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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23346/2025 del 23/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso il decreto della Corte d'appello di Napoli che ha confermato il rigetto dell'istanza di applicazione del controllo giudiziario ai sensi dell'art. 34-bis d.lgs. n.159/2011. Il ricorrente deduce tre motivi: (i) violazione dell'obbligo di motivazione e travisamento dell'effetto devolutivo dell'appello, perché la Corte territoriale avrebbe basato la preclusione sulle deduzioni difensive del ricorrente anziché sui punti della decisione impugnata; (ii) vizio della motivazione e violazione della presunzione di innocenza per aver ritenuto la stabilità dell'agevolazione mafiosa sulla base di precedenti penali che si erano conclusi con prescrizione, annullamento senza rinvio o assoluzione, senza adeguata valutazione degli effetti di tali pronunce; (iii) mancato esame del fatto che la ditta era disponibile ad adottare un modello organizzativo ai sensi del d.lgs. n.231/2001 e quindi omissione del necessario giudizio prognostico richiesto dall'art. 34-bis.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondati i primi due motivi e ha annullato il decreto impugnato con rinvio ad altra Sezione della Corte d'appello di Napoli per nuovo giudizio. La Suprema Corte ha censurato l'errata applicazione della preclusione devolutiva da parte della Corte territoriale (che non poteva fondare il diniego sulle sole argomentazioni difensive), nonché la carenza e l'insufficienza della motivazione relativa alla presunta stabilità dell'agevolazione mafiosa: la Corte territoriale non ha valutato correttamente né l'effetto dell'annullamento senza rinvio (che aveva rilevanza nella deduzione circa l'aggravante) né l'impatto dell'assoluzione ai sensi dell'art. 530, comma 2, c.p.p.; inoltre non sono stati indicati elementi indiziari concreti dalla cui esistenza poter desumere la consapevolezza dell'imprenditore circa la "mafiosità" del contesto. Il terzo motivo è stato assorbito. Alla parte è stato riconosciuto il diritto a un nuovo esame motivato della richiesta di controllo giudiziario.

Norme richiamate

  • art. 34-bis d.lgs. n.159/2011

    Norma che disciplina il controllo giudiziario come misura di prevenzione dell'interdittiva antimafia; richiede un giudizio prognostico motivato sulla sussistenza di una agevolazione stabile o occasionale da parte dell'impresa.

  • art. 591, comma 1, lett. c) e art. 581 c.p.p. (richiamati nella giurisprudenza)

    Disciplina l'effetto devolutivo dell'appello e la preclusione: la preclusione riguarda i punti della decisione non impugnati, non le argomentazioni svolte dalla parte nei motivi.

  • art. 597 c.p.p.

    Norma richiamata dalla Corte territoriale nel far valere presunte preclusioni, ma la Cassazione chiarisce che non giustifica il fondamento del diniego sulle mere deduzioni difensive.

  • art. 353 c.p. (turbata libertà degli incanti)

    Reato richiamato tra le pregresse imputazioni; le pronunce di proscioglimento o prescrizione relative a tali reati devono essere correttamente considerate nel giudizio di prevenzione circa la stabilità dell'agevolazione.

  • art. 416-bis c.p.

    Reato associativo collegato alla mafia; l'assoluzione nel processo penale non impedisce la valutazione in sede di prevenzione, ma impone che il giudice della prevenzione motivi adeguatamente la rilevanza degli elementi non ritenuti sufficienti per la condanna.

  • art. 530, comma 2, c.p.p.

    Disciplina l'assoluzione quando il fatto non sussiste o non è reato; la Cassazione ricorda che il giudice di prevenzione può comunque valutare gli elementi emergenti ma deve farlo con valutazione motivata e rispettosa dei criteri giuridici.

  • d.lgs. n.231/2001

    Sistema di responsabilità amministrativa delle imprese; l'adozione di un modello organizzativo e di un codice etico è elemento rilevante e deve essere esaminato nel giudizio prognostico ai fini del controllo giudiziario.

  • art. 7 legge n.203/1991 (circostanza aggravante)

    Aggravante richiamata nella valutazione penale e poi annullata dalla Cassazione; l'annullamento senza rinvio ha effetti valutabili in sede prevenzionale e non può essere ignorato.

  • artt. 6 par. 2 e 8 CEDU

    Diritti della presunzione di innocenza e del rispetto della vita privata e familiare evocati dal ricorrente in relazione all'utilizzo di pronunce assolutorie; Corte segnala che il giudice di prevenzione deve tenere conto delle garanzie, ma può valutare l'attività d'impresa purché con adeguata motivazione.

Massime di principio

  • L'effetto devolutivo dell'appello e la relativa preclusione riguardano i 'punti' della decisione non impugnati, non le argomentazioni difensive: il giudice d'appello non può negare misure preventive basandosi esclusivamente sulle deduzioni della parte senza esaminare i punti decisionali impugnati.
  • Il giudice della prevenzione può rivalutare elementi emergenti da processi penali anche se conclusi con prescrizione, annullamento o assoluzione, ma deve motivare adeguatamente come tali elementi incidono sulla configurabilità di una agevolazione mafiosa stabile o occasionale.
  • Le pronunce di annullamento senza rinvio e le assoluzioni rilevano nel giudizio di prevenzione e non possono essere trattate come irrilevanti; il giudice deve spiegare perché eventuali accertamenti penali non valgano a scalfire l'ipotesi di stabilità dell'agevolazione.
  • L'adozione o la disponibilità a introdurre modelli organizzativi ex d.lgs. 231/2001 e codici etici è un elemento rilevante nel giudizio prognostico e deve essere valutato dal giudice della prevenzione nella decisione sull'applicabilità del controllo giudiziario.
  • La presunzione di innocenza non impedisce al giudice della prevenzione di svolgere un'analisi sugli elementi che riguardano l'attività d'impresa, ma impone un'onere motivazionale più rigoroso quando si utilizzano elementi provenienti da procedimenti penali non sfociati in condanna.
  • In caso di carenza di motivazione o di travisamento delle regole processuali (es. sull'effetto devolutivo), la Corte di Cassazione annulla e rinvia per nuovo esame: dunque, in situazioni analoghe è essenziale documentare e contestare lacune motivazionali per ottenere il riesame.

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