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Legge

L.R. Lazio 4/2008

Disposizioni per lo sviluppo sostenibile e la valorizzazione delle attività professionali della pesca e dell'acquacoltura (1)

Normativa regionaleL.R. Lazio 4/2008Non più vigente

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La legge disciplina nel Lazio interventi per sostenere pesca e acquacoltura professionali, con contributi, distretti di pesca, organi di concertazione, valorizzazione dei prodotti ittici, fondo di rotazione e regole sugli impianti di acquacoltura marina. Prevede anche abrogazioni e modifiche ad altre leggi regionali. In vigore dal giorno successivo alla pubblicazione sul BUR del 28 marzo 2008.

Sviluppo sostenibile della pesca e dell’acquacoltura nel Lazio

Sviluppo sostenibile e valorizzazione della pesca e dell’acquacoltura nel Lazio

La legge detta, per la Regione Lazio, una disciplina organica di sostegno alle attività professionali della pesca e dell’acquacoltura, nel rispetto della normativa comunitaria e del criterio di compatibilità ecologica. Mira a rafforzare competitività, occupazione, qualità dei prodotti, tutela del consumatore e sostenibilità degli ecosistemi acquatici.

Finalità e ambito di applicazione

L’intervento regionale è orientato alle effettive esigenze e vocazioni dei territori e delle comunità costiere e del comparto ittico. Le finalità comprendono il miglioramento delle condizioni di lavoro e sicurezza degli operatori, la qualificazione professionale, l’incremento dell’occupazione lungo la filiera, la tutela dei prodotti ittici regionali, la ricerca e l’innovazione, l’assistenza tecnica alle imprese e l’internazionalizzazione, soprattutto nel bacino mediterraneo. La nozione di attività professionali della pesca e dell’acquacoltura richiama l’imprenditore ittico definito dal d.lgs. 226/2001.

Strumenti di programmazione e concertazione

La Regione individua gli obiettivi strategici, le risorse e gli interventi attraverso un piano annuale per la pesca e l’acquacoltura. Il piano è predisposto dalla Giunta sentito il Tavolo blu e adottato previo parere della commissione consiliare competente. Deve specificare la ripartizione delle risorse regionali, nazionali e comunitarie, distinguere gli interventi riservati all’amministrazione e quelli affidati ad altri soggetti, indicare le iniziative affidate a cooperative, consorzi, associazioni e organismi dei consumatori, nonché tempi, modalità di attuazione e verifica.

Presso l’assessorato competente è istituito il Tavolo blu, sede di concertazione per le politiche regionali del settore. Esso formula osservazioni e proposte e rende parere sul piano annuale. Vi partecipano, tra gli altri, assessore competente, province, ARSIAL, CCIAA, Comitato regionale utenti e consumatori, strutture regionali competenti, rappresentanti delle Capitanerie di porto, cooperative, imprese armatoriali, settore acquacoltura e organizzazioni sindacali. Il Tavolo è costituito con decreto del Presidente della Regione, dura quanto la legislatura, va rinnovato entro 45 giorni dall’insediamento del nuovo Consiglio e approva un regolamento interno. Le designazioni di alcuni componenti devono avvenire entro 30 giorni dalla richiesta.

Distretti di pesca e commissioni locali

La Regione propone al Ministero le modalità di identificazione, delimitazione e gestione dei distretti di pesca, intesi come aree marine omogenee sotto il profilo ambientale, sociale ed economico. La Giunta istituisce i distretti nel rispetto del decreto ministeriale, con finalità di gestione razionale delle risorse e valorizzazione del settore.

Per ogni distretto è istituita una Commissione consultiva locale per la pesca e l’acquacoltura, con funzioni di concertazione territoriale e raccordo con le Capitanerie di porto. La composizione e i compiti sono demandati al regolamento regionale, che deve garantire la presenza di un esperto in sanità veterinaria. La partecipazione ai lavori avviene senza nuovi oneri per la finanza regionale.

Contributi e incentivi per imprese e filiera ittica

La legge prevede contributi regionali, nel rispetto della disciplina UE sugli aiuti di Stato, per un ampio ventaglio di interventi: costituzione e attività di associazioni o unioni di produttori, investimenti per protezione e sviluppo delle risorse acquatiche, innovazione e assistenza tecnica, promozione e pubblicità, trasformazione e commercializzazione, attrezzature per la vendita diretta, porti di pesca, investimenti in pesca e acquacoltura compresa quella biologica, e interventi socio-economici per riconversione o diversificazione.

I beneficiari sono gli imprenditori ittici e le imprese che rientrano nelle categorie di micro, piccola e media impresa. I criteri e le modalità di concessione ed erogazione sono demandati al regolamento regionale, che disciplina anche revoche e recuperi.

