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Cassazione Civile, Ordinanza n. 15841/2024 del 06/06/2024

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO SENZA RINVIO

Favorevole al ricorrente (pubblica amministrazione)

La controversia

La controversia nasce da una procedura selettiva interna bandita nel 2007 per la progressione verticale di personale già in servizio presso il Ministero. La Corte d’appello aveva riconosciuto alla dipendente il diritto all’inquadramento nella superiore area tramite scorrimento della graduatoria, ritenendo che la decisione dell’amministrazione di coprire i posti vacanti e il successivo diniego di autorizzazione allo scorrimento dovessero essere disapplicati, e che la riforma introdotta dal d.lgs. n. 150 del 2009 non si applicasse perché il concorso era antecedente. In cassazione il Ministero ha censurato tale decisione con un solo motivo, deducendo violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c. in relazione all’art. 2 dell’accordo sindacale del 12.7.2007, sostenendo che la lavoratrice non aveva provato i fatti costitutivi del preteso diritto allo scorrimento e, in particolare, la vacanza del posto per rinuncia, dimissioni o pensionamento del vincitore originario.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il ricorso. Ha ritenuto che, ai sensi dell’art. 2697 c.c., spettasse alla lavoratrice l’onere di provare i fatti costitutivi del diritto vantato, senza che potesse operare il criterio della vicinanza della prova. Ha inoltre affermato che, nel pubblico impiego contrattualizzato, lo scorrimento della graduatoria nelle progressioni verticali non configura un diritto soggettivo automatico degli idonei, essendo subordinato alla discrezionalità dell’amministrazione e, soprattutto, che lo ius superveniens del d.lgs. n. 150 del 2009, applicabile dal 1° gennaio 2010, ha reso non più legittimo lo scorrimento di graduatorie di concorsi riservati agli interni banditi prima di tale data, in assenza di un regime transitorio. Conseguentemente la sentenza d’appello è stata cassata e, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la Corte ha deciso nel merito rigettando la domanda proposta dalla lavoratrice; ha compensato le spese dei gradi di merito e ha condannato la controricorrente alle spese del giudizio di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 360, n. 3, c.p.c.

    viene richiamato come parametro del motivo di ricorso per cassazione dedotto per violazione e falsa applicazione di legge.

  • art. 2697 c.c.

    regola l’onere della prova: l’attore deve provare i fatti costitutivi del diritto azionato.

  • art. 2 dell’accordo sindacale del 12.7.2007

    è evocato dal ricorrente quale base contrattuale della pretesa, ma la Corte rileva che non esonera la parte dall’onere di provare i presupposti del diritto allo scorrimento.

  • art. 384, secondo comma, c.p.c.

    consente alla Corte di decidere nel merito una volta cassata la sentenza, quando non siano necessari ulteriori accertamenti di fatto.

  • art. 118 disp. att. c.p.c.

    è richiamato per rinviare alla giurisprudenza precedente quale supporto della ricostruzione della vicenda.

  • art. 112 c.p.c.

    costituisce il limite al potere della Corte di qualificare giuridicamente i fatti sulla base di argomenti diversi da quelli prospettati dalle parti.

  • art. 24 d.lgs. n. 150 del 2009

    "le amministrazioni pubbliche, a decorrere dal 1° gennaio 2010, coprono i posti disponibili nella dotazione organica attraverso concorsi pubblici, con riserva non superiore al cinquanta per cento a favore del personale interno"

    esclude, per il periodo successivo al 1° gennaio 2010, la legittimità dello scorrimento di graduatorie relative a concorsi interni riservati, in assenza di un regime transitorio di salvaguardia.

  • art. 52, comma 1-bis, d.lgs. n. 165 del 2001

    viene richiamato come base del nuovo sistema delle progressioni verticali, che impone concorsi pubblici con limitata riserva al personale interno.

  • art. 97 Cost.

    è evocato come principio di buon andamento e imparzialità, a fondamento della lettura restrittiva delle progressioni verticali riservate agli interni.

Massime di principio

  • Nel giudizio avente ad oggetto la pretesa allo scorrimento di una graduatoria interna, il lavoratore che agisce deve provare i fatti costitutivi della domanda, compresi i presupposti concreti che renderebbero attuale il diritto invocato.
  • Il criterio della vicinanza della prova non può derogare alla regola dell’art. 2697 c.c. quando la parte interessata possa acquisire la documentazione necessaria mediante gli ordinari strumenti di accesso agli atti o processuali, ovvero quando il fatto da provare dipenda da più possibili evenienze non tutte nella sfera di conoscenza della controparte.
  • Nel pubblico impiego contrattualizzato lo scorrimento delle graduatorie non costituisce, di regola, un diritto soggettivo automatico degli idonei, ma presuppone una scelta discrezionale dell’amministrazione di coprire il posto disponibile, salvo diverso obbligo previsto dalla contrattazione collettiva o dal bando.
  • Lo ius superveniens che modifica il regime delle progressioni verticali si applica alla realizzazione dello scorrimento quando questo non si sia ancora tradotto in una posizione soggettiva consolidata; in mancanza di un regime transitorio, le graduatorie di concorsi interni riservati anteriori alla riforma non attribuiscono una legittima aspettativa tutelabile alla copertura del posto.
  • Quando la Corte di cassazione cassa la sentenza di merito e non occorrono ulteriori accertamenti fattuali, può decidere direttamente nel merito e rigettare la domanda originaria.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniImpugnazione delibere condominialiLavoro a termine
RamiProcesso civileLavoro
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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