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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23484/2025 del 24/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza di convalida dell'arresto in flagranza per il reato di cui all'art. 385 c.p.; il ricorrente deduceva la violazione degli artt. 390 e 558 c.p.p., sostenendo che il termine delle 48 ore per la convalida dovesse decorrere dall'effettivo momento della privazione della libertà (momento dell'arresto) e non dall'orario di redazione del verbale.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di interesse dell'impugnante: dopo la convalida dell'arresto non era stata adottata alcuna misura cautelare né il pubblico ministero aveva chiesto misure cautelari, per cui il ricorrente non ha dimostrato l'interesse concreto a proporre ricorso per cassazione. Per tali ragioni il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 385 cod. pen.

    Norma richiamata per indicare il reato in flagranza contestato (richiamo fattuale); la Corte non approfondisce questioni interpretative rispetto al merito del reato.

  • art. 390 cod. proc. pen.

    Articolo invocato dal ricorrente tra le norme processuali rilevanti per la convalida; la Corte non si è pronunciata sul merito dell'interpretazione invocata perché ha escluso l'interesse all'impugnazione.

  • art. 558 cod. proc. pen.

    Norma che fissa il termine di 48 ore per la convalida dell'arresto. Il ricorrente sosteneva che il termine decorra dall'effettivo momento dell'arresto; la Corte di legittimità non ha risolto la questione sostanziale perché ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di interesse.

  • Giurisprudenza citata (orientamenti sulla necessità di interesse)

    Sez.5, n. 9167 del 31/1/2017, Fanu, Rv.269038; Sez.6, n. 13522 del 13/2/2009, Calia, Rv.244141

    La Corte richiama l'orientamento secondo cui l'interesse dell'indagato a ricorrere in Cassazione contro la convalida dell'arresto non può presumersi se alla convalida non è seguita l'applicazione di una misura cautelare: l'onere è dell'interessato di dimostrare concretamente l'interesse (ad es. per promuovere azione di riparazione per ingiusta detenzione).

Massime di principio

  • La mera impugnazione della convalida dell'arresto in Cassazione è in genere inammissibile se dall'atto impugnato non è derivata alcuna misura cautelare né altro pregiudizio concreto: il ricorrente deve provare l'interesse concreto e attuale a impugnare.
  • Quando si contesta il decorso del termine delle 48 ore (art. 558 c.p.p.), è opportuno dimostrare il pregiudizio concreto subito o che sussistono effetti ulteriori (es. applicazione successiva di misura cautelare, o provenienza di pregiudizi processuali) che giustifichino il gravame in Cassazione.
  • Se l'obiettivo è ottenere un ristoro per presunta illegittima detenzione, il ricorrente dovrebbe esplicitare l'intenzione di promuovere l'azione di riparazione o altre azioni concrete derivanti dalla pronuncia impugnata; altrimenti il vizio processuale può risultare privo di rilevanza, con conseguente inammissibilità.
  • In casi analoghi, prima di proporre ricorso in Cassazione, valutare rimedi alternativi o complementarli (es. opposizione per revoca, istanza al PM per mancanza di esigenze cautelari, azione per danni/risarcimento), e documentare il nesso di interesse tra la pronuncia impugnata e il danno o l'ulteriore provvedimento che si intende ottenere o prevenire.
  • La Corte, in assenza di interesse concreto, evita di entrare nel merito delle questioni interpretative relative ai termini procedurali (ad es. se il termine di 48 ore decorra dall'arresto o dalla redazione del verbale).

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