Sentenza n. 6824/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 7
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: sentenza del TAR Campania che aveva annullato solo parzialmente l’ordinanza comunale di acquisizione gratuita al patrimonio comunale dell’area connessa a opere edilizie abusive
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Gli appellanti chiedevano la riforma della sentenza del TAR, che aveva accolto solo in parte il ricorso contro l’ordinanza comunale di acquisizione gratuita al patrimonio comunale emessa a seguito dell’inottemperanza a un ordine di demolizione. Con il primo motivo contestavano che l’acquisizione fosse stata disposta senza un valido e tempestivo provvedimento di accertamento dell’inottemperanza, sostenendo che il mero verbale non fosse sufficiente e che mancassero riscontri oggettivi dell’inadempimento. Con il secondo motivo censuravano la mancata integrale caducazione dell’acquisizione, sostenendo che anche l’area di sedime avrebbe dovuto essere esclusa e che l’acquisizione dell’area ulteriore richiedesse una motivazione rafforzata, con indicazione della funzionalità concreta e precisa perimetrazione dell’area. Con il terzo motivo deducevano l’indeterminatezza della perimetrazione delle aree acquisite e il difetto di istruttoria, in ragione dell’assenza di elaborati tecnici idonei a delimitare l’area di sedime e quella ulteriore.
La decisione
L’appello è stato respinto e la sentenza del TAR è stata confermata. Il Consiglio di Stato ha ritenuto pacifiche sia l’abusività dell’immobile sia l’inottemperanza all’ordine di demolizione, rilevando che, una volta scaduto il termine per adempiere, spettava ai privati dimostrare l’avvenuta demolizione, prova che non è stata fornita. L’effetto acquisitivo previsto dall’art. 31, comma 3, d.P.R. 380/2001 si produce ipso iure per effetto dell’inottemperanza; l’accertamento comunale ha natura meramente ricognitiva e infraprocedimentale, non provvedimentale, sicché la sua mancata notificazione non rende illegittimo il successivo provvedimento acquisitivo. In ogni caso, nella fattispecie risultavano adottati sia il verbale di inottemperanza sia il successivo provvedimento di accertamento. Non è stata accolta la richiesta di annullamento integrale, anche perché il capo della sentenza relativo alla consistenza dell’abuso, pari a 255 mq e non a 34 mq, non era stato specificamente impugnato. Il Collegio ha confermato invece l’annullamento disposto dal TAR limitatamente all’area ulteriore rispetto al sedime: l’acquisizione dell’intera particella di 629 mq, a fronte di un abuso di 255 mq, non era adeguatamente motivata. Il limite massimo del decuplo previsto dall’art. 31 non attribuisce all’amministrazione un potere automatico di acquisire qualsiasi area entro tale soglia; il Comune deve indicare nel provvedimento l’estensione dell’area ulteriore e le ragioni concrete per cui essa è funzionale e strumentale all’acquisizione dell’opera abusiva e del relativo sedime. Le questioni relative all’esatta delimitazione delle aree sono state ricondotte, per quanto eccedente il vizio motivazionale accertato, alla fase esecutiva. Confermata la salvezza del riesercizio del potere amministrativo. Nulla sulle spese, poiché il Comune non si è costituito.
Norme richiamate
art. 31, comma 3, d.P.R. 380/2001
L’area acquisita non può comunque essere superiore a dieci volte la complessiva superficie utile abusivamente costruita
L’inottemperanza all’ordine di demolizione produce ipso iure l’effetto acquisitivo; l’accertamento comunale ha natura ricognitiva e infraprocedimentale. L’area ulteriore rispetto al sedime non è acquisibile automaticamente: entro il limite massimo del decuplo, la sua estensione deve essere determinata e motivata in relazione alla concreta funzionalità e strumentalità rispetto all’opera abusiva.
art. 56 c.p.a.
La richiesta di misure cautelari monocratiche è stata respinta con decreto presidenziale.
art. 55, comma 10, c.p.a.
La tutela cautelare collegiale è stata accolta ai soli fini della sollecita definizione del giudizio nel merito.
Massime di principio
- L’effetto acquisitivo al patrimonio comunale previsto dall’art. 31, comma 3, d.P.R. 380/2001 si produce automaticamente per effetto dell’inottemperanza all’ordine di demolizione; il successivo accertamento comunale ha natura meramente ricognitiva e infraprocedimentale, non provvedimentale, e la sua eventuale mancata notificazione non incide, di per sé, sulla legittimità del provvedimento conclusivo di acquisizione.
- Una volta scaduto il termine assegnato per la demolizione, grava sul privato che contesti l’acquisizione l’onere di dimostrare l’avvenuta ottemperanza all’ordine demolitorio.
- Il limite massimo del decuplo della superficie utile abusivamente costruita non rende automatica l’acquisizione dell’area ulteriore rispetto al sedime. L’amministrazione deve indicare nel provvedimento l’estensione di tale area e motivare le ragioni concrete della sua funzionalità e strumentalità rispetto all’acquisizione dell’opera abusiva e dell’area di sedime.
- L’acquisizione dell’area ulteriore rispetto a quella occupata dall’opera abusiva è illegittima per difetto di motivazione quando il Comune acquisisca un’area significativamente più ampia senza esplicitare i criteri utilizzati e le ragioni della maggiore estensione.
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