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Concentrazione

Provvedimento AGCM C12836 n. 32052 del 14/09/2026

INTESA SANPAOLO/BANCA MONTE DEI PASCHI DI SIENA

AGCMC12836

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

Intesa Sanpaolo ha promosso un’OPAS volontaria totalitaria sulle azioni MPS, subordinata, tra l’altro, all’adesione di almeno il 66,67% del capitale e alle autorizzazioni richieste. L’operazione è valutata al netto delle 445 filiali MPS già individuate per la cessione a Unipol, da imputare a BPER; le restanti 190 filiali previste nella cessione potranno essere sostituite. L’AGCM rileva possibili criticità in numerosi mercati locali bancari e del risparmio, nonché nei mercati di produzione e distribuzione assicurativa e nella produzione di risparmio gestito, anche per i legami strutturali e di governance tra ISP e Generali. Il provvedimento avvia l’istruttoria ai sensi dell’art. 16, comma 4, della legge n. 287/1990: non costituisce una decisione finale sull’operazione.

OPAS di Intesa Sanpaolo su MPS, con cessione contestuale di 445 filiali a Unipol: l’AGCM avvia l’istruttoria, senza autorizzare né vietare l’operazione.

OPAS di Intesa Sanpaolo su Banca Monte dei Paschi di Siena

Intesa Sanpaolo S.p.A. (ISP) ha notificato il 26 giugno 2026 un’OPAS volontaria totalitaria sulle azioni ordinarie di Banca Monte dei Paschi di Siena S.p.A. (MPS), promossa l’8 giugno 2026. Con provvedimento del 14 settembre 2026 l’AGCM ha avviato l’istruttoria ai sensi dell’art. 16, comma 4, della legge n. 287/1990, ritenendo che l’operazione possa ostacolare in modo significativo la concorrenza effettiva in diversi mercati ai sensi dell’art. 6, comma 1; non si tratta di una decisione finale di autorizzazione o divieto.

Parti, operazione e perimetro

ISP è un gruppo bancario attivo, tra l’altro, nei servizi bancari e finanziari, nel risparmio gestito, nell’investment banking e nei prodotti assicurativi; nel 2025 ha realizzato un fatturato consolidato in Italia di circa 40-50 miliardi di euro. MPS opera soprattutto nel retail e commercial banking e, tramite la partecipazione dell’86,3% in Mediobanca, anche nel corporate e investment banking, nel credito al consumo, nel wealth management e in altre attività. MPS detiene tramite Mediobanca una partecipazione di minoranza del 13,32% in Generali. Nel 2025 il fatturato consolidato italiano del Gruppo MPS era di circa 10-15 miliardi di euro.

L’OPAS è subordinata, tra le altre condizioni, alle autorizzazioni delle autorità competenti e all’adesione di almeno il 66,67% del capitale MPS. Contestualmente ISP ha stipulato con Unipol un accordo vincolante per la cessione dell’intero capitale di un’entità bancaria comprendente il marchio MPS, 635 filiali e parte delle strutture centrali e delle attività e passività necessarie a operare autonomamente. Le filiali sono articolate in un Perimetro Base di 445 sportelli, identificati in via definitiva e immodificabile, e un Perimetro Variabile di 190 sportelli, preliminarmente individuati ma sostituibili. La cessione è prevista al più tardi entro un anno dal settlement.

L’AGCM considera l’accordo Unipol parte essenziale dell’operazione e valuta la concentrazione al netto dei 445 sportelli del Perimetro Base, poiché ISP non ne acquisirebbe il controllo su base duratura. Le relative masse sono attribuite a BPER, che Unipol intende acquisire; le masse rimanenti MPS sono attribuite a ISP. Per i mercati locali lo scorporo è stimato proporzionalmente al numero di filiali cedute rispetto alle filiali MPS presenti nel mercato. Gli indici HHI e il delta HHI sono calcolati isolando, per quanto possibile, l’effetto della concentrazione in esame da quello della successiva operazione relativa a BPER e ripartendo in parti uguali l’effetto deconcentrativo comune.

