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Cassazione Penale, Ordinanza n. 35346/2026 del 05/10/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente

La controversia

L’imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza del 30 ottobre 2025 della Corte di appello di Catania, che aveva confermato la condanna di primo grado per furto aggravato. Con l’unico motivo ha contestato la qualificazione del fatto come furto consumato, sostenendo quindi che non fosse stata correttamente accertata la consumazione. Secondo la ricostruzione dei giudici di merito, dopo la sottrazione i cavi erano stati accatastati in un luogo individuato dall’imputato, al di fuori della sfera di signoria della persona offesa; il luogo era stato poi indicato alla polizia giudiziaria dall’imputato e dal complice.

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, ritenendo manifestamente infondato l’unico motivo. Ha giudicato logicamente e giuridicamente corretta la motivazione della Corte di appello, secondo cui l’imputato aveva conseguito una piena, autonoma ed effettiva disponibilità della refurtiva, sebbene per un breve periodo, così integrando il furto consumato. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende; il testo disponibile si interrompe dopo le parole «della somma di tre», perciò l’importo non è determinabile.

Massime di principio

  • Il furto è consumato quando l’agente consegue una disponibilità autonoma ed effettiva della cosa sottratta, anche se tale disponibilità dura poco tempo.
  • La collocazione della refurtiva in un luogo individuato dall’agente e sottratto alla sfera di controllo della persona offesa può dimostrare l’avvenuto conseguimento dell’autonoma disponibilità e, quindi, la consumazione del furto.

Come è indicizzato

MaterieFurto
RamiDelitti contro il patrimonio

Testo integrale

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