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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 25810/2025 del 14/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza per due motivi: (1) la quantificazione della pena dopo il riconoscimento della continuazione tra i reati indicati nei titoli a) e b), sostenendo che la nuova misura era illegittimamente più gravosa rispetto a quella antecedente; (2) la declarata continuità solo parziale tra i vari titoli di condanna (esclusione della continuazione tra i gruppi di reati a/b e c/d), censurando la valutazione del merito come infondata e basata su motivazione assertiva, atteso che il sodalizio e l'unitarietà del disegno criminoso sarebbero rimasti sostanzialmente gli stessi nonostante mutamenti nella compagine.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il secondo motivo (pregiudiziale) ritenendolo fondato: ha censurato la motivazione della Corte di appello che aveva escluso la continuità tra i gruppi di reati basandosi su elementi inconferenti (es. "mutato assetto criminale" e l'ampio arco temporale). La Corte ha richiamato i principi secondo cui, per i reati associativi di stampo mafioso, occorre un'analisi specifica della natura, operatività e continuità del sodalizio e che il mutamento della compagine non esclude di per sé l'identità del disegno criminoso, salvo prova di un nuovo e autonomo pactum sceleris. Ha inoltre ricordato la proprietà transitiva della continuazione. Perciò ha annullato l'ordinanza impugnata e ha disposto il rinvio per nuovo giudizio al giudice dell'esecuzione (diversa composizione). Il primo motivo relativo all'aumento della pena è stato assorbito dall'accoglimento del motivo pregiudiziale.

Norme richiamate

  • art. 81, comma secondo, codice penale

    Disciplina la continuazione tra più reati: la cassazione interpreta la norma come richiedente l'identità del disegno criminoso e ammette l'applicazione in executivis della disciplina del reato continuato quando la prosecuzione delle condotte derivi dalla stessa programmazione originaria; inoltre riconosce la proprietà transitiva della continuazione tra più titoli.

  • art. 671 codice di procedura penale

    Norma procedurale che consente all'interessato di chiedere al giudice dell'esecuzione una revisione del trattamento sanzionatorio in relazione a più titoli: qui è il mezzo processuale con cui il ricorrente ha chiesto la verifica della continuazione e della rideterminazione della pena.

Massime di principio

  • Per i reati associativi (anche di stampo mafioso) la mera mutazione nella compagine o l'ampio intervallo temporale tra condotte non escludono automaticamente la continuazione: il giudice deve accertare natura, operatività e continuità del sodalizio e la persistenza dell'identità del disegno criminoso.
  • La continuazione è soggetta al principio di "identità del disegno criminoso": se si prova che le condotte successive scaturiscono dallo stesso progetto originario, i fatti possono essere unificati ai sensi dell'art. 81 cpv.
  • Se la continuazione è riconosciuta tra alcuni titoli già unificati con altri, la proprietà transitiva fa sì che la unificazione si estenda a tutti i titoli inclusi nella medesima serie.
  • In sede esecutiva la riconsiderazione del vincolo di continuazione può comportare la rideterminazione della pena, ma il giudice non può operare aumenti illegittimi della misura rispetto a quanto già stabilito senza adeguata motivazione e rispetto dei limiti di legge.
  • La decisione negativa sul riconoscimento della continuazione richiede motivazione specifica e non meramente assertiva; l'onere della prova della sussistenza di un nuovo e autonomo pactum sceleris grava su chi sostiene la discontinuità.
  • In caso di decisione discutibile del giudice dell'esecuzione, la via rimediale è il ricorso in Cassazione per violazione di legge e vizio di motivazione, con possibile annullamento e rinvio per nuovo esame.

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