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Sentenza lavoro

Cassazione Civile, Sentenza n. 39156/2021 del 09/12/2021

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

ANAS impugnava la decisione della Corte d'appello che aveva riconosciuto a Salerno il diritto all'incentivo di collaudo liquidato secondo il Regolamento interno ANAS del 22.1.2001 e l'Ordine di Servizio n.11/2003 richiamati nella delega e nella lettera di incarico. ANAS sosteneva che l'art.92 d.lgs. 163/2006 fosse norma imperativa la cui disciplina applicativa doveva essere rimessa alla potestà regolamentare e che, in ogni caso, il richiamo regolamentare nella delega dovesse intendersi riferito alla normativa vigente nel tempo (in particolare al Regolamento ANAS 2011), invocando anche il meccanismo di inserzione automatica di cui all'art.1339 c.c.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di ANAS. Ha confermato il principio che, per la determinazione del compenso del collaudatore, è rilevante la disciplina vigente al momento del conferimento dell'incarico (art. 2230 e 2233 c.c. interpretati in giurisprudenza), e ha ritenuto che le parti avessero espressamente convenuto l'applicazione del Regolamento ANAS 2001 richiamato nella delega/lettera di incarico. ANAS non ha prodotto in cassazione la trascrizione della delega contestata, in violazione dell'art.366 c.p.c., n.6, per cui la censura sulla interpretazione negoziale della delega è stata dichiarata inammissibile. Inoltre il rigetto è stato motivato dalla mancata prova da parte di ANAS che l'attività di collaudo riguardasse opere soggette al d.lgs. 163/2006 ai sensi dell'art.253 (norme transitorie) e che quindi potesse valere il richiamo al regolamento successivo. Conseguentemente la sentenza impugnata è stata confermata; ANAS condannata alle spese di cassazione (liquidate in euro 5.000,00 per compensi professionali e 200,00 per esborsi, oltre spese forfettarie e accessori) e al versamento dell'ulteriore contributo unificato previsto.

Norme richiamate

  • art. 92 d.lgs. 163/2006

    Norma che disciplina gli incentivi per progettazione/collaudo delegando agli enti la determinazione delle modalità e criteri attraverso regolamenti; ha natura imperativa ma non esclude che le parti, al momento dell'incarico, possano richiamare regolamentazioni interne specifiche salvo che non sia dimostrata l'applicabilità della normativa sopravvenuta.

  • art. 253 d.lgs. 163/2006 (norme transitorie)

    "1. Le disposizioni del presente codice si applicano ai contratti i cui bandi o avvisi con cui si indice una gara siano pubblicati successivamente alla sua entrata in vigore, nonché, in caso di contratti senza pubblicazione di bandi o avvisi, ai contratti in cui, alla data di entrata in vigore del presente codice, non siano ancora stati inviati gli inviti a presentare le offerte 2, Il regolamento di cui all'articolo 5 e' adottato entro un anno dalla data di entrata in vigore del presente codice, ed entra in vigore centottanta giorni dopo la sua pubblicazione. 3. Per i lavori pubblici, fino all'entrata in vigore del regolamento di cui all'articolo 5, continuano ad applicarsi il decreto del Presidente della Repubblica 21 dicembre 1999, n. 554, il decreto del Presidente della Repubblica 25 gennaio 2000, n. 34, e le altre disposizioni regolamentari vigenti che, in base al presente codice, dovranno essere contenute nel regolamento di cui all'articolo 5, nei limiti di compatibilità con il presente codice. Per i lavori pubblici, fino all'adozione del nuovo capitolato generale, continua ad applicarsi il decreto ministeriale 19 aprile 2000, n. 145, se richiamato nel bando"

    Stabilisce criteri transitori: il codice si applica ai contratti individuati secondo le condizioni temporali indicate; il ricorrente doveva dimostrare che le opere oggetto del collaudo rientravano nei casi previsti dall'art.253 per poter invocare la disciplina del codice e quindi il regolamento successivo.

  • art. 1339 c.c.

    Regola la sostituzione di clausole contrattuali da parte di norme imperative successive. La Corte ha ritenuto non applicabile il meccanismo di inserzione automatica invocato da ANAS, sia perché mancava la prova della rilevanza del d.lgs. 163/2006 per la fattispecie, sia per la specificità del rapporto pubblico e delle regole regolamentari; dunque non opera automaticamente per cambiare la disciplina richiamata dalle parti al momento dell'incarico senza verifica della rilevanza e della portata della norma sopravvenuta.

  • art. 2230 e 2233 c.c.

    Richiamati per affermare il principio generale che il momento rilevante per individuare la disciplina applicabile alla remunerazione professionale è la data del conferimento dell'incarico (e non il momento di completamento del collaudo).

  • art. 366 comma 1 n.6 c.p.c.

    Norma processuale invocata per sottolineare l'inammissibilità della censura di ANAS che non ha trascritto in motivi di ricorso il testo della delega contestata; l'omissione ha reso la relativa doglianza inammissibile.

  • art. 23 comma 8-bis D.L. 28 ottobre 2020 n.137, conv. con L. 18 dicembre 2020 n.176

    Norma citata limitatamente all'atto procedurale: il Procuratore Generale ha depositato conclusioni scritte ai sensi di questa disposizione.

  • d.P.R. n. 115/2002 art.13

    Richiamato in relazione all'ulteriore contributo unificato dovuto in caso di rigetto del ricorso, come previsto dalla giurisprudenza di legittimità.

  • art. 2 Preleggi e artt. 1362 e sgg. c.c.

    Citati da ANAS in contestazione dell'interpretazione negoziale della delega e della possibilità di vincolare la disciplina legale; la Corte non ha ritenuto le censure fondate in presenza della prova documentale (mancante per ANAS) e della specifica disciplina pubblicistica.

Massime di principio

  • Il regime applicabile al compenso del collaudatore si determina in base alla normativa vigente al momento del conferimento dell'incarico; non conta il momento del completamento del collaudo.
  • Una convenzione pattizia che richiama espressamente un regolamento interno, se valida e provata, può determinare la disciplina applicabile al rapporto salvo che venga dimostrata l'applicabilità di norme imperative sopravvenute.
  • Il meccanismo di "inserzione automatica" previsto dall'art.1339 c.c. non opera automaticamente nelle ipotesi pubblicistiche senza verifica della rilevanza della norma sopravvenuta e della sussistenza dei presupposti di legge; chi lo invoca deve dimostrare l'effettiva applicabilità della norma nuova.
  • In giudizio di cassazione chi contesta l'interpretazione di un atto (es. delega/lettera di incarico) deve allegarne e trascriverne il contenuto: la mancata produzione può comportare inammissibilità della censura (art.366 c.p.c.).
  • Per gli incentivi retributivi in materia pubblica il diritto alla percezione è condizionato sia alla prestazione che all'adozione degli atti regolamentari previsti dal legislatore; in mancanza di regolamento il dipendente può agire solo per responsabilità dell'amministrazione.
  • Chi sostiene l'applicabilità di una disciplina sopravvenuta (es. codice degli appalti) ha l'onere di dimostrare che le opere/contratti rientrino nei casi transitori e temporali previsti dalla norma (art.253 d.lgs.163/2006).
  • Le spese di giudizio e contributi unificati possono essere oggetto di specifiche disposizioni procedurali: il soccombente in cassazione può essere condannato anche al versamento di contributi aggiuntivi.

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