Con l’acquisizione ISP otterrebbe, oltre alle attività MPS non cedute, il controllo di Widiba e di Mediobanca, le attività Large Corporate & Investment Banking e i rapporti di bancassurance MPS. ISP diventerebbe la prima azionista di Generali con il 13,32%, ma l’Autorità esclude, sulla base degli assetti azionari, delle modalità di elezione del consiglio e delle assemblee precedenti, che possa controllare di fatto Generali o nominare autonomamente la maggioranza degli amministratori. La partecipazione ISP esistente del 3,01% in Generali sarebbe ceduta al mercato, salvo un periodo transitorio.

Quadro normativo e procedurale

L’operazione costituisce acquisizione del controllo esclusivo ai sensi dell’art. 5, comma 1, lettera b), della legge n. 287/1990. È applicabile la legge italiana, non il Regolamento (CE) n. 139/2004, perché ciascuna parte realizza più di due terzi del proprio fatturato totale nell’Unione europea in un solo Stato membro, l’Italia. Sussiste l’obbligo di comunicazione preventiva previsto dall’art. 16, comma 1: il fatturato aggregato nazionale delle imprese interessate nel 2025 superava 595 milioni di euro e quello nazionale di ciascuna parte superava 36 milioni.

La comunicazione è pervenuta il 26 giugno 2026. L’AGCM ha richiesto informazioni l’8 luglio, con conseguente interruzione dei termini ai sensi dell’art. 5, comma 3, del D.P.R. n. 217/1998; le informazioni aggiuntive sono state trasmesse tra il 24 luglio e il 4 settembre 2026. Sono state acquisite anche le osservazioni di Generali del 7 luglio 2026. In base all’esame preliminare, l’Autorità ha ritenuto necessario approfondire i mercati indicati nel provvedimento e ha avviato l’istruttoria ai sensi dell’art. 16, comma 4, in relazione al possibile ostacolo significativo alla concorrenza effettiva contemplato dall’art. 6, comma 1.

Metodologia e mercati bancari

Per i mercati bancari locali l’AGCM utilizza le consistenze attribuite alla residenza della controparte, anziché alla localizzazione dello sportello. Il criterio è considerato più rappresentativo della localizzazione della domanda e meno esposto a distorsioni dovute a imputazioni contabili interne o a modelli distributivi digitali. Per raccolta e impieghi, l’esame provinciale può essere approfondito a livello di bacini di utenza quando ricorrono le soglie di screening indicate: quota congiunta superiore al 25% e, alternativamente, HHI post merger superiore a 2.000 con delta oltre 150, oppure HHI tra 1.000 e 2.000 con delta oltre 250.

Raccolta bancaria

Il mercato comprende la raccolta diretta da clientela ordinaria tramite conti correnti, depositi a risparmio e certificati di deposito. In questo caso l’AGCM include anche i conti correnti BancoPosta e le carte Postepay dotate di IBAN, considerate sostituibili con i corrispondenti prodotti bancari per le principali funzioni di pagamento. Esclude invece libretti postali e buoni fruttiferi postali, per la diversa funzione economica, l’orizzonte temporale, le modalità di remunerazione e rimborso e le specificità fiscali e di garanzia. Il mercato geografico è locale, in prima approssimazione provinciale.

Lo screening rileva possibili criticità in 20 province: Ancona, Ascoli Piceno, Brindisi, Catanzaro, Chieti, Grosseto, Livorno, Lucca, Mantova, Massa Carrara, Perugia, Pescara, Reggio Calabria, Rieti, Rovigo, Siena, Taranto, Teramo, Terni e Viterbo. Le quote congiunte sono tra il 30% e il 40% in 11 province e tra il 25% e il 30% nelle altre nove. L’HHI post merger è compreso tra 1.000 e 2.000, salvo Siena, dove è 2.025; i delta superano la soglia di attenzione. La tabella 1 riporta, tra gli altri, quote post merger del 35-40% a Brindisi, Reggio Calabria, Rovigo, Siena, Terni e Viterbo e del 25-30% in alcune delle altre province. L’AGCM non esclude effetti anticoncorrenziali e approfondirà le condizioni locali, anche a livello di catchment area.

