Cassazione Penale, Sentenza n. 37339/2025 del 17/11/2025
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorrente impugnava la condanna per il reato previsto dall'art. 7, comma 1, d.l. 28/01/2019, n. 4 (reddito di cittadinanza) contestando: (1) la sopravvenuta illegittimità costituzionale del requisito della residenza di "almeno 10 anni" (violazione dedotta ai sensi dell'art. 606, comma 1, lett. b) c.p.p.), alla luce della sentenza della Corte costituzionale n. 31 del 2025 che ha ridotto il termine a "almeno 5 anni"; (2) il vizio di motivazione per mancata prova della falsità della dichiarazione e della sua riferibilità al ricorrente. I fatti: ingresso irregolare in Italia il 16/04/2015 e domanda di reddito di cittadinanza presentata il 03/12/2020, con dichiarazione di essere in Italia da almeno dieci anni.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il primo motivo collegato alla sopravvenuta riformulazione del requisito di residenza (e all'orientamento della Corte di Giustizia UE). Ha dichiarato che la pronuncia della Corte costituzionale incide sulla fattispecie penalmente rilevante e dunque sulla sussistenza del reato; perciò la sentenza di merito è stata annullata e rinviata ad altra sezione della Corte di appello di Palermo affinché accerti (in concreto) se il ricorrente fosse residente in Italia, al momento della presentazione della domanda, per il periodo ora pertinente (tenuto conto della riduzione a cinque anni) e compia i necessari accertamenti sulla residenza.
Norme richiamate
d.l. 28 gennaio 2019, n. 4 (convertito, con modificazioni, nella legge 28 marzo 2019, n. 26) - art. 7, comma 1
nel testo impugnato prevedeva il requisito della residenza in Italia "per almeno 10 anni"
La norma costituiva il presupposto oggettivo per la condotta contestata (falsa dichiarazione sulla residenza). La Corte costituzionale ha ridotto la portata del requisito ritenendo illegittimo il termine decennale e ricomponendo la ragionevolezza nel termine di cinque anni, il che incide sulla sussistenza dell'elemento materiale del reato.
art. 606, comma 1, lett. b) c.p.p.
Utilizzato dal ricorrente per dedurre la fondatezza del motivo di ricorso relativo a sopravvenuta illegittimità costituzionale; la Corte di Cassazione lo ha ritenuto rilevante per l'esame della causa di non punibilità o della mancanza dell'elemento costitutivo del reato.
Sentenza Corte costituzionale n. 31 del 2025
dichiarata l'illegittimità costituzionale della parte della norma che prevedeva la residenza "per almeno 10 anni", sostituendola con il termine di "almeno 5 anni"
La Corte costituzionale ha ritenuto il termine decennale non ragionevolmente correlato agli obiettivi del reddito di cittadinanza e, riducendo il termine a cinque anni, ha inciso direttamente sugli elementi costitutivi della fattispecie penale contestata.
Direttiva 2003/109/CE (art. 11, par. 1, lett. d) e art. 4)
La Corte di Giustizia UE è stata richiamata per stabilire che l'accesso a misure sociali non può essere subordinato da uno Stato membro a un periodo di residenza eccedente quello previsto dalla direttiva (la direttiva individua un periodo di cinque anni per lo status di soggiornante di lungo periodo), con implicazioni sulla compatibilità del requisito decennale.
Sentenze della Corte di Giustizia (cause riunite C-112/22 e C-223/22 e altri precedenti)
La giurisprudenza della Corte di Giustizia ha ritenuto che il requisito decennale fosse incompatibile con il diritto dell'Unione, rafforzando la valutazione di illegittimità del termine lungo e incidendo sull'interpretazione del requisito nazionale.
art. 3 Cost.
Invocato dalla Corte costituzionale per valutare ragionevolezza, proporzionalità e divieto di discriminazione (anche indiretta) con riferimento al requisito di residenza; ha contribuito alla valutazione di illegittimità del termine decennale.
Direttiva 2004/38/CE (art. 16, par. 1)
Richiamata per supportare l'idea che il termine di cinque anni sia un parametro soggettivamente e oggettivamente rilevante per dimostrare il radicamento del richiedente nel Paese.
Massime di principio
- La sopravvenuta dichiarazione di illegittimità costituzionale di un requisito normativo che costituisce elemento costitutivo del reato può incidere sulla sussistenza stessa del fatto penalmente rilevante: i giudici devono verificare la rilevanza della modifica sulla posizione dell'imputato.
- Le pronunce della Corte costituzionale che incidono su requisiti generali della normativa applicabile al reato hanno efficacia erga omnes e devono essere applicate dai giudici di merito; ciò può comportare l'annullamento della condanna e il rinvio per gli accertamenti di fatto necessari.
- Quando la norma nazionale è in contrasto con il diritto dell'Unione (o con la giurisprudenza della Corte di Giustizia), il requisito nazionale più gravoso può essere disapplicato o ridimensionato, con effetti sulla configurabilità del reato.
- Se l'elemento materiale (es. periodo di residenza richiesto) è posto in dubbio in seguito a mutamento normativo o giurisprudenziale, la Corte di merito deve effettuare accertamenti concreti sulla situazione personale dell'imputato al momento del fatto (residenza effettiva, continuità, documentazione).
- In ricorsi per cassazione fondati su sopravvenuta illegittimità costituzionale, la Corte di Cassazione può annullare con rinvio (per gli accertamenti di fatto) piuttosto che emettere una semplice statuizione di principio, quando permangono questioni di fatto da chiarire.
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