Corte di giustizia, Sentenza C-147/24
Judgment of the Court (Grand Chamber) of 4 June 2026. — V v Staatssecretaris van Justitie en Veiligheid. — Reference for a preliminary ruling – Article 20 TFEU – Citizenship of the Union – Directive 2008/115/EC – Return of illegally staying third-country nationals – Article 5(a) and (b) – Obligation to take account of the best interests of the child and of family life – Article 6(2) – Decision of the competent authority of the host Member State refusing to grant a derived right of residence on its territory to the third-country national, who is the parent of a minor child who is a Union citizen, and ordering that third-country national to go immediately to another Member State – Interference with the exercise by a Union citizen of his or her right of free movement and residence within the territory of the Member States – Child having never resided in a Member State other than that of which he or she is a national – Derived right of residence of the parent, who is a third-country national, in the Member State of which the child is a national and in which that child resides – Right of residence of that parent in another Member State – Article 7 of the Charter of Fundamental Rights of the European Union – Right to respect for private and family life – Article 24(2) and (3) of the Charter of Fundamental Rights – Best interests of the child. — Case C-147/24
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte di giustizia chiarisce che la mera esistenza di un diritto di soggiorno in un altro Stato membro non basta, di per sé, a escludere il soggiorno derivato del genitore cittadino di Paese terzo ai sensi dell'articolo 20 TFUE. L'autorità nazionale deve verificare concretamente l'impatto della decisione sulla vita familiare del minore cittadino dell'Unione e sul suo interesse superiore, alla luce degli articoli 7 e 24 della Carta. Se il trasferimento compromette la continuità della vita familiare o contrasta con il best interests del minore, il diritto di soggiorno derivato va riconosciuto.
Diritto di soggiorno derivato del genitore cittadino di Paese terzo: incidenza dell'eventuale diritto di soggiorno in un altro Stato membro e necessità di verificare vita familiare e best interests del minore cittadino UE
La questione giuridica
Se l'articolo 20 TFUE osti al rigetto della domanda di soggiorno derivato proposta da un genitore cittadino di Paese terzo, quando il figlio minore è cittadino dell'Unione, non ha mai soggiornato in uno Stato membro diverso da quello di cui ha la cittadinanza e il genitore dispone già di un diritto di soggiorno in un altro Stato membro; e, in caso affermativo, se l'autorità nazionale debba prima verificare se la vita familiare possa proseguire nello Stato membro di destinazione e se lo spostamento del minore sia contrario al suo interesse superiore, tenendo conto dell'articolo 7 e dell'articolo 24, paragrafi 2 e 3, della Carta.
Principio di diritto
L'articolo 20 TFUE, letto alla luce degli articoli 7 e 24, paragrafi 2 e 3, della Carta, osta al diniego del soggiorno derivato al genitore cittadino di Paese terzo di un minore cittadino UE, anche se quel genitore ha un diritto di soggiorno in un altro Stato membro, quando l'autorità competente non abbia previamente verificato se la vita familiare con entrambi i genitori possa continuare in quello Stato e se il trasferimento del minore sia contrario al suo interesse superiore. Se tale verifica mostra che la vita familiare non può proseguire o che il trasferimento contrasterebbe con il best interests del minore, il soggiorno derivato deve essere riconosciuto nello Stato membro di cittadinanza e residenza del minore.
Norme richiamate
- Articolo 20 TFUE
- Articolo 267 TFUE
- Direttiva 2008/115/CE
- Articolo 5, lettere a) e b), Direttiva 2008/115/CE
- Articolo 6, paragrafo 2, Direttiva 2008/115/CE
- Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, articolo 7
- Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, articolo 24, paragrafi 2 e 3
- Direttiva 2004/38/CE, articolo 7, paragrafo 1
Diritto di soggiorno derivato del genitore di un minore cittadino dell'Unione e trasferimento in altro Stato membro
La pronuncia riguarda un rinvio pregiudiziale del rechtbank Den Haag in materia di cittadinanza dell'Unione e soggiorno derivato del genitore cittadino di Paese terzo. La Corte è chiamata a stabilire se il possesso, da parte del genitore, di un diritto di soggiorno in un altro Stato membro consenta di negare il soggiorno derivato nello Stato membro di cittadinanza del figlio minore, e quali verifiche impongano la Carta dei diritti fondamentali e l'articolo 20 TFUE.
