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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16336/2026 del 06/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso per cassazione contro l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva rigettato la richiesta di annullamento del decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca obbligatoria (sproporzione ex art. 240-bis c.p.) relativo a 75.740,00 euro in contanti, due orologi Rolex e 39 grammi di hashish. Il ricorrente deduceva: (i) errata applicazione dell'art. 240-bis c.p. sotto il profilo della "ragionevolezza temporale" (la confisca per sproporzione non può colpire beni distanti nel tempo dal reato); (ii) vizio nella valutazione della sproporzione perché non è stata effettuata una valutazione individualizzata degli acquisti rispetto al reddito e nel periodo di acquisto; (iii) omissione di considerare i redditi del nucleo familiare (convivenza con la madre); (iv) assoluta carenza motivazionale in ordine al "reato spia" (fumus commissi delicti), senza esame delle circostanze attenuanti quali il quantitativo esiguo di stupefacente e l'incensuratezza dell'indagato.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso (motivo secondo fondato e assorbente) rilevando l'assoluta mancanza di motivazione del Tribunale del riesame in ordine al fumus commissi delicti rispetto all'art. 73, comma 5, DPR 9 ottobre 1990, n. 309. La Corte ha richiamato la giurisprudenza secondo cui la mancanza o l'apparenza della motivazione integra violazione di legge e legittima il ricorso ex art. 325 c.p.p.; ha quindi annullato l'ordinanza impugnata e rinviato per nuovo esame al Tribunale di Tempio Pausania ai sensi dell'art. 324, comma 5, c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 321, comma 3-ter, cod. proc. pen.

    termine di 48 ore stabilito, a pena di inefficacia

    il G.i.p. non ha convalidato il sequestro d'urgenza per mancato rispetto del termine di 48 ore; la norma impone il termine per la convalida dei sequestri d'urgenza

  • art. 240-bis cod. pen.

    norma sulla confisca per sproporzione: presunzione relativa di illecito accumulo che consente confisca quando beni appaiono manifestamente sproporzionati rispetto ai redditi dichiarati; la questione della sua applicazione richiede valutazioni temporali e individualizzate sui redditi e sulle modalità di acquisizione dei beni

  • art. 85-bis, D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    modifica che ha incluso talune fattispecie tra i reati presupposto della confisca per sproporzione; il Tribunale aveva richiamato l'ampliamento della platea dei reati presupposto

  • art. 73, comma 5, D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    reato spia (detenzione di stupefacenti) richiamato come fattispecie presupposto per l'adozione della confisca per sproporzione; la Corte ha ritenuto che il Tribunale non abbia adeguatamente motivato il fumus collegato a questa fattispecie

  • art. 324, comma 5, cod. proc. pen.

    norma che autorizza il rinvio per nuovo esame al giudice competente, utilizzata dalla Corte per disporre il rinvio dopo l'annullamento

  • art. 125, comma 3, cod. proc. pen.

    richiama l'obbligo di motivazione delle sentenze e ordinanze; la Corte ha richiamato la giurisprudenza che la mancanza di motivazione integra violazione di legge

  • art. 111, comma 6, Cost.

    garantisce il diritto alle decisioni motivate; la Corte lo richiama come parametro costituzionale sottostante l'obbligo di motivazione

  • art. 606, comma 1, lett. c), cod. proc. pen.

    richiamata in tema di motivazione mancante o apparente quale vizio deducibile in cassazione

Massime di principio

  • Per disporre sequestro preventivo finalizzato alla confisca per sproporzione (art. 240-bis c.p.) il giudice deve fornire motivazione adeguata e specifica sul "fumus commissi delicti": non è sufficiente l'affermazione generica che "sussiste il fumus"
  • Nella valutazione della sproporzione tra redditi e beni il giudice deve adottare criteri individualizzati: confronti temporali ragionevoli (collegamento tra momento di acquisizione del bene e reato) e, ove rilevante, considerare i redditi del nucleo familiare, non solo quelli personali
  • La ragionevolezza temporale è requisito essenziale: i beni sottoposti a vincolo non devono essere disconnessi da lungo tempo dal reato presupposto; il giudice deve motivare il nesso temporale tra acquisizione dei beni e condotta illecita
  • La mancanza o l'apparenza della motivazione integra vizio di legge e legittima ricorso per cassazione avverso ordinanze su misure reali; il tribunale del riesame è tenuto a rispondere puntualmente alle censure sul fumus e sugli elementi ostativi
  • Se il sequestro è stato eseguito d'urgenza, occorre verificare il rispetto del termine di 48 ore per la convalida (art. 321, comma 3-ter c.p.p.), pena l'inefficacia del provvedimento d'urgenza
  • In presenza di quantitativi esigui di stupefacente o di situazione personale attenuante (incensuratezza, condizioni economiche familiari), il giudice deve discuterne esplicitamente nella motivazione quando tali elementi sono rilevanti ai fini del fumus e della sproporzione

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