Sentenza n. 1748/2026 - Salerno, Sezione 2
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Ordinanza comunale che ingiunge il ripristino di opere edilizie, preannunciando una sanzione pecuniaria di 20.000 euro e l'acquisizione dell'immobile al patrimonio comunale
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il proprietario ha impugnato l'ordinanza n. 22 del 24 giugno 2026, notificata il 6 luglio 2026, con cui il Comune ha ordinato il ripristino di cinque interventi: il frazionamento dell'unità e la demolizione di una scala interna, risalenti a prima del 13 giugno 1985; la trasformazione di una finestra in porta d'ingresso, di epoca non accertabile; una finestra della camera e l'ampliamento del terrazzo di circa 0,75 mq, realizzati in un intervallo temporale non determinato; una tettoia priva di titolo edilizio, anch'essa di epoca incerta. Il ricorso era diretto all'annullamento dell'ordine, ma il testo non specifica le singole censure articolate. In pendenza del giudizio, il 22 settembre 2026 il ricorrente ha presentato domanda di sanatoria per le opere ai punti 1-4; ha inoltre dichiarato che la tettoia, punto 5, era stata demolita.
La decisione
Il TAR, decidendo in forma semplificata ai sensi dell'art. 60 c.p.a., ha dichiarato improcedibile il ricorso per sopravvenuta carenza di interesse. La domanda di sanatoria relativa alle opere ai punti 1-4 determina la sospensione ex lege dell'ordine di demolizione e consente all'interessato di impugnare l'eventuale diniego, espresso o tacito; l'eventuale accoglimento della sanatoria può far cessare la materia del contendere. Il Collegio ha inoltre rilevato che la richiesta di sanatoria, con cui il privato ha rappresentato sul piano amministrativo la necessità di regolarizzare le opere, è incompatibile con la contestuale tesi processuale della loro legittimità e ha richiamato il divieto di venire contra factum proprium. Quanto alla tettoia, la dichiarata demolizione ha fatto venir meno l'interesse alla decisione. Nessuna statuizione sulle singole censure di legittimità dell'ordinanza. Nulla per le spese, dato che il Comune non si è costituito.
Norme richiamate
art. 60 c.p.a.
Sussistono le condizioni per la definizione della controversia mediante sentenza in forma semplificata ex art. 60 cpa.
La controversia è stata definita con sentenza in forma semplificata, previa audizione delle parti in camera di consiglio.
art. 31 d.P.R. 380/2001
Con ordinanza, n. 22 del 24.06.2026, notificata in data 6.07.2026, il Comune ingiungeva il ripristino delle seguenti opere: 1. Scala interna, demolita prima del 13.06.1985, e conseguente frazionamento immobiliare; 2. Modifica del prospetto.
La norma è indicata come base dell'ordine di demolizione impugnato, ma la sentenza non esamina nel merito i presupposti sostanziali dell'ordine.
Massime di principio
- La presentazione di un'istanza di sanatoria per le opere oggetto di un ordine di demolizione fa venir meno l'interesse attuale e concreto a coltivare il ricorso contro tale ordine: l'ordine è sospeso ex lege durante il procedimento e l'interessato può impugnare l'eventuale diniego, espresso o tacito. L'accoglimento della sanatoria può determinare la cessazione della materia del contendere.
- La domanda di sanatoria, con cui il destinatario prospetta in sede amministrativa la necessità di regolarizzare opere edilizie, è incompatibile con la contestuale tesi processuale che le medesime opere siano già legittime; dedurre entrambe le posizioni può costituire condotta contraria al principio nemo potest venire contra factum proprium e uso non corretto dello strumento processuale.
- La dichiarata demolizione dell'opera oggetto dell'ordine ripristinatorio è sufficiente, nella fattispecie, a far venir meno l'interesse alla decisione del ricorso limitatamente a tale opera.
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