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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 14532/2025 del 14/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha respinto l'istanza di revoca o sostituzione della misura cautelare della custodia in carcere, nell'ambito di indagini per associazione a delinquere, estorsione e atti persecutori in danno di Dario Bufo. Il ricorrente deduce vizi di motivazione: sostiene che siano emersi "nuovi" elementi (conversazioni Instagram tra l'indagato e la teste Monini) che dimostrerebbero l'inattendibilità della teste e viceversa che il Tribunale ha travisato la datazione delle chat; contesta che il Tribunale abbia valutato in modo soltanto formale l'eccezione sull'incidente probatorio senza considerare il contenuto probatorio delle chat.

La decisione

La Corte dichiara il ricorso inammissibile. Pur rilevando che la misura detentiva era stata successivamente sostituita con l'obbligo di dimora, mantiene l'interesse del ricorrente limitatamente alla richiesta di revoca residua. Rigetta le censure: ritiene che le conversazioni fra l'indagato e la teste, anche se risultassero posteriori agli eventi, non siano di per sé idonee a compromettere il compendio indiziario complessivo (fondato anche sulle dichiarazioni della persona offesa e di altri testi) né a costituire elemento di novità decisivo. La Corte osserva che il ricorrente non si confronta con la motivazione complessiva del Tribunale e non dimostra come la presunta inattendibilità della teste produca prova di resistenza che possa superare il gravame indiziario. Conseguentemente il ricorso è dichiarato inammissibile e il ricorrente è condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 309 cod. proc. pen.

    La norma e la giurisprudenza sono richiamate per il principio che, in tema di revoca o sostituzione di misure cautelari, gli elementi nuovi devono essere effettivamente tali da incidere sul quadro indiziario già valutato; se il giudice non riconosce novità o decisività, è sufficiente che dia conto delle ragioni del mancato riconoscimento senza ripetere tutta la precedente istruttoria.

  • Giurisprudenza di legittimità (Sez. 3, n. 41185 del 20/10/2021; n. 572 del 1994)

    Sez. 3, n. 41185 del 20/10/2021, A., Rv. 282376 - 01; Conf.: n. 572 del 1994, Rv. 196827-01

    Richiamati per confermare il principio procedurale che il giudice del riesame non è tenuto a riesaminare ex novo l'intero compendio indiziario, ma solo a motivare sul perché gli elementi prospettati non costituiscono novità o non siano decisivi.

Massime di principio

  • Per ottenere revoca o sostituzione di una misura cautelare è necessario proporre elementi realmente nuovi e decisivi rispetto al compendio indiziario già valutato; la mera contestazione di un singolo elemento non basta se non ne è dimostrato l'effetto sul quadro probatorio complessivo.
  • Il giudice che non riconosce la novità o la decisività degli elementi nuovi deve indicare le ragioni del mancato riconoscimento, ma non è obbligato a ripetere integralmente la precedente motivazione.
  • L'attacco all'attendibilità di una teste richiede dimostrare concretamente come la sua inattendibilità determini la caduta del gravame indiziario: semplici sospetti o discordanze cronologiche non sono sufficienti se esistono altri elementi indiziari solidi.
  • La corretta collocazione cronologica e probatoria di documenti o chat è rilevante, ma anche se vi fossero errori di datazione bisogna provare l'impatto decisivo di tali elementi sul giudizio di gravità indiziaria.
  • L'inammissibilità del ricorso comporta la condanna alle spese e può determinare l'obbligo di versamento alla cassa delle ammende; pertanto, le impugnazioni generiche o aspecifiche comportano rischi economici per il ricorrente.

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