Fatti e procedimento principale
V, cittadina marocchina, vive nei Paesi Bassi con il marito, cittadino nederlandese e marocchino, e con il figlio minore, cittadino esclusivamente nederlandese. Il figlio non ha mai vissuto in un altro Stato membro, presenta difficoltà di linguaggio e frequenta un istituto scolastico specializzato nei Paesi Bassi.
V ha chiesto un diritto di soggiorno derivato nei Paesi Bassi ai sensi dell'articolo 20 TFUE per restare con il figlio. Le autorità nederlandesi hanno respinto la domanda ritenendo che V avesse già un diritto di soggiorno in Spagna e hanno ordinato che si recasse immediatamente in quello Stato membro. Il giudice del rinvio dubita della compatibilità di tale impostazione con il diritto dell'Unione, soprattutto perché non sarebbe stata verificata la dipendenza del minore e la possibilità di mantenere in Spagna la vita familiare.
Normativa rilevante
La Corte richiama:
- l'articolo 20 TFUE, che riconosce la cittadinanza dell'Unione e il diritto dei cittadini UE di circolare e soggiornare liberamente;
- la direttiva 2008/115/CE, in particolare l'articolo 5, lettere a) e b), e l'articolo 6, paragrafo 2, sul rimpatrio dei cittadini di Paesi terzi soggiornanti irregolarmente;
- la Carta dei diritti fondamentali, articoli 7 e 24, paragrafi 2 e 3, relativi rispettivamente alla vita privata e familiare e ai diritti del minore;
- l'articolo 7, paragrafo 1, della direttiva 2004/38/CE, citata nel quadro fattuale per valutare la possibilità di soggiorno stabile in Spagna.
La Corte precisa inoltre che la direttiva 2008/115 disciplina le decisioni di rimpatrio e la loro esecuzione, ma non regola di per sé l'attribuzione di un diritto di soggiorno ai cittadini di Paesi terzi.
Questioni pregiudiziali
Il giudice olandese chiede, in sostanza:
- se l'articolo 20 TFUE impedisca di negare il soggiorno derivato al genitore di un minore cittadino UE solo perché quel genitore possiede già un diritto di soggiorno in un altro Stato membro;
- se, prima di ordinare al genitore di trasferirsi in tale altro Stato membro, l'autorità debba verificare la continuità della vita familiare e la conformità dello spostamento all'interesse superiore del minore, alla luce anche dell'articolo 5 della direttiva 2008/115 e della Carta.
Ragionamento della Corte
La Corte ribadisce la giurisprudenza consolidata sulla cittadinanza dell'Unione come status fondamentale e sul carattere derivato dei diritti riconosciuti ai familiari cittadini di Paesi terzi. Tali diritti servono a evitare che il diniego del soggiorno privi il cittadino UE del godimento effettivo del nucleo essenziale dei diritti connessi alla cittadinanza, costringendolo di fatto a lasciare il territorio dell'Unione.
Nel caso di un minore cittadino dell'Unione che non ha mai risieduto in uno Stato membro diverso da quello di cui è cittadino, la Corte distingue due scenari.
Ipotesi in cui il genitore non abbia più diritto di soggiorno nello Stato membro terzo
Se il genitore non ha più un diritto di soggiorno in Spagna, il diniego del soggiorno derivato nei Paesi Bassi, in presenza di un rapporto di dipendenza tra madre e figlio, costringerebbe il minore ad accompagnare la madre e quindi a lasciare l'Unione nel suo complesso. In tal caso, il figlio perderebbe il godimento sostanziale dei diritti connessi alla cittadinanza UE, sicché il soggiorno derivato della madre deve essere riconosciuto.