Sono previsti ulteriori contributi per favorire l’occupazione nel settore, con attenzione a giovani, donne e persone con disabilità, e per altre misure ammissibili secondo la normativa UE applicabile al comparto pesca e acquacoltura.

Pescaturismo e ittiturismo

La Regione incentiva le attività di pescaturismo e ittiturismo come forme di multifunzionalità delle imprese, anche tramite accordi con stabilimenti balneari, strutture ricettive ed esercizi di somministrazione. I contributi riguardano attività di ospitalità, ricezione, ricreative, didattiche e culturali, secondo la definizione del d.lgs. 226/2001. Il regolamento regionale definisce il rapporto di connessione e complementarietà con le attività di pesca e acquacoltura e stabilisce criteri e modalità per i contributi.

Valorizzazione dei prodotti ittici e tutela del consumatore

La legge promuove sistemi di tracciabilità ed etichettatura dei prodotti ittici regionali, anche tramite consorzi volontari di tutela, e istituisce il marchio regionale “Prodotti ittici del Lazio”. La Regione organizza inoltre campagne di educazione alimentare a favore dei consumatori, coinvolgendo operatori scolastici e sanitari e i circuiti locali e regionali della ristorazione di qualità. Regolamento regionale disciplina concessione e uso del marchio e l’organizzazione delle campagne.

Monitoraggio delle aree costiere e qualità delle acque

La Regione promuove il monitoraggio della salubrità dell’ecosistema marino delle aree costiere laziali e, in collaborazione con ARSIAL, realizza una mappatura delle zone in base ai livelli di qualità delle acque, con riferimento alle esigenze della pesca e dell’acquacoltura. La Giunta definisce con regolamento i parametri per la certificazione della qualità delle acque e gli eventuali contrassegni per differenziare le aree con standard più elevati.

Acquacoltura marina nei siti costieri riparati

Per contenere l’impatto ambientale, nei siti costieri riparati individuati dalla Giunta, le concessioni demaniali per acquacoltura marina possono occupare al massimo il 3% della superficie complessiva di ciascun sito. Per il Golfo di Gaeta sono previste regole speciali: la superficie marina individuata non può essere concessa per piscicoltura, salvo attività complementari di semina, primo accrescimento e stazionamento del pesce maturo, entro il limite di 2 ettari; le concessioni a fini di mitilicoltura possono interessare al massimo l’1,54% della superficie totale. Per gli allevamenti di piscicoltura è inoltre previsto, per le situazioni oggetto di piano di delocalizzazione presentato entro 30 giorni dall’entrata in vigore della disposizione, un possibile ulteriore periodo di permanenza nel Golfo fino a 36 mesi.

La Giunta individua e delimita i siti costieri riparati tenendo conto delle caratteristiche geomorfologiche, idrodinamiche e qualitative delle acque. Il regolamento regionale disciplina i criteri applicativi e l’eventuale delocalizzazione degli impianti già in esercizio o oggetto di concessioni anteriori alla legge.

Specie allevate e controlli sugli impianti

La Giunta predispone l’elenco delle specie allevate negli impianti di acquacoltura marina già in esercizio alla data di entrata in vigore della legge. Le concessioni per specie diverse da quelle elencate, nonché per l’allevamento di ibridi, sono rilasciate nel rispetto della normativa vigente e previo parere vincolante dell’osservatorio faunistico regionale.

Fondo di rotazione e copertura finanziaria

È istituito il Fondo rotativo PMI-Pesca e Acquacoltura per favorire l’accesso al credito del settore ittico. La dotazione prevista per il triennio 2008-2010 è pari a 1 milione di euro per ciascuna annualità, con copertura mediante riduzione di pari importo dello stanziamento di un altro capitolo di bilancio. La legge indica inoltre un capitolo di spesa specifico per gli interventi di sviluppo sostenibile e valorizzazione del comparto.

Modifiche ad altre norme regionali e abrogazioni

La legge modifica la disciplina regionale sul patrimonio ittico nelle acque interne, estendendo il riferimento all’ittiofauna anche alle acque marine e salmastre, e integra le funzioni di ARSIAL includendo la promozione della pesca e dell’acquacoltura responsabile, anche biologica, e i controlli sulla qualità dei prodotti e dei processi dell’intera filiera. Sono abrogate la precedente legge regionale del 1989 sullo sviluppo del settore, alcune disposizioni di leggi successive e la norma sui distretti di pesca contenuta nella legge regionale del 2006.

Decorrenza ed efficacia

La legge entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione Lazio, avvenuta il 28 marzo 2008.

Regime attuativo

L’attuazione è affidata a un regolamento regionale, con funzioni di dettaglio su contributi, commissioni locali, marchio di qualità, educazione alimentare e regole sugli impianti di acquacoltura marina. Il testo richiama inoltre regolamenti regionali successivi già adottati in materia di contribuzioni e siti costieri riparati.

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