Impieghi bancari

L’Autorità distingue i mercati in base alla clientela e alle diverse esigenze di finanziamento. Gli impieghi alle famiglie consumatrici e alle famiglie produttrici/piccole imprese sono locali, in prima approssimazione provinciali; quelli alle imprese medio-grandi sono valutati a livello regionale; quelli agli enti pubblici hanno dimensione tendenzialmente nazionale.

Per gli impieghi alle famiglie consumatrici lo screening individua 72 province: in 41 la quota post merger è circa 30-40% e nelle restanti 31 circa 25-30%. Gli HHI sono compresi tra 1.000 e 2.000, salvo Cagliari, Nuoro e Sassari, dove superano 2.000; i delta sono pari o superiori a 250 secondo il testo e le tabelle, con l’eccezione di Napoli, per cui l’appendice indica un delta tra 150 e 250. La tabella 2 riporta, ad esempio, una quota post merger del 40-45% a Brindisi e del 35-40% in varie province, tra cui Ascoli Piceno, Bari, Barletta-Andria-Trani, Cagliari, Chieti, Foggia, Genova e Novara. L’Autorità approfondirà i mercati interessati, anche per bacini di utenza.

Per gli impieghi alle famiglie produttrici e alle piccole imprese sono individuate 17 province: Ascoli Piceno, Brindisi, Cagliari, Catanzaro, Grosseto, Lucca, Mantova, Massa Carrara, Messina, Perugia, Reggio Calabria, Rieti, Siena, Siracusa, Taranto, Terni e Trapani. Le quote post merger sono generalmente tra il 25% e il 40%; l’HHI supera 2.000 a Cagliari (2.366), Reggio Calabria (2.026) e Siena (2.191). Il delta supera la soglia pertinente, salvo Cagliari, per cui la tabella indica un valore tra 150 e 250. Anche questi mercati saranno oggetto di approfondimento.

Per gli impieghi alle imprese medio-grandi l’AGCM mantiene, in via preliminare, la dimensione regionale, nonostante la tesi di ISP secondo cui il mercato sarebbe almeno nazionale. Sono individuate nove regioni: Abruzzo, Calabria, Marche, Piemonte, Sardegna, Sicilia, Toscana, Umbria e Valle d’Aosta. Le quote post merger sono del 25-30% in Abruzzo, Marche, Piemonte, Sicilia e Toscana e del 30-35% in Calabria, Sardegna, Umbria e Valle d’Aosta; gli HHI sono tra 1.000 e 2.000 e i delta superano 250. La definizione geografica e gli effetti saranno approfonditi in istruttoria.

Per gli impieghi agli enti pubblici la quota congiunta è inferiore al 5% a livello nazionale e non supera il 20% in alcuna regione. Considerato anche il ruolo di Cassa Depositi e Prestiti e il ricorso a procedure di gara, l’AGCM esclude criticità concorrenziali in questo mercato.

Risparmio amministrato e gestito

Il risparmio amministrato, costituito dai servizi di raccolta, trasmissione e negoziazione di ordini su strumenti finanziari, è considerato provinciale. Come proxy della capacità distributiva l’AGCM utilizza la raccolta bancaria diretta, ma la calcola al netto delle consistenze di Poste: non vi sono elementi sufficienti per considerare Poste concorrente effettiva nel complesso dei servizi di custodia, amministrazione e negoziazione. Nel 2025 le masse di libretti e buoni postali superavano 300 miliardi di euro, contro circa 79 miliardi sui conti correnti e circa 8 miliardi riconducibili ai servizi di risparmio amministrato offerti da Poste.

Sono individuati 27 mercati provinciali da approfondire: le 20 province segnalate per la raccolta, con l’aggiunta di Cagliari, Caserta, Cosenza, Messina, Salerno, Siracusa e Trapani. Le quote post merger e gli indici riportati nella tabella 5 evidenziano, tra gli altri, quote del 35-40% a Brindisi, Reggio Calabria, Rieti, Rovigo, Siena e Viterbo; i delta superano generalmente 250, mentre a Cagliari l’HHI è 2.348 e il delta è tra 150 e 250. L’Autorità ritiene necessario svolgere ulteriori analisi, anche a livello di bacini di utenza.

