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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 40104/2023 del 03/10/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Varese del 09/09/2022 che, in parziale accoglimento del riesame proposto da Gianfranco Ferraro, aveva disposto la restituzione di beni nella titolarità della moglie acquistati prima del 2016 ritenendo non rispettato il criterio di "ragionevolezza temporale" tra acquisti e condotte di usura del 2021. Il Procuratore ha censurato il provvedimento per vizio di motivazione (art. 606 lett. b) c.p.p.), sostenendo che, una volta accertata la sproporzione tra redditi e patrimonio, non è necessario dimostrare l'illecita fonte dell'arricchimento e che l'anteriorità dell'acquisto non esclude il sequestro o la confisca.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. Ha ribadito il consolidato orientamento secondo cui la sproporzione tra redditi e patrimonio determina una presunzione iuris tantum di acquisizione illecita che l'interessato può superare con specifiche e verificate allegazioni. Ha altresì richiamato la giurisprudenza che ammette la confisca anche di beni acquistati prima del reato purché entro una "ragionevole distanza temporale"; il Tribunale di Varese non aveva escluso in generale la confisca ma aveva delimitato l'ambito temporale, ragione che il Procuratore non ha adeguatamente contestato con argomenti specifici.

Norme richiamate

  • art. 321 cod. proc. pen., comma 2

    art. 321, comma 2, cod. proc. pen.

    Norma che autorizza il sequestro preventivo disposto dal G.I.P.; richiamata come norma procedurale che ha legittimato il provvedimento impugnato.

  • art. 240-bis cod. pen.

    Norma che disciplina la confisca per sproporzione (ex art. 12-sexies D.L. 306/1992); la Corte ricorda che beni acquisiti prima del reato possono essere assoggettati a confisca se rientrano nel limite di ragionevolezza temporale e non sia fornita giustificazione credibile della loro provenienza.

  • art. 12-sexies D.L. 8 giugno 1992 n. 306, conv. L. 7 agosto 1992 n. 356

    art. 12-sexies D.L. 8 giugno 1992 n. 306, convertito con modificazioni nella legge 7 agosto 1992 n. 356

    Richiamata quale fonte normativa cui la giurisprudenza ha fatto riferimento per la presunzione di illecita acquisizione in caso di sproporzione tra redditi e patrimonio; la disposizione è collegata all'applicazione dell'art. 240-bis c.p.

  • art. 606 cod. proc. pen., lett. b)

    art. 606, lett. b) cod. proc. pen.

    Norma invocata dal ricorrente per censurare il vizio di motivazione del provvedimento impugnato; la Corte ha ritenuto il motivo manifestamente infondato e inammissibile perché non ha articolato adeguate argomentazioni sulle specifiche ragioni per estendere l'ambito temporale.

  • Giurisprudenza citata (orientamenti rilevanti)

    Sez. 2, n. 29554 del 17/06/2015 (Fedele); Sez. U, n. 920 del 17/12/2003 (Montella); Sez. 5, n. 21711 del 28/02/2018 (Betti); Sez. 1, n. 41100 del 16/04/2014 (Persichella)

    La Corte richiama precedenti secondo cui: la sproporzione crea una presunzione iuris tantum di illiceità; la confisca può colpire beni acquistati prima del reato; tuttavia va applicato il criterio della "ragionevolezza temporale" per valutare la pertinenza del bene rispetto all'attività delittuosa.

Massime di principio

  • La constatazione di una sproporzione tra redditi dichiarati e patrimonio determina una presunzione iuris tantum di provenienza illecita che l'interessato può rimuovere con allegazioni specifiche e verificate sulla legittima provenienza dei beni.
  • I beni acquistati prima della commissione dei reati possono essere sequestrati o confiscati se l'acquisto rientra in una "ragionevole distanza temporale" e non è giustificata la loro provenienza lecita; viceversa, acquisti troppo antecedenti possono giustificare la restituzione se non vi è prova di illecito legame con l'attività criminosa.
  • Il diritto di proprietà e i principi di ragionevolezza impongono al giudice di valutare caso per caso la relazione temporale e probatoria tra patrimonio e condotte illecite; il tribunale può delimitare l'ambito temporale di applicazione del sequestro senza escludere in astratto la confisca.
  • Il pubblico ministero che impugna decisioni che delimitano il criterio temporale deve fornire argomentazioni specifiche e circostanziate per spiegare perché l'intervallo temporale ritenuto "non ragionevole" dovrebbe invece essere esteso; una censura generica sulla non rilevanza dell'anteriorità è insufficiente.
  • In presenza di beni intestati a congiunti (es. coniuge), la mera precedente acquisizione non esclude la possibilità di sequestro/confisca: è necessario valutare la prova della provenienza e l'esistenza di giustificazioni credibili da parte del titolare.

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