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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 11326/2026 del 26/03/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza di conferma del sequestro di euro 100.000 disposta dal G.I.P. per il reato di cui all'art. 73 d.P.R. 309/90, sostenendo: 1) mancanza di nesso di pertinenzialità tra la somma sequestrata e l'unica cessione contestata (1 grammo di cocaina per €100), con censura della motivazione che avrebbe fatto riferimento a presunte cessioni non contestate; 2) errata applicazione delle norme sulla confisca (art. 240-bis c.p. e art. 85-bis d.P.R. 309/90, modificato dalla legge 159/2023) alla luce della recente sentenza della Corte Cost. n.166/2025 che impone interpretazione restrittiva e vieta automatismi per i reati di lieve entità (art. 73, comma 5), nonché carenza di adeguata valutazione della sproporzione e della temporalità dell'acquisizione dei beni.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché proposto per motivi non consentiti in sede di legittimità (contro le valutazioni di merito e la compiuta motivazione del Tribunale). Ha ritenuto che il Tribunale del riesame abbia offerto una motivazione adeguata circa il fumus del reato, richiamando elementi indiziari (denuncia, osservazione della cessione del 6/10/2025, perquisizione con ritrovamento di agende con nomi e cifre, materiale per il confezionamento, due telefoni e €90.000 occultati) che rendevano plausibile il nesso tra la somma e l'attività di spaccio e la sproporzione rispetto ai redditi leciti. La Corte ha ritenuto irrilevante per l'ammissibilità l'argomento circa la sentenza della Corte Costituzionale n.166/2025, considerandola non idonea a disarticolare le argomentazioni di merito. Conseguentemente il ricorso è stato rigettato (inammissibile) e il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di €3.000 alla Cassa delle ammende (art. 616 c.p.p.).

Norme richiamate

  • art. 73 d.P.R. 309/1990 (Testo unico stupefacenti)

    Norma che definisce i reati in materia di stupefacenti; nel testo la distinzione tra comma 1 (traffico) e comma 5 (lieve entità) è centrale per valutare l'applicabilità della confisca allargata e per la qualificazione del fatto.

  • art. 321 c.p.p.

    Norma che disciplina il sequestro preventivo; la Corte ricorda che il sequestro è stato disposto anche a fini di confisca (comma 2) oltre che a fini impeditivi.

  • art. 240-bis c.p.

    Previsione sulla confisca in casi particolari (cd. confisca allargata), richiamata come base per il sequestro a fini di confisca.

  • art. 85-bis d.P.R. 309/1990

    Articolo richiamato in combinato con l'art. 240-bis per giustificare la confisca anche con riferimento a reati di stupefacenti; dopo la modifica legislativa del 2023 la norma è stata interpretata in modo rigoroso dalla giurisprudenza costituzionale, ma nel caso concreto i giudici hanno ritenuto applicabile la confisca per la sproporzione riscontrata.

  • d.l. 123/2023, conv. con mod. legge 159/2023

    Modifica che ha esteso, in alcuni termini, la possibilità di confisca anche alle ipotesi di lieve entità (art. 73, comma 5), rilevata dalla difesa ma valutata dai giudici alla luce dei limiti costituzionali stabiliti dalla Corte Costituzionale.

  • art. 325, comma 1, c.p.p.

    Norma richiamata dalla Corte per affermare che il ricorso per cassazione avverso ordinanze emesse a norma dell'art. 324 c.p.p. è consentito soltanto per violazione di legge; principio decisivo per l'inammissibilità del ricorso che contestava valutazioni di merito.

  • art. 324 c.p.p.

    Norma che disciplina le ordinanze del giudice del riesame; collegata al limite di ammissibilità del ricorso in Cassazione per motivi di legge.

  • art. 606, comma 1, lett. b) ed e) c.p.p.

    Richiamate nella contestazione del ricorrente come norme procedurali utilizzate a fondamento del ricorso, ma la Corte ha ritenuto che i motivi dedotti non configurassero violazione rilevante di legge ammissibile in Cassazione.

  • art. 616 c.p.p.

    Norma che consente l'irrogazione della sanzione pecuniaria a carico del ricorrente; applicata per il versamento di €3.000 alla Cassa delle ammende.

  • Sentenza Corte Cost. n. 166/2025

    Quando si discuta di singoli fatti di reato che non risultino commessi in ambito di criminalità organizzata, né in esecuzione di un programma criminoso dilatato nel tempo, al giudice deve necessariamente riconoscersi la possibilità di verificare se in relazione alle circostanze del caso concreto e alla personalità del suo autore -le quali valgano in particolare a connotare la vicenda criminosa come del tutto episodica ed occasionale e produttiva di modesto arricchimento - il fatto esuli in modo manifesto dal modello che vale a fondare la presunzione di illecita accumulazione di ricchezza da parte del soggetto

    La Corte costituzionale ha imposto un'interpretazione restrittiva dell'estensione della confisca allargata ai reati di lieve entità, richiedendo al giudice di valutare caso per caso e di evitare automatismi; nei fatti la Corte di Cassazione ha ritenuto tale principio non decisivo per l'ammissibilità del ricorso e ha ritenuto che i giudici di merito avessero già valutato la sproporzione.

  • Sentenza Corte Cost. n. 33/2018

    la sproporzione "non consiste in una qualsiasi discrepanza tra guadagni e possidenze, ma in uno squilibrio incongruo e significativo, da verificare con riferimento al momento dell'acquisizione dei singoli beni"

    Ricordato come parametro per valutare la sproporzione tra beni posseduti e redditi dichiarati; la Corte di Cassazione evidenzia che il giudice di merito ha preso in considerazione tale principio nel valutare il fumus.

Massime di principio

  • In Cassazione i ricorsi avverso ordinanze di sequestro rientrano soltanto nei limiti del sindacato per violazione di legge: contestazioni di merito sulla valutazione degli indizi sono in genere inammissibili.
  • Per disporre sequestro/confsica per presunta pertinenzialità occorre un fumus probatorio: osservazione di cessione, materiale per confezionamento, registri/agenda con nominativi e somme, modalità di occultamento e sproporzione economica sono elementi che possono legittimare il provvedimento.
  • La confisca allargata introdotta dalla modifica del 2023 non può essere applicata automaticamente ai reati di lieve entità: il giudice deve verificare se la vicenda è episodica, la personalità dell'autore e la temporalità dell'acquisizione dei beni, evitando automatismi.
  • La valutazione della sproporzione richiede delimitazione temporale dell'attività illecita e riferimento al momento di acquisizione dei singoli beni; senza tale parametro la difesa può efficacemente contestare la presunzione di illiceità.
  • In fase difensiva è fondamentale documentare la fonte lecita dei patrimoni (movimenti bancari, fatture, atti di vendita con date e contropartite) e proporre ricostruzioni temporali precise per collegare le somme a operazioni lecite.
  • Se si vuole contestare la legittimità di un sequestro in Cassazione è necessario inquadrare il motivo come violazione di legge o dimostrare vizi motivazionali così radicali da rendere la motivazione inesistente o del tutto inconferente.

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