Cassazione Civile, Ordinanza n. 35013/2024 del 30/12/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (cessionaria credito)
La controversia
La controversia nasce da una fideiussione specifica prestata a garanzia di un mutuo concesso da una banca a una società terza per l’acquisto, demolizione e ricostruzione di un fabbricato. La fideiussore ha sostenuto che la banca, rifiutando l’erogazione della rata collegata al terzo SAL dei lavori, avrebbe privato la società finanziata della liquidità necessaria a pagare impresa e fornitori, provocandone l’insolvenza e determinando così la liberazione della garante. In appello la garante ha anche contestato la validità della fideiussione per la presenza di clausole conformi allo schema ABI ritenuto anticoncorrenziale, sostenendo che la nullità di tali clausole dovesse travolgere l’intera garanzia. Nel ricorso per cassazione sono stati proposti due motivi: il primo per violazione dell’art. 112 c.p.c. e delle norme sulla cessione del credito e sulla legittimazione attiva, deducendo che la Corte d’appello non si sarebbe pronunciata sull’eccezione di difetto di titolarità del credito in capo alla cessionaria; il secondo per violazione della disciplina antitrust e delle norme sulla nullità e sulla fideiussione, censurando la decisione che aveva escluso la nullità integrale della garanzia e aveva ritenuto non essenziali le clausole colpite dall’intesa restrittiva della concorrenza.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto inammissibile il primo motivo perché la contestazione sulla legittimazione e titolarità del credito era stata proposta solo nella comparsa conclusionale di appello, atto che non può introdurre questioni nuove; pertanto la Corte territoriale correttamente non vi aveva statuito, senza violare l’art. 112 c.p.c. Quanto al secondo motivo, la Cassazione ha ritenuto non sindacabile in sede di legittimità la valutazione della Corte d’appello circa la non essenzialità delle clausole fideiussorie colpite dalla nullità antitrust, valutazione che era stata svolta con motivazione congrua e conforme all’orientamento consolidato della Corte. Ne sono seguite la condanna della ricorrente alle spese, al pagamento di una somma ex art. 96 c.p.c. in favore della controparte, al pagamento di una ulteriore somma in favore della Cassa delle ammende e l’avviso sul contributo unificato aggiuntivo.
Norme richiamate
art. 112 c.p.c.
Il giudice di appello non viola il principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato se omette di pronunciare su una questione introdotta per la prima volta in comparsa conclusionale, trattandosi di atto solo illustrativo delle domande e eccezioni già ritualmente dedotte.
art. 2, comma 2, lett. a), L. n. 287/1990
Le clausole fideiussorie conformi a uno schema uniforme predisposto dall’ABI e ritenuto frutto di intesa restrittiva possono essere colpite da nullità, ma la Corte di merito deve verificare se tale nullità si estenda all’intera garanzia o solo alle singole clausole.
art. 3, L. n. 287/1990
Richiamato dalla ricorrente nel quadro della doglianza antitrust, senza che la Corte di cassazione ne ricavi un principio decisivo autonomo nella motivazione.
art. 1418 c.c.
La nullità per contrasto con norme imperative viene in rilievo nel tentativo di far travolgere l’intera fideiussione, ma la Corte conferma che ciò dipende dall’essenzialità delle clausole invalide.
art. 1419 c.c.
La nullità parziale non comporta automaticamente la nullità integrale del contratto; occorre verificare se le clausole colpite fossero essenziali per l’equilibrio negoziale e per l’interesse concreto perseguito dalle parti.
art. 1955 c.c.
La condotta della banca ritenuta scorretta dalla fideiussore era stata considerata dalla Corte territoriale idonea a cagionare solo un danno economico, non l’estinzione della garanzia.
art. 1956 c.c.
La Corte d’appello aveva escluso l’estinzione della fideiussione osservando che il comportamento della banca era stato opposto a quello presupposto dalla norma; tale affermazione non era stata validamente censurata.
art. 1957 c.c.
L’eccezione di decadenza del creditore dalla garanzia è stata ritenuta tardiva perché proposta per la prima volta in appello; inoltre la clausola di deroga alla norma non è stata ritenuta coincidente con lo schema ABI censurato.
art. 58 T.U.B.
L’avviso di cessione del credito non è di per sé sufficiente a provare la cessione solo se vi siano tempestive contestazioni; in mancanza, il giudice può valorizzare anche il comportamento processuale della parte.
art. 4, L. n. 130/1999
Richiamato dalla ricorrente nel contesto della contestazione sulla legittimazione della cessionaria, senza una specifica statuizione autonoma della Corte di cassazione.
art. 1264 c.c.
Richiamato per contestare la titolarità del credito in capo alla cessionaria, ma la doglianza è stata dichiarata inammissibile per novità della contestazione.
art. 1346 c.c.
Richiamato insieme alle norme sulla cessione e sulla legittimazione, senza che assuma un ruolo decisivo nella ratio decidendi.
art. 372 c.p.c.
Norma evocata nel primo motivo, ma non decisiva nella soluzione adottata.
art. 360, n. 3, c.p.c.
La ricorrente ha incardinato i due motivi come violazioni di legge, ma la Corte ha ritenuto le censure inammissibili perché miravano a introdurre questioni nuove o a sollecitare un sindacato di merito.
art. 96, terzo e quarto comma, c.p.c.
In caso di decisione conforme alla proposta ex art. 380-bis c.p.c., la Corte ha applicato la condanna ulteriore per responsabilità aggravata, sia a favore della controparte sia a favore della Cassa delle ammende.
art. 380-bis c.p.c.
La decisione è stata resa in conformità alla proposta del consigliere delegato che segnalava l’inammissibilità del ricorso.
art. 375, secondo comma, c.p.c.
Richiamato per la trattazione in camera di consiglio.
art. 380-bis.1 c.p.c.
Richiamato per la definizione camerale del ricorso.
art. 13, comma 1-quater, D.P.R. n. 115/2002
La Corte dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, se dovuto.
Massime di principio
- La questione nuova proposta solo nella comparsa conclusionale non può essere esaminata dal giudice di merito e non impone una pronuncia ex art. 112 c.p.c., perché tale atto ha funzione meramente illustrativa delle difese già ritualmente introdotte.
- In materia di cessione del credito, l’avviso di cessione può essere insufficiente a provare la titolarità del credito solo in presenza di tempestive contestazioni; se la contestazione è tardiva, il giudice può valorizzare il comportamento processuale della parte ai fini della prova della cessione.
- La nullità di singole clausole fideiussorie colpite da intesa anticoncorrenziale non comporta automaticamente la nullità dell’intero contratto: occorre verificare in concreto se quelle clausole siano essenziali per l’assetto negoziale e per l’interesse perseguito dalle parti.
- L’apprezzamento del giudice di merito circa la non essenzialità delle clausole nulle e la loro inscindibilità dal resto del contratto è censurabile in cassazione solo nei limiti del vizio di motivazione giuridicamente rilevante, non come mero riesame del merito.
- L’eccezione di decadenza del creditore dalla garanzia ex art. 1957 c.c. deve essere tempestivamente dedotta, altrimenti è inammissibile se sollevata per la prima volta in appello.
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