Cassazione Penale, Sentenza n. 12675/2026 del 03/04/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione per Cassazione avverso l'ordinanza del Tribunale di Catanzaro che aveva rigettato l'appello del Pubblico Ministero contro l'ordinanza del GIP. Il PM censurava la qualificazione del fatto come truffa aggravata anziché peculato ritenendo che la disponibilità e successiva appropriazione di somme percepite dal medico nell'ambito dell'attività intramoenia integrasse il peculato; contestava altresì che il Tribunale non si fosse pronunciato sulla richiesta di riformare l'ordinanza nella parte relativa al sequestro, chiedendo il sequestro parziale con esclusione della percentuale di compenso spettante legittimamente per le prestazioni intramoenia.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso soltanto con riguardo all'omesso esame della questione relativa al sequestro: ha annullato l'ordinanza impugnata limitatamente al punto relativo al sequestro e ha rinviato per nuovo esame al Tribunale del riesame di Catanzaro per la necessaria motivazione su quel specifico petitum. Per il resto la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, ritenendo manifesta l'infondatezza della tesi del PM sulla qualificazione come peculato. Sul merito sostanziale la Corte ha condiviso la valutazione del Tribunale secondo cui, nella fattispecie, l'acquisizione delle somme era il risultato di una condotta truffaldina e di un contesto privatistico (anche con possibile connivenza di personale aziendale), sicchè non sussisteva il rapporto di disponibilità 'in ragione' del pubblico ufficio necessario per il peculato.
Norme richiamate
Giurisprudenza: Sez. 6, n. 24717 del 24/04/2024, Lombardo, Rv. 286666 – 01
Sez. 6, n. 24717 del 24/04/2024, Lombardo, Rv. 286666 – 01
Principio richiamato secondo cui l'illiceità della condotta e l'acquisizione di somme nell'ambito di un contesto privatistico, creato dall'agente, possono escludere il rapporto di disponibilità con l'ente pubblico necessario per la configurazione del peculato
Massime di principio
- Per distinguere peculato da truffa occorre verificare se la disponibilità del denaro derivava realmente dall'esercizio di una funzione pubblica o se l'agente ha 'creato l'occasione' con artifici che trasferiscono la fattispecie nel privatismo: se la condotta è frutto di un artifizio o di un accordo che trasforma l'attività in ambito privatistico, difficilmente si identifica il peculato
- La semplice possibilità occasionale di accesso a somme per ragione dell'ufficio può integrare peculato solo se la disponibilità è riconducibile in modo diretto e reale all'esercizio della funzione pubblica; non è sufficiente un'appropriazione conseguente a un illecito preliminare che ha creato la condizione di accesso
- La presenza di connivenza o copertura da parte di personale amministrativo agevola la ricostruzione di un regime privatistico e rafforza l'ipotesi di truffa o altri reati patrimoniali diversi dal peculato
- In sede cautelare il petitum relativo al sequestro deve essere formulato e motivato con precisione. L'omesso esame di una richiesta specifica di sequestro (es. quantificazione o esclusione di quote legittime) comporta vizio di motivazione e può condurre all'annullamento parziale del provvedimento e al rinvio
- In impugnazioni per Cassazione conviene separare chiaramente i profili di legittimità e i profili di merito e indicare esplicitamente gli elementi probatori a sostegno della qualificazione giuridica richiesta (es. evidenze che dimostrino che la disponibilità era 'in ragione' dell'ufficio)
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