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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 05137/2026 del 09/02/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Justice Kobia è stato condannato dal Giudice di Pace di Udine per inosservanza del decreto di espulsione (art. 14, comma 5-quater, d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286), in relazione a un decreto prefettizio del 7 aprile 2020 e al connesso ordine del Questore. Il ricorrente non contestava i fatti materiali ma impugnava l'inquadramento giuridico sostenendo: (1) che il giudice avrebbe dovuto disapplicare il decreto di espulsione perché illegittimo e tener conto della sua peculiare situazione familiare (padre convivente di cinque figli) e (2) in subordine che, anche senza disapplicare il provvedimento amministrativo, la sua condizione familiare e soggettiva giustificava l'inottemperanza all'ordine di espulsione, ai sensi dei principi di diritto richiamati dalla giurisprudenza e dalla Corte costituzionale

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibile il primo motivo (mancata deduzione/documentazione in sede amministrativa dell'illegittimità del decreto prefettizio, onere probatorio a carico del ricorrente) ma ha ritenuto fondato il secondo motivo: il Giudice di Pace non aveva adeguatamente valutato se, alla data dell'accertamento dell'8 giugno 2023, ricorressero giustificati motivi legati alla condizione familiare (convivenza con la madre dei figli e cinque figli minori residenti) che rendessero inesigibile la collaborazione richiesta dall'ordine di espulsione. Per tali ragioni la sentenza è stata annullata e rinviata per nuovo giudizio al Giudice di Pace di Udine, affinché verifichi in modo rigoroso le condizioni del nucleo familiare (risorse economiche, esigenze abitative ed educative dei figli) e valuti la sussistenza di giustificato motivo per l'inosservanza

Norme richiamate

  • d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico immigrazione), art. 14, comma 5-quater

    Norma incriminatrice applicata per l'inosservanza dell'ordine di lasciare il territorio; la Corte richiede che il giudice valuti se la situazione personale e familiare renda inesigibile l'ottemperanza

  • d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico immigrazione), artt. 5, 13, 19 (cc.dd. richiamati nel ricorso)

    Richiamati in rapporto all'obbligo di valutazione degli interessi legati al soggiorno e alle misure espulsive; la Corte osserva che alcune censure attengono alla necessità di disapplicare atti amministrativi solo se la loro illegittimità è stata adeguatamente dedotta/documentata

  • art. 8 CEDU (diritto alla vita privata e familiare)

    Principio fondante: l'espulsione non è consentita se si risolve in un'ingerenza nella vita privata e familiare vietata dall'art. 8 CEDU; il giudice penale deve valutare la sussistenza di situazioni rilevanti ai fini di tale diritto

  • richiamo a norme e modifiche legislative (d.l. 10 marzo 2023, n. 20 convertito in legge 5 maggio 2023, n. 50)

    Citate in rapporto alla disciplina dell'espulsione e dei limiti applicativi, per chiarire che certe modifiche non consentono comunque di elidere il controllo sulla tutela della vita familiare ex art. 8 CEDU

  • giurisprudenza di legittimità citata (Sez. 1, n. 43082 del 07/11/2024, Grami; Sez. 1, n. 29465 del 01/03/2019, Sufian; Sez. 1, n. 27214 del 08/03/2022, Hadine Hamza)

    I precedenti precisano: (a) l'espulsione non può applicarsi quando violerebbe l'art. 8 CEDU; (b) il giudice penale può disapplicare un decreto prefettizio illegittimo se l'illegittimità è stata dedotta/documentata; (c) per escludere il reato di inosservanza il giudice deve valutare la condizione concreta dello straniero, tenendo conto di profili soggettivi e familiari che rendano difficoltoso o pericoloso l'ottemperare

  • Corte costituzionale, sent. n. 202 del 18 luglio 2013

    Riferimento dottrinale/giurisprudenziale usato per sostenere che ragioni familiari possono giustificare la permanenza nel territorio nazionale e incidere sulla valutazione dell'illiceità dell'inosservanza

Massime di principio

  • Per ottenere la disapplicazione di un decreto prefettizio di espulsione il ricorrente deve in primo luogo dedurre e documentare l'illegittimità del provvedimento nelle sedi amministrative o processuali; la mancata allegazione/documentazione può rendere il motivo inammissibile
  • Il giudice penale, quando giudica su un reato di inosservanza di un ordine di allontanamento, è obbligato a valutare la sussistenza di giustificati motivi personali o familiari che possano rendere inesigibile l'ottemperanza (giustificato motivo/inesigibilità soggettiva)
  • La valutazione delle condizioni familiari deve essere concreta e rigorosa: occorre considerare la convivenza, il ruolo di genitore, le risorse economiche e le esigenze abitative ed educative dei figli minori
  • Distinguere due piani: (a) l'illegittimità formale/sostanziale del provvedimento amministrativo (che può legittimare la disapplicazione) e (b) la giustificazione soggettiva dell'inosservanza per ragioni familiari; anche se non si consegue la disapplicazione dell'atto, le circostanze familiari possono comunque escludere la responsabilità penale
  • In situazioni analoghe è consigliabile documentare tempestivamente, anche in sede amministrativa, le ragioni familiari e fornire prove sulle condizioni economiche e sui bisogni dei figli, affinché il giudice possa compiere la valutazione richiesta dalla giurisprudenza e dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo
  • Se il giudice di merito omette di valutare adeguatamente le circostanze familiari rilevanti, la sentenza rischia l'annullamento e il rinvio da parte della Corte di cassazione per nuovo esame

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