Cassazione Penale, Sentenza n. 23356/2025 del 23/06/2025
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale del riesame di Napoli del 28/10/2024 che aveva confermato la custodia cautelare in carcere per Giuseppe Jr Russo e, in parziale accoglimento, aveva sostituito la misura per Ciro Russo con gli arresti domiciliari. I ricorrenti contestavano la sussistenza dei gravi indizi per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa (art. 416‑bis c.p.), la valutazione delle intercettazioni e delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia (Pipolo e Mammoliti), la mancanza di nesso causale tra la disponibilità del locale e l'agevolazione del clan, nonché, per Giuseppe Jr, la presunta inefficacia sopravvenuta della misura per decorrenza dei termini (contestazione a catena / art. 297 c.p.p. comma 3).
La decisione
Per Ciro Russo: ricorso in cassazione rigettato; la Corte ha ritenuto congrua e logica la motivazione del Tribunale del riesame che aveva valorizzato elementi convergenti (dichiarazioni dei collaboratori, servizi di osservazione, riprese video e intercettazioni) e confermato la sussistenza dei gravi indizi, pur mantenendo per Ciro solo gli arresti domiciliari già disposti. Per Giuseppe Jr Russo: ricorso dichiarato inammissibile per aspecificità della doglianza relativa alla contestazione a catena; rigettata la richiesta di dichiarare inefficace la misura per decorrenza dei termini; condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 alla Cassa delle ammende. Entrambi i ricorrenti condannati alle spese processuali; per Giuseppe Jr anche la somma alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 416‑bis c.p.
Norma sostanziale in base alla quale è contestata l'accusa di associazione mafiosa; la Corte riconosce che le condotte contestate possono qualificarsi come apporto funzionale al clan, se provate da elementi convergenti.
art. 110 c.p.
Concorso di persone nel reato: richiamato in relazione alla imputazione di concorso esterno in associazione mafiosa.
art. 309 c.p.p.
Norma procedurale relativa al ricorso per cassazione contro ordinanze; inquadramento procedurale dei ricorsi presentati.
art. 273 c.p.p.
Regole sulla prova per le dichiarazioni; richiamata nell'ambito della censura sulla valutazione delle dichiarazioni dei collaboratori.
art. 274 c.p.p.
Regole sulla valutazione della prova testimoniale e delle dichiarazioni; richiamata dalle difese nella critica alla motivazione del riesame.
art. 275 c.p.p. comma 3
Presunzione relativa di pericolosità (pericolo di recidiva) che il Tribunale ha richiamato per giustificare esigenze cautelari; la Corte ha ritenuto corretta la sua applicazione in presenza di apporto continuativo al clan.
art. 297 c.p.p. comma 3
Disciplina sulla contestazione a catena e sulla possibile retrodatazione degli effetti della custodia cautelare; la Corte ha ricordato che la questione dell'inefficacia per decorrenza dei termini va adeguatamente specificata e, di norma, proposta con istanza ex art. 306 c.p.p.
art. 306 c.p.p.
Strumento procedurale per chiedere la scarcerazione per decorrenza dei termini; la Corte segnala che tale rimedio è quello corretto per dedurre l'inefficacia della misura per decorrenza dei termini.
art. 310 c.p.p.
Ricorso al tribunale in appello contro il rigetto dell'istanza ex art. 306; richiamato come percorso alternativo per la questione dei termini.
art. 173 disp. att. c.p.p.
Limiti di sintesi nella enunciazione dei motivi di impugnazione in cassazione, richiamata nella motivazione sulla formulazione dei motivi.
art. 94 comma 1‑ter disp. att. c.p.p.
Obbligo di trasmissione del provvedimento al direttore dell'istituto penitenziario competente, disposto nella parte finale dell'ordinanza.
Massime di principio
- Il sindacato di legittimità sulla motivazione delle misure cautelari è limitato: la Cassazione verifica la coerenza logico‑giuridica della motivazione, non rifà la valutazione di merito sulle prove (intercettazioni, riprese, dichiarazioni).
- Per contestare la valutazione delle intercettazioni e delle dichiarazioni di collaboratori è necessario mostrare vizi logico‑giuridici nella interpretazione del giudice (contraddizioni interne alla motivazione), non limitarsi a proporre un'interpretazione alternativa dei fatti.
- La presenza di elementi convergenti (servizi di osservazione, videoregistrazioni, utilizzo di utenze/veicoli, dichiarazioni di collaboratori) può integrare gravi indizi per il concorso esterno in associazione mafiosa senza che sia richiesta la formale qualifica di 'affiliato'.
- La presunzione prevista dall'art. 275 c.p.p. (pericolo di recidiva) può giustificare misure cautelari più afflittive quando l'apporto all'organizzazione risulti continuativo e operativo; tuttavia il giudice deve valutare anche le circostanze personali e la proporzionalità della misura (possibile sostituzione con misura meno afflittiva).
- La contestazione a catena e la questione della retrodatazione dei termini devono essere dedotte in modo specifico: per ottenere la scarcerazione per decorrenza dei termini è necessario proporre istanza ex art. 306 c.p.p.; in sede di riesame la doglianza è inammissibile se aspecifica.
- Chi impugna deve curare la specificità e la concretezza delle censure: doglianze generiche o ricostruzioni alternative dei fatti sono spesso inammissibili o infondate in Cassazione.
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