Per il risparmio gestito distingue la produzione dalla distribuzione e, nella produzione, i fondi comuni, le GPM/GPF e i prodotti di previdenza complementare. La produzione ha dimensione nazionale; la distribuzione è in prima approssimazione provinciale, con possibili specificità per fondi pensione negoziali, aperti e PIP. Anche per la distribuzione la raccolta bancaria, al netto di Poste, è impiegata come proxy. La correlazione tra quote nella raccolta e quote distributive dei diversi comparti indicata dalle Parti è compresa tra 0,84 e 0,98.

Nella produzione di fondi comuni ISP detiene circa il 15-20% e MPS meno dell’1%; la quota post merger ISP-MPS è stimata nel 20-25%, con sovrapposizione diretta contenuta. L’istruttoria esaminerà tuttavia il legame con Generali: la quota congiunta ISP-Generali nel mercato è stimata nel 25-30%. Generali ha evidenziato il ruolo svolto da Mediobanca nell’ultima elezione del consiglio e la presenza nel board di un amministratore non indipendente nominato da Mediobanca; MPS ha rappresentato che ISP potrebbe esercitare un’influenza significativa pur senza controllo formale. L’AGCM approfondirà il possibile attenuarsi degli incentivi di ISP a competere con Generali, il rischio di condotte coordinate e la circolazione di informazioni sensibili. Per la distribuzione sono segnalati gli stessi 27 mercati provinciali, oltre ai possibili effetti verticali tra produzione e distribuzione.

Per GPM e GPF ISP ha una quota produttiva del 20-25% e MPS inferiore all’1%; l’incremento diretto è contenuto. L’istruttoria approfondirà i legami ISP-Generali e il rischio informativo, considerato che i due operatori sono i principali del mercato e raggiungerebbero una quota congiunta stimata del 50-55%. Anche nella distribuzione sono individuati i 27 mercati provinciali. Nella produzione di previdenza complementare ISP detiene il 10-15% e MPS meno dell’1%, ma la quota congiunta ISP-Generali è stimata nel 30-35% e i due operatori sono indicati come leader; anche tale profilo e i 27 mercati provinciali distributivi saranno approfonditi.

Credito al consumo, factoring, leasing e pagamenti

Nel credito al consumo l’Autorità distingue il credito diretto, di dimensione locale tipicamente regionale, dal credito finalizzato, di dimensione nazionale. Nel credito diretto la quota post merger non supera il 25% in alcuna regione e sono presenti concorrenti qualificati, tra cui UniCredit, Findomestic e Agos Ducato. Nel credito finalizzato la quota nazionale post merger è circa 15-20%, essenzialmente riferibile a Compass, mentre ISP apporta meno dell’1%; Findomestic e Agos Ducato detengono ciascuna circa il 15-20%. L’AGCM non rileva un ostacolo significativo.

Nel factoring, mercato nazionale, le quote stimate in termini di turnover sono circa 20-25% per ISP e 5-10% per MPS; la quota congiunta si colloca intorno al 25-30% e il delta HHI supera 250. Considera tuttavia la presenza di numerosi operatori, tra cui UniCredit Factoring, Ifitalia, Factorit e Banca Ifis, il livello complessivamente moderato di concentrazione e la riduzione della quota ISP dal 25-30% nel 2023 al 20-25% nel 2025. In termini di outstanding la quota congiunta è stimata nel 20-25%. Non ravvisa quindi un ostacolo significativo.

Nel leasing, le quote post merger sono circa 15-20% in termini di outstanding e 1-5% in termini di stipulato. Anche nel solo leasing finanziario la quota in termini di stipulato è 1-5%. ISP non è più attiva nel leasing operativo dopo la cessione di Intesa Sanpaolo Rent Foryou nel 2025, per cui l’operazione comporta in tale segmento una sostituzione di operatore. Non sono rilevate criticità significative.

Nei servizi di pagamento le parti sono entrambe attive nel card issuing, non nei mercati di merchant acquiring e processing con sovrapposizione. Le quote post merger sono circa 20-25% per le carte di credito e 15-20% per le carte di debito e prepagate; l’incremento derivante da MPS è contenuto. L’Autorità non ritiene che l’operazione incida significativamente sulla concorrenza.