Ipotesi in cui il genitore mantenga un diritto di soggiorno in un altro Stato membro
Anche se il genitore conserva un diritto di soggiorno in Spagna, ciò non esclude automaticamente il soggiorno derivato nei Paesi Bassi. Se, per effetto del rapporto di dipendenza, il minore sarebbe costretto a seguire il genitore in Spagna, si produce un'interferenza con il diritto del minore cittadino UE di circolare e soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri.
In tale situazione, l'autorità nazionale, nel decidere sulla domanda di soggiorno derivato, deve verificare se:
- la vita familiare del minore con entrambi i genitori possa realisticamente proseguire nello Stato membro di destinazione;
- il trasferimento del minore sia compatibile con il suo interesse superiore.
La Corte sottolinea che questa valutazione deve essere effettuata tenendo conto dell'articolo 7 della Carta, in combinato disposto con l'articolo 24, paragrafi 2 e 3. In particolare, il diritto del minore a mantenere relazioni personali e contatti diretti regolari con entrambi i genitori, e la considerazione primaria del suo interesse superiore, impongono un esame concreto e non meramente formale.
La Corte osserva che, nel caso concreto, il giudice del rinvio segnala elementi che potrebbero rendere contrario all'interesse del minore il trasferimento in Spagna: il bambino parla olandese e non spagnolo, presenta ritardi del linguaggio ed è inserito in un percorso educativo specializzato nei Paesi Bassi. Se tali circostanze fossero confermate, il trasferimento potrebbe compromettere sia la continuità della vita familiare sia il best interests del minore.
Decisione e dispositivo
La Corte enuncia il seguente principio operativo:
- l'articolo 20 TFUE, letto alla luce degli articoli 7 e 24, paragrafi 2 e 3, della Carta, osta al rigetto del soggiorno derivato quando l'autorità competente non abbia prima verificato la continuità della vita familiare nello Stato membro di destinazione e la compatibilità del trasferimento del minore con il suo interesse superiore;
- quando tale verifica mostri che la vita familiare non può continuare o che il trasferimento sarebbe contrario all'interesse del minore, il genitore cittadino di Paese terzo deve ricevere un diritto di soggiorno derivato nello Stato membro in cui il minore, cittadino dell'Unione, è cittadino e risiede con entrambi i genitori.
Principio affermato
Il solo fatto che il genitore abbia già un diritto di soggiorno in un altro Stato membro non consente di respingere automaticamente la domanda di soggiorno derivato ex articolo 20 TFUE. L'autorità nazionale deve compiere un esame concreto della dipendenza del minore, della continuità della vita familiare e dell'interesse superiore del bambino; in difetto, la decisione è incompatibile con il diritto dell'Unione.
Come è indicizzato
Testo integrale
Continua a leggere gratis
Crea il tuo account Trovanorma: leggi il testo integrale della pronuncia, apri l’originale e chiedi all’AI di applicarlo al tuo caso, con ogni fonte citata.
7 giorni di prova · Nessuna carta di credito
Hai già un account? Accedi
La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giurisprudenza europea, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.
Altri documenti di Giurisprudenza europea
- Sentenza · 4 giu 2026Corte di giustizia, Sentenza C-722/23
- Sentenza · 4 giu 2026Corte di giustizia, Sentenza C-10/24
- Sentenza · 4 giu 2026Corte di giustizia, Sentenza C-312/24
- Sentenza · 4 giu 2026Corte di giustizia, Sentenza C-560/24
- Sentenza · 4 giu 2026Corte di giustizia, Sentenza C-621/24
- Sentenza · 4 giu 2026Corte di giustizia, Sentenza C-629/24
Cerchi altro? Cerca gratis in Giurisprudenza europea →