazioni di merito e difficilmente sindacabili in Cassazione salvo vizio ermeneutico, palese carenza motivazionale o omesso esame di fatto decisivo.
  • Best practice consigliata in casi analoghi: l'operatore esecutore dovrebbe annotare dettagli della verifica (es. estremi del documento, codice fiscale, riscontro password), conservare evidenze compatibilmente con la normativa sulla privacy e rispettare eventuali prescrizioni contrattuali che richiedano misure più stringenti.

Testo integrale

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