Investment banking e consulenza in materia di investimenti

L’AGCM distingue nell’investment banking corporate finance, ECM, DCM, finanza strutturata e project finance, con mercati nazionali. Le quote congiunte stimate in termini di fatturato netto sono 5-10% nel corporate finance, circa 15% nell’ECM, 10-15% nel DCM, 1-5% nella finanza strutturata e 5-10% nel project finance. La presenza di operatori internazionali, tra cui JPMorgan e Goldman Sachs, e la variabilità dei mandati portano a escludere effetti significativi.

Per la consulenza in materia di investimenti la dimensione geografica è lasciata aperta. La stima prudenziale attribuisce a ISP il 20-25% e a MPS l’1-5%, con quota congiunta del 25-30% e delta HHI di poco superiore a 100-150 punti. L’AGCM osserva che la stima può sovrastimare le quote perché non include tutti gli operatori di private banking; rileva inoltre la presenza di reti qualificate, tra cui Fineco e Mediolanum. Non ravvisa un ostacolo significativo.

Mercati assicurativi e rapporto con Generali

I mercati assicurativi sono distinti per ramo e per fase: produzione nazionale e distribuzione locale, in prima approssimazione provinciale. MPS opera nella produzione tramite joint venture con AXA. Pur non riconoscendone il controllo in capo a MPS, l’AGCM attribuisce prudenzialmente a MPS le relative quote per valutare le sovrapposizioni. L’incremento direttamente riconducibile a MPS è contenuto: nella produzione vita la quota post merger raggiunge il 35-40% nel ramo VI, è 20-25% nel ramo III e 15-20% nel ramo I; negli altri rami non supera l’1-5%. Nei danni la quota massima è 10-15% nei rami II (malattia) e I (infortuni), mentre negli altri rami è inferiore al 5-10%. I delta HHI sono al massimo circa 50-100 punti nei rami vita e inferiori a 1-50 nei danni.

L’istruttoria valuterà separatamente i legami strutturali e di governance tra ISP e Generali e i rischi di scambio di informazioni. Le quote congiunte ISP-Generali nella produzione sono stimate nel 35-40% nel ramo vita I, 30-35% nel ramo III e 45-50% nel ramo VI; nei danni sono 25-30% nel ramo I (infortuni) e 35-40% nel ramo II (malattia). I due gruppi sono tra i principali operatori in tali rami.

Nella distribuzione danni, la quota dell’entità post merger non supera il 20% nelle province con sovrapposizioni. Nella distribuzione vita supera il 25% in 12 province; tuttavia, il delta HHI supera la soglia pertinente soltanto a Siena e Pescara, dove la quota post merger è 30-35% e il delta è superiore a 250. Saranno inoltre esaminati i mercati distributivi in cui le quote ISP-Generali congiunte superano il 30%: 62 province nel comparto vita e otto nel comparto danni; le quote nazionali congiunte sono circa 30-35% nella vita e 25-30% nei danni.

L’AGCM non ritiene che la sola integrazione tra produzione ISP e distribuzione MPS determini una preclusione significativa ai produttori concorrenti: l’entità post merger avrebbe quote distributive inferiori al 30% a livello nazionale e provinciale, salvo Siena e Pescara (oltre a Firenze e Rovigo, dove l’incremento è contenuto), e rimarrebbero disponibili canali alternativi. Le attività distributive MPS sono inoltre prevalentemente concentrate sui prodotti captive. Sarà però valutato il possibile rischio di foreclosure derivante dai legami strutturali ISP-Generali, dato il posizionamento dei due gruppi sia nella produzione sia nella distribuzione.

Esito e adempimenti procedurali

L’AGCM delibera l’avvio dell’istruttoria nei confronti di ISP e MPS. Fissa in dieci giorni dalla notificazione il termine entro cui i rappresentanti delle parti possono chiedere di essere sentiti ai sensi dell’art. 14, comma 1, della legge n. 287/1990; la richiesta deve pervenire almeno tre giorni prima della scadenza. Il responsabile del procedimento è il dott. Massimiliano Pizzonia. Il procedimento deve concludersi nei termini dell’art. 20, comma 5, fatta salva la tempistica per il parere IVASS ai sensi dell’art. 20, comma 4. Il provvedimento non impone misure o impegni e non contiene un esito finale di autorizzazione o divieto.

