Cassazione Civile, Sentenza n. 25347/2020 del 11/11/2020
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Controversia relativa all'importazione di cavi in acciaio dichiarati di origine Corea del Sud ma ritenuti di origine cinese sulla base di indagini OLAF; l'Agenzia ha notificato avvisi di accertamento in rettifica per mancato pagamento del dazio antidumping e, in un procedimento separato, contestato sanzioni amministrative conseguenti. Questioni giuridiche principali: valore probatorio delle relazioni OLAF e se esse possano legittimare il recupero a posteriori dei dazi anche in assenza di preventiva cooperazione amministrativa con l'autorità dello Stato esportatore; obbligo di contraddittorio preventivo applicabile (statuto del contribuente vs. disciplina doganale speciale); responsabilita del rappresentante indiretto (CAD) e standard di diligenza richiesto; rilevanza dell'errore attivo dell'autorità estera e della buona fede/legittimo affidamento dell'importatore; adeguatezza della motivazione della sentenza impugnata e della motivazione degli avvisi di rettifica basati su rapporti OLAF.
La decisione
I ricorsi sono stati riuniti. Sul ricorso iscritto al R.G. 23225/2015 (promosso dall'Agenzia): la Corte ha accolto i primi quattro motivi di cassazione (fra cui l'errata conclusione della CTR circa la necessità di attivare sempre la cooperazione amministrativa in presenza di informazioni OLAF e la violazione del principio motivazionale relativamente all'applicazione dell'art. 220 CDC), ha assorbito il quinto motivo e ha cassato la sentenza impugnata rinviando la causa alla Commissione tributaria regionale per un nuovo esame anche sulle questioni riemerse e per la liquidazione delle spese. Sul ricorso iscritto al R.G. 20852/2017 (promosso da CAD): la Cassazione ha dichiarato infondati vari motivi (fra cui la non applicabilità delle sanzioni per l'errore sull'origine), ha ritenuto inammissibili o assorbiti altri motivi e ha, in definitiva, rigettato il ricorso in gran parte; quindi la censura di CAD contro la decisione di merito sulle sanzioni è stata in massima parte respinta. La Corte ha inoltre precisato principi di diritto su OLAF, cooperazione amministrativa, contraddittorio in materia doganale, responsabilità del rappresentante indiretto e limiti all'esimente della buona fede.
Norme richiamate
Legge n. 212/2000 (Statuto del contribuente), art. 12, comma 7
Non trova applicazione piena nella materia doganale rispetto alla disciplina speciale; per gli avvisi di rettifica doganale prevale lo jus speciale dettato dall'art. 11 del D.Lgs. 374/1990
D.Lgs. 8 novembre 1990, n. 374, art. 11 (contraddittorio in materia doganale)
Definisce il contraddittorio preventivo applicabile negli accertamenti doganali; l'avviso di rettifica deve indicare i presupposti e può richiamare per relationem atti riservati come i rapporti OLAF purché i tratti essenziali siano riprodotti ai fini della difesa
Regolamento (CEE) n. 2913/1992 (Codice Doganale Comunitario), art. 220
L'esimente della buona fede per l'importatore richiede prova congiunta dell'errore attivo imputabile all'autorità competente e della non riconoscibilità dell'errore secondo la diligenza professionale; l'errore dovuto a dichiarazioni inesatte dell'esportatore rientra nel rischio commerciale e non basta per l'esimente
Regolamento (CE) n. 2913/1992 (Codice Doganale Comunitario), art. 239
Citato in relazione a possibili forme di sgravio; la Corte ha ritenuto la censura su questo articolo inammissibile per difetto di specificità nel ricorso
Regolamento (CE) n. 1073/1999 (norme OLAF)
Reg. (CE) n. 1073/1999, art. 9
Le indagini e le relazioni dell'OLAF hanno valore probatorio nell'Unione e possono costituire elemento idoneo a fondare gli avvisi di accertamento; non è necessario che sempre si tratti del rapporto finale perché altre relazioni ispettive e verbali di missione possono avere rilevanza probatoria
D.A.C. (Disposizioni di applicazione del CDC), artt. 93-95
Regolano la cooperazione amministrativa per le merci di origine preferenziale; tuttavia la cooperazione non è sempre presupposto necessario per il recupero a posteriori qualora risultino chiari elementi che mettono in dubbio l'origine reale (soprattutto se fondate su indagini OLAF)
D.P.R. 23 gennaio 1973, n. 43 (T.U.L.D.), art. 303
La sanzione amministrativa prevista riguarda le difformità della dichiarazione doganale anche in relazione all'origine delle merci; la responsabilità sanzionatoria può colpire differenze sull'origine
Regolamento (CEE) n. 2454/1993 (DAC - norme di applicazione), artt. 93-95
Disciplinano i metodi di cooperazione amministrativa per le origini preferenziali; la Corte ha precisato il perimetro di applicazione e i casi in cui la cooperazione non è obbligatoria se le prove dell'OLAF sono idonee
CDC (artt. 201-202)
Stabiliscono che l'obbligazione doganale nasce con l'immissione in libera pratica e che il rappresentante indiretto, quale dichiarante, può essere soggetto passivo dell'obbligazione e tenuto a diligenza qualificata
Codice di procedura civile e D.Lgs. 546/1992 (obbligo di motivazione), art. 132 c.p.c. e art. 36 D.Lgs. 546/1992
art. 132 c.p.c.; art. 36 D.Lgs. 546/1992
Il giudice deve esporre i motivi in fatto e diritto e l'iter logico; motivazione meramente apparente integra vizio che può comportare la nullità della decisione su quel punto
Massime di principio
- Le relazioni OLAF hanno rilievo probatorio nell'UE e possono da sole giustificare avvisi di rettifica doganale se forniscono elementi chiari sulla falsità o inesattezza dell'origine dichiarata
- La cooperazione amministrativa con l'autorità dello Stato esportatore (procedura di invalidazione dei certificati di origine preferenziale) è prevista per i casi di preferenze tariffarie, ma non è sempre condizioni sine qua non per il recupero dei dazi quando gli elementi probatori (anche OLAF) eliminano ogni ragionevole dubbio sull'origine
- In materia doganale il contraddittorio preventivo è disciplinato dallo jus speciale (D.Lgs. 374/1990 art. 11) e non si applica automaticamente lo statuto del contribuente (L. 212/2000 art. 12, comma 7)
- Il rappresentante indiretto è soggetto a responsabilità solidale e a un obbligo di diligenza professionale qualificata: l'inconsapevolezza non esclude la responsabilità se mancano le verifiche esigibili
- L'esimente della buona fede (art. 220 CDC) richiede prova dell'errore attivo imputabile all'autorità competente e della non riconoscibilità di tale errore secondo la diligenza professionale richiesta all'operatore
- Gli avvisi di accertamento in materia doganale possono richiamare per relationem rapporti riservati OLAF purché nei tratti essenziali il contenuto sia riprodotto così da consentire il diritto di difesa; l'amministrazione non è obbligata a produrre integralmente i rapporti riservati se la sintesi è adeguata
- Il giudice di merito deve fornire motivazione chiara e logicamente sviluppata; la mancanza di un iter logico comprensibile su questioni decisive (es. applicabilità di norme di esimente) comporta cassazione per vizio di motivazione
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