Cassazione Civile, Sentenza n. 8877/2023 del 29/03/2023
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorso impugnava la sentenza della Corte d'appello di Brescia che, riformando la decisione di primo grado, aveva escluso la condanna di Stefano Busi per extrapetizione ritenendo che la domanda riconvenzionale di Formica fosse rivolta all'Associazione professionale e non a Busi personalmente. Formica deduceva violazione degli artt. 105 e 112 c.p.c., sostenendo che Busi, intervenendo volontariamente e facendo proprie le domande dell'Associazione nonché difendendosi sul merito dei vizi dell'opera, aveva assunto la veste di parte soggettiva e che la domanda riconvenzionale si era automaticamente estesa a lui.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Ha ritenuto che l'intervento volontario ex art. 105 c.p.c., quando il terzo si qualifica come soggetto del rapporto sostanziale e fa proprie le domande e le difese, determina l'automatica estensione della domanda anche nei confronti del terzo; ne consegue che la Corte d'appello ha errato nel ritenere la condanna di Busi viziata da extrapetizione. La sentenza impugnata è stata cassata nei limiti della censura accolta e la causa rinviata alla Corte d'appello di Brescia in diversa composizione per nuovo esame, con istruzioni di uniformarsi al principio indicato; la Corte di Cassazione ha disposto altresì che la Corte d'appello si pronunci anche sulle spese di cassazione.
Norme richiamate
art. 105 c.p.c.
L'intervento volontario riguarda il processo tra altre persone: il terzo che interviene diviene parte e, se assume di essere il soggetto della lite (o uno dei soggetti), la domanda della controparte si intende automaticamente estesa a lui, autorizzando il giudice a pronunciare le relative statuizioni.
art. 112 c.p.c.
Richiamato per sottolineare il principio che la domanda, se non proposta o se interpretata diversamente, non può essere considerata automaticamente formulata; qui invece l'interpretazione del comportamento processuale del terzo ha portato a ritenere la domanda estesa.
art. 380-bis c.p.c.
Norma richiamata in relazione alla possibilità di definizione del ricorso per manifesta infondatezza; la Corte ha esaminato la proposta ma non ha ritenuto ricorrente la fattispecie applicativa.
art. 375, comma 1, n. 5), c.p.c.
Norma collegata alla facoltà di dichiarare manifestamente infondato il ricorso; richiamata nel procedimento ma non applicata nel merito al caso concreto.
art. 23, comma 8-bis, d.l. 28/10/2020, n. 137 (conv. L. 18/12/2020, n.176) e art. 8, comma 8, d.l. 29/12/2022, n.198
Norme richiamate per la disciplina procedurale sullo svolgimento della decisione in camera di consiglio con le modalità previste dall'innovazione normativa; la causa è stata decisa in tale forma.
Cass. Sez. Unite, 13/07/2007, n. 15756 (giurisprudenza)
Principio di rango giurisprudenziale richiamato dalla parte resistente: la Suprema Corte distingue i casi in cui l'automatica estensione non opera quando il terzo interviene per affermare di essere titolo in luogo dell'attore (ipotesi di ultrapetizione). La Cassazione, però, ha ritenuto la situazione diversa nel caso concreto e quindi non applicabile quella eccezione.
Cass. Sez. 3, 25/11/2021, n. 36639; Cass. Sez. 2, 19/01/2012, n. 743; Cass. Sez. 1, 01/07/2008, n. 17954 (giurisprudenza)
Pronunce richiamate a sostegno del consolidato principio che l'intervento volontario che qualifica il terzo come soggetto del rapporto sostanziale determina l'estensione automatica delle domande anche in assenza di istanza espressa.
Massime di principio
- L'intervento volontario ex art. 105 c.p.c. trasforma il terzo in parte: se il terzo assume nel processo di essere il titolare della posizione sostanziale oggetto della controversia, le domande rivolte alle parti originarie si intendono automaticamente estese anche a lui.
- La distinzione fondamentale è tra (a) il terzo che interviene per farsi riconoscere titolare in luogo dell'attore (ipotesi che può portare ad ultrapetizione e a esclusione dell'estensione automatica) e (b) il terzo che interviene per sostenere di essere parte del rapporto sostanziale oggetto del giudizio: solo in quest'ultima ipotesi opera l'estensione automatica.
- Per evitare contestazioni di extrapetizione, il giudice deve esaminare la concreta condotta processuale del terzo (atto di intervento, memorie, difese svolte) per valutare se questi si sia qualificato come parte sostanziale e abbia fatto proprie le domande o le difese.
- Se un terzo interviene tempestivamente e assume la qualità di controparte sostanziale, la controparte non è tenuta a chiedere espressamente l'estensione della domanda: la pronuncia estensiva è legittima anche d'ufficio se ricorrono gli elementi oggettivi dell'intervento.
- Nelle strategie difensive, chi intende evitare di essere esposto a domande riconvenzionali non dovrebbe intervenire come soggetto del rapporto sostanziale; viceversa, chi intende assumere posizioni attive e passive collegate al medesimo rapporto deve essere consapevole che subirà l'estensione delle domande.
- In caso di dubbio, è opportuno che le parti formulino chiaramente, nelle memorie, la qualificazione del terzo (se lo chiamano in causa, lo indicano come unico debitore, o se invece intendono che il terzo sostituisca l'attore), così da rendere pacifica la natura dell'intervento e ridurre il rischio di annullamenti in sede di impugnazione.
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