Cassazione Civile, Sentenza n. 42121/2021 del 31/12/2021
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Controversia ereditaria sulla qualificazione della disposizione testamentaria di Gemma Mantovanelli in favore di Anna Maria Dal Sasso: se si trattasse di istituzione di erede (in particolare di institutio ex re certa) tale da abilitare la Dal Sasso ad accettare anche l'eredità che era stata devoluta a Gemma (compresa la successione di Rosalia), oppure di un legato limitato ai soli immobili a destinazione abitativa. La qualificazione incideva sulla possibilità per la Dal Sasso di accettare l'eredità della dante causa ai sensi dell'art. 479 c.c. (diritto riservato agli eredi). In primo grado il Tribunale aveva riconosciuto la natura di istituzione di erede in favore della Dal Sasso e l'esclusiva attribuzione dell'asse; la Corte d'appello di Venezia aveva invece qualificato la disposizione come legato limitato agli immobili abitativi, escludendo il diritto di Dal Sasso ad accettare l'eredità della dante causa e riconoscendo come unici eredi i figli di Giuseppe Mantovanelli.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il primo motivo del ricorso (che contestava l'uso di una presunzione iuris tantum a favore della natura di legato) e ha dichiarato assorbito il secondo motivo; ha invece accolto il terzo motivo per errore di diritto nella motivazione della Corte d'appello. La Cassazione ha ritenuto che la Corte d'appello si era erroneamente posta sul piano di escludere a priori l'apertura della successione legittima valorizzando aspetti quali il valore percentuale dei beni lasciati e la presunta impossibilità di riconoscere una quota ereditaria, mentre l'institutio ex re certa rileva per la determinazione della quota e non esclude necessariamente il concorso con gli eredi legittimi. Per questi motivi la sentenza di appello è cassata e la causa è rinviata alla Corte d'appello di Venezia in diversa composizione per nuovo esame; le spese del giudizio di legittimità sono regolate nella sentenza.
Norme richiamate
art. 588 c.c.
Disciplina l'istituzione di erede; il secondo comma consente che l'istituzione di erede possa avvenire mediante indicazione di beni determinati o di un complesso di beni (institutio ex re certa). La Corte sottolinea che tale istituzione determina la quota dell'istituito ma non necessariamente lo rende unico erede escludendo a priori la successione legittima.
art. 1362 c.c.
Principi di interpretazione della volontà del testatore: la volontà deve essere ricostruita con i canoni ermeneutici previsti; la decisione di merito deve valutare globalmente le disposizioni, eventualmente con ausilio di elementi estrinseci se necessari.
art. 479 c.c.
Stabilisce che solo l'erede può accettare l'eredità della dante causa; la qualificazione come legato esclude il diritto di accettare l'eredità della dante causa.
art. 558 c.c.
Riferito in motivazione: l'istituzione in quota può avvenire anche per l'indicazione di beni determinati se emerge che il testatore intendeva assegnarli quale quota del patrimonio.
art. 457 c.c.
Richiamato in tema di delazione: la giurisprudenza è intervenuta sul tema del concorso tra istituito ex re e chiamati ex lege; la Corte evidenzia che la vis expansiva dell'institutio non esclude automaticamente la successione legittima.
art. 734 c.c.
Citato in argomentazione sulla attribuzione dei beni ignorati o sopravvenuti e sul rapporto proporzionale fra res certae e valore dell'asse per determinare la quota dell'istituito.
art. 132 c.p.c.
Norma processuale sulla decisione: richiamata nella censura motivazionale (art. 132 comma 2 n. 4 c.p.c. relativo al vizio di motivazione).
art. 360 c.p.c.
Norma processuale sulla cassazione per motivi di diritto (richiamata per i mezzi di ricorso devoluti alla Corte di Cassazione).
Massime di principio
- Per distinguere istituzione di erede (anche per institutio ex re certa) da legato è centrale la 'quaestio voluntatis': va ricostruita la concreta intenzione del testatore mediante interpretazione globale delle disposizioni, non con regole rigide basate solo sul valore percentuale dei beni.
- L'institutio ex re certa determina la quota spettante all'istituito (calcolabile in rapporto tra valore delle res certae attribuite e valore dell'intero asse), ma non attribuisce automaticamente la qualifica di unico erede tale da escludere di diritto la successione legittima sui beni non contemplati.
- La semplice indicazione di beni determinati non esclude, di per sé, la natura di istituzione di erede: se risulta che il testatore intendeva quei beni come quota del patrimonio, si configura una vocazione universale.
- La valutazione del valore relativo dei beni menzionati nel testamento non è, da sola, decisiva: non è corretto escludere l'istituto ex re perché la quota apparirebbe piccola rispetto all'asse complessivo.
- Se la disposizione è qualificata come legato, il legatario non può esercitare gli atti riservati agli eredi (per esempio l'accettazione dell'eredità della dante causa ai sensi dell'art. 479 c.c.).
- Il giudice di merito ha ampia discrezionalità nella ricostruzione della volontà testamentaria, ma la motivazione deve comparire coerente e completa: errori logico-giuridici nella metodologia interpretativa possono comportare cassazione e rinvio.
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