Punti principali

Operazione e perimetro valutato

L’OPAS di ISP, promossa l’8 giugno 2026, riguarda tutte le azioni ordinarie MPS ed è subordinata, tra l’altro, all’adesione di almeno il 66,67% del capitale. L’accordo vincolante con Unipol prevede la cessione, entro un anno dal settlement, di un ramo bancario con marchio MPS, 635 filiali e strutture centrali. Poiché 445 filiali sono identificate in modo definitivo e immodificabile, l’AGCM valuta l’acquisizione al netto di tale perimetro, imputandone le masse a BPER; le ulteriori 190 filiali sono preliminarmente individuate ma sostituibili.

Competenza e qualificazione

L’acquisizione del controllo esclusivo integra una concentrazione ai sensi dell’art. 5, comma 1, lettera b), della legge n. 287/1990. Il caso ricade nella disciplina nazionale, poiché ciascuna parte realizza più di due terzi del fatturato UE in Italia. Ricorre l’obbligo di notifica preventiva ex art. 16, comma 1: nel 2025 il fatturato nazionale aggregato superava 595 milioni di euro e quello nazionale individuale di ciascuna parte superava 36 milioni. L’AGCM ritiene che l’operazione possa ostacolare significativamente la concorrenza effettiva ai sensi dell’art. 6, comma 1.

Mercati bancari locali

Lo screening individua criticità da approfondire nella raccolta bancaria in 20 province; negli impieghi alle famiglie consumatrici in 72 province; negli impieghi alle famiglie produttrici e alle piccole imprese in 17 province; negli impieghi alle imprese medio-grandi in nove regioni. Le quote post merger indicate nelle tabelle dell’appendice sono generalmente comprese tra il 25% e il 40% circa, con HHI e delta HHI oltre le soglie di attenzione applicabili. L’Autorità dispone ulteriori analisi, anche a livello di bacini di utenza. Non rileva invece criticità negli impieghi agli enti pubblici: quota inferiore al 5% a livello nazionale e non superiore al 20% in alcuna regione.

Risparmio amministrato e gestito

Sono meritevoli di approfondimento 27 mercati provinciali del risparmio amministrato e della distribuzione del risparmio gestito. Nella produzione di fondi comuni, GPM/GPF e previdenza complementare le sovrapposizioni dirette ISP-MPS sono contenute, ma l’AGCM esamina i possibili effetti dei legami strutturali e di governance con Generali e il rischio di scambio di informazioni sensibili. Le quote congiunte ISP-Generali indicate nel provvedimento sono circa 25-30% nei fondi comuni, 50-55% nei GPM/GPF e 30-35% nella previdenza complementare.

Assicurazioni e legami con Generali

MPS detiene tramite Mediobanca il 13,32% di Generali; l’AGCM esclude che ISP, subentrando nella partecipazione, acquisisca il controllo di fatto di Generali, ma approfondisce i legami di governance e il possibile scambio di informazioni. Nella produzione assicurativa le quote congiunte ISP-Generali raggiungono, tra l’altro, circa il 35-40% nel ramo vita I e il 45-50% nel ramo VI. Nella distribuzione vita emergono due province (Siena e Pescara) con quote post merger del 30-35% e delta HHI superiore a 250; si esaminano inoltre 62 mercati provinciali vita e otto danni in cui le quote congiunte ISP-Generali superano il 30%. L’AGCM non ravvisa invece, sulla base dello screening, un rischio significativo di foreclosure verticale dovuto alla sola integrazione tra produzione ISP e distribuzione MPS.

Altri mercati e risultato dell’esame preliminare

L’Autorità non ravvisa criticità tali da richiedere approfondimenti per credito al consumo diretto e finalizzato, factoring, leasing, card issuing, investment banking e consulenza in materia di investimenti, sulla base delle quote, dell’incremento attribuibile all’operazione e della presenza di concorrenti. Il provvedimento non contiene impegni o misure correttive: dispone l’avvio dell’istruttoria e fissa in dieci giorni dalla notifica il termine per chiedere l’audizione, con richiesta da presentare almeno tre giorni prima della scadenza.

Come è indicizzato

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