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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 22920/2022 del 21/07/2022

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione del decreto del Tribunale di Bergamo (26/6/2015) che aveva parzialmente accolto l'opposizione ex art. 98 l.fall. proposta da Cff, ammettendo allo stato passivo due crediti risarcitori: € 67.280 per addebiti derivanti da difetti nell'esecuzione di lavori (cantiere di Reggio Emilia) e € 228.351,28 per vizi nella fornitura per un cantiere a Malta. Rossi ha proposto ricorso per cassazione articolando sei motivi: (i) illegittimo utilizzo dell'art.115 c.p.c. e mancata considerazione che il curatore non era tenuto a contestare documenti di terzi; (ii) errata ripartizione della responsabilità tra appaltatore e committente (art.2049 e 2055 c.c.), sostenendo che Cff aveva controlli tali da ridurre l'autonomia di Rossi; (iii) invalidità della clausola contrattuale che esonera Cff dall'obbligo di denuncia dei vizi per mancata approvazione ai sensi degli artt.1341 e 1342 c.c.; (iv) omissione del vaglio di un fatto decisivo (visibilità a occhio nudo dei vizi); (v) applicazione errata dell'art.1227 c.c. in tema di concorso di colpa per mancata diligenza di Cff; (vi) omessa ammissione di prove testimoniale e C.T.U. atte a dimostrare la visibilità dei vizi.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Sulla prima censura la Corte ha ritenuto che il giudice di merito non abbia fondato l'ammissione esclusivamente sull'art.115 c.p.c.: i crediti sono stati valutati sulla base di documentazione probatoria, della quale il curatore non aveva disconosciuto l'autenticità e, in parte, aveva ammesso fatti rilevanti (fornitura errata di staffe). Il secondo motivo è stato ritenuto inammissibile perché la deduzione mira a sindacare valutazioni di fatto e di merito (responsabilità del committente) non sindacabili in cassazione. I motivi relativi alla nullità della clausola sui termini di denuncia e al concorso di colpa (terzo e quinto) sono stati dichiarati inammissibili perché nuove questioni non sollevate nel giudizio di merito non possono essere poste in sede di legittimità. Il quarto motivo (omesso esame di fatto) è stato dichiarato inammissibile per carenza di specificità (mancata indicazione degli atti/documenti da cui il fatto risultava). Il sesto motivo (omessa ammissione prove) è stato dichiarato inammissibile per mancanza di indicazione puntuale del contenuto delle prove e della loro rilevanza; la Corte ha richiamato il principio di autosufficienza del ricorso. Non essendosi costituita la resistente in cassazione, la Corte ha omesso la regolazione delle spese di lite. Il ricorso è dunque inammissibile e il decreto impugnato rimane confermato.

Norme richiamate

  • art. 98 l.fall.

    Norma procedurale che disciplina l'opposizione allo stato passivo; usata come titolo dell'opposizione con cui Cff ha chiesto l'ammissione dei crediti.

  • art. 115 cod. proc. civ.

    La Corte distingue tra allegazioni di fatto (soggette a contestazione) e documenti (soggetti a disconoscimento ex art.214 c.p.c.); il giudice resta libero di valutare il valore probatorio dei documenti anche se non contestati.

  • art. 214 cod. proc. civ.

    Richiamato implicitamente per spiegare che l'autenticità dei documenti richiede disconoscimento formale da parte della controparte, ma la valutazione della significatività rimane di merito.

  • art. 360, comma 1, n. 3 e n. 5 cod. proc. civ.

    Norme di legittimità invocate per censurare violazione di legge e motivazione; la Corte ha limitato il sindacato ai profili di diritto e non alle valutazioni di fatto non dedotte nel merito.

  • art. 93 e 95 l.fall.

    Rilevate come norme rilevanti al procedimento fallimentare e allo stato passivo; non oggetto di interpretazione puntuale dalla Corte di Cassazione nel provvedimento.

  • art. 2049 cod. civ.

    Richiama la responsabilità dell'appaltatore per danni nell'esecuzione dell'opera; la Corte conferma la regola di responsabilità ordinaria dell'appaltatore salvo intervento diretto del committente.

  • art. 2055 cod. civ.

    Norma richiamata in tema di responsabilità per fatto altrui e concorso di responsabilità; la Corte ha ritenuto che non fosse provato che Cff avesse ridotto l'autonomia di Rossi al livello di nudus minister.

  • artt. 1341 e 1342 cod. civ.

    Richiamati a proposito della validità di clausole predisposte unilateralmente (accettazione specifica per iscritto); la Corte non ha deciso il merito della questione perché reputata nuova rispetto al grado di merito.

  • art. 1227 cod. civ.

    Norma sul concorso di colpa; la Corte ha ritenuto la censura inammissibile perché la questione non era stata adeguatamente trattata in sede di merito.

  • art. 24 e 111 Cost.

    Richiami costituzionali invocati in relazione al diritto di difesa e al giusto processo; la Corte ha ritenuto che la mancata ammissione di prove non poteva essere esaminata in cassazione senza specificità.

  • art. 183 cod. proc. civ.

    Richiamato in relazione all'onere probatorio e alla prova testimoniale; la Corte ha sottolineato l'obbligo di specificità nella richiesta di riesame in cassazione.

  • art. 2697 cod. civ.

    Norma sul criterio di giudizio della prova; invocata dai ricorrenti ma la Corte ha richiamato il principio di autosufficienza del ricorso in cassazione per verificare la decisività delle prove.

  • art. 366, comma 1, n. 6 cod. proc. civ.

    Richiesto dalla Corte per la specificità del motivo in cassazione: il ricorrente deve indicare atti e documenti sui quali fonda la doglianza; la mancata indicazione determina inammissibilità.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (come modificato)

    Citato in dispositivo per dare atto dei presupposti processuali per il versamento a carico del ricorrente.

Massime di principio

  • In opposizioni allo stato passivo, i documenti prodotti da una parte mantengono la loro rilevanza probatoria anche se la controparte non li contesta: l'assenza di disconoscimento non equivale automaticamente a prova, ma la loro valutazione spetta al giudice.
  • Il curatore fallimentare, quale terzo rispetto alla pretesa creditoria, non è obbligato a contestare fatti a lui ignoti; tuttavia ammissioni espresse del curatore su fatti rilevanti possono essere utilizzate dal giudice.
  • In materia di responsabilità da appalto, l'appaltatore è di regola responsabile per i danni derivanti dall'esecuzione dell'opera; il committente risponde solo se dimostrabile un'ingerenza tale da ridurre l'appaltatore a 'nudus minister' o per culpa in eligendo.
  • In cassazione non possono essere prospettate questioni di fatto o nuove questioni giuridiche non discusse nel giudizio di merito: le doglianze devono riprodurre le questioni già svolte nel grado precedente.
  • Le censure per omessa ammissione di prove richiedono in sede di legittimità l'indicazione puntuale del contenuto delle prove e della loro rilevanza decisiva; senza tale specificità la censura è inammissibile.
  • Le clausole di esonero o di modifica dei termini di denuncia dei vizi (formulari) possono essere efficaci solo se rispettano i requisiti di forma e approvazione previsti dalle norme sul contratto standard; tuttavia la loro efficacia va valutata e dedotta già nel merito.
  • Se la resistente non si costituisce in cassazione, la Corte può comunque pronunciare sull'inammissibilità del ricorso ma di norma omette la regolazione delle spese di lite.

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