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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16007/2025 del 28/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione incentrato su un unico motivo: violazione di legge e vizio di motivazione. Si censura che il Tribunale di Foggia, nel confermare la condanna per minaccia continuata, avrebbe fondato la condanna sulle sole dichiarazioni della persona offesa e della sua compagna (ritenute inattendibili per possibile acrimonia verso l'imputato) e su un teste di polizia giudiziaria ritenuto irrilevante perché non ha riferito sulla dinamica dei fatti. Si deduce quindi carenza o insufficienza della motivazione e erronea valutazione della prova.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il Tribunale avesse comunque compiutamente valutato la prova, analizzando l'attendibilità delle dichiarazioni della persona offesa e riscontrandone precisione, coerenza e conferme esterne nelle dichiarazioni di Rosaria Casalino e del teste di polizia giudiziaria. La Corte ha ricordato che la deposizione della persona offesa, se valutata analiticamente attendibile, può da sola essere prova della responsabilità dell'imputato; le censure del ricorrente sono state considerate una mera rivalutazione del fatto e quindi inammissibili. Conseguentemente il ricorso è respinto; il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali, al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende e a rimborsare alla parte civile le spese di rappresentanza e difesa liquidate in euro 3.100 oltre accessori di legge.

Norme richiamate

  • art. 604 cod. proc. pen.

    La Corte interpreta che la mancanza assoluta di motivazione della sentenza non rientra automaticamente tra le ipotesi tassative previste dall'art. 604 per la dichiarazione di nullità da parte del giudice d'appello; il giudice d'appello, infatti, può integrare o redigere la motivazione mancante nell'ambito della sua piena cognizione.

  • art. 192, commi 3 e 4, cod. proc. pen.

    Richiamato come parametro di riferimento: la Corte osserva che, quando la deposizione della persona offesa è analiticamente valutata e ritenuta attendibile, essa può essere assunta anche da sola come prova della responsabilità dell'imputato, senza necessità di applicare le garanzie/corroborazioni previste da tali commi (cioè non sempre è necessario richiedere elementi di riscontro aggiuntivi).

  • Giurisprudenza (Sez. 2, n. 43278 del 24/09/2015, Manzini)

    Richiamato il principio consolidato che la deposizione della persona offesa, se valutata attendibile in modo analitico, può costituire prova sufficiente anche se non corroborata da altri elementi.

Massime di principio

  • La mera deduzione di incongruenze o la proposta di una diversa ricostruzione dei fatti non costituisce motivo idoneo per la cassazione: la Corte non riesamina i fatti se il ricorso si limita a contestare la valutazione probatoria compiuta dal giudice di merito.
  • La deposizione della persona offesa, se analiticamente valutata e ritenuta precisa e coerente, può valere come prova autonoma della responsabilità; per contrastarla è necessario dimostrare vizi specifici dell'attendibilità (contraddizioni gravi, assenza di riscontri, motivi di prova di parte, ecc.).
  • L'appello o la cassazione per vizio di motivazione richiedono che il ricorrente indichi profili di illegittimità rilevanti di diritto o lacune tali da rientrare nelle ipotesi di nullità previste dalla legge; non è sufficiente lamentare una diversa valutazione del materiale probatorio.
  • Il giudice d'appello ha la facoltà di integrare o redigere la motivazione mancante, salvo i casi tassativi di nullità previsti dalla norma (art. 604 c.p.p.), quindi un vizio meramente formale della motivazione può essere sanato nell'ampio potere di cognizione del giudice di secondo grado.
  • Le censure circa l'inattendibilità di testi vanno motivate con elementi concreti (es. rancori documentati, contraddizioni rilevanti, riscontri che smentiscano la versione): l'affermazione astratta di acrimonia o di irrelevanza di un teste è insufficiente.

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