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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34781/2025 del 24/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente ha chiesto la rideterminazione della pena da espiare indicata nel cumulo, sostenendo che parte della pena già espiata (anni 7, mesi 7, giorni 26) doveva essere sottratta perché riferibile al reato associativo di cui all'art. 416-bis cod. pen. e sarebbe stata espiata senza titolo se non si fosse retrodatata la data di consumazione di tale reato all'anno 2015. La difesa ha contestato il computo del periodo di pena residuo operato dal pubblico ministero e ha chiesto che il giudice dell'esecuzione prendesse in considerazione la richiesta preliminare e le memorie depositate volte a dimostrare la retrodatazione, richiamando, tra l'altro, gli artt. 657 e 666 cod. proc. pen. per vizio di motivazione e violazione di legge.

La decisione

La Corte ha accolto il ricorso ritenendolo fondato per vizio di motivazione: il Giudice per le Indagini Preliminari non ha dato alcuna risposta né motivazione sulla specifica richiesta di retrodatare la data di consumazione del reato associativo, richiesta che era il presupposto necessario per valutare l'applicabilità del criterio di cui all'art. 657, comma 4, c.p.p. La mancata considerazione degli argomenti contenuti nell'istanza e nella memoria ha costituito un vizio che ha imposto l'annullamento dell'ordinanza impugnata con rinvio al giudice di merito per un nuovo esame, libero nell'esito, con puntuale valutazione e motivazione sulla questione introdotta dalla difesa.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    Si tratta del delitto associativo (associazione di tipo mafioso) la cui data di consumazione è rilevante, ai fini dell'esecuzione penale e del cumulo, per stabilire quale parte di pena debba essere imputata a quel reato e quindi se la pena già espiata possa essere sottratta dal computo residuo

  • art. 657, comma 4, cod. proc. pen.

    Norma richiamata in relazione al computo della pena nel cumulo; la sua applicabilità dipende dalla corretta individuazione della data di commissione del reato oggetto di valutazione, sicché la retrodatazione della consumazione del reato associativo può incidere sulla possibilità di utilizzare la pena già espiata ai fini del calcolo della residua

  • art. 666 cod. proc. pen.

    Richiamato dalla difesa in relazione ai vizi procedurali e di motivazione nell'ordinanza impugnata; nella fattispecie è invocato come parte del quadro normativo relativo all'esecuzione e al controllo dei provvedimenti dell'esecuzione

Massime di principio

  • La determinazione della data di consumazione di un reato è elemento decisivo quando da essa dipende l'applicabilità di regole di cumulo e la valutazione della pena gia espiata: il difensore deve porre la questione come presupposto logico e fornirne elementi concreti
  • Il giudice dell'esecuzione è tenuto a confrontarsi espressamente con le richieste e le memorie difensive che contengono fatti e argomenti decisivi; l'omessa considerazione costituisce vizio di motivazione rilevabile in cassazione
  • Se la richiesta di retrodatazione incide sul computo della pena residua, il giudice deve motivare in modo puntuale la scelta della data presa a riferimento (es. data di consumazione vs data di pronuncia della sentenza)
  • La mancanza di motivazione sulla questione fondamentale introduce l'annullamento con rinvio: in situazioni analoghe conviene produrre elementi probatori e chiedere esplicitamente al giudice di assumere determinati accertamenti o di esprimersi su specifici documenti
  • In caso di cumulo di pene, la parte che sostiene che quota di pena gia espia­ta corrisponde a titolo diverso deve dimostrare la connessione temporale e materiale tra il periodo espia­to e i reati considerati nel cumulo; il giudice dovrà valutare tale prova e motivare il risultato

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