Cassazione Penale, Sentenza n. 15678/2025 del 22/04/2025
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Ricorso per cassazione contro la condanna per il reato di riciclaggio (art. 648-bis c.p.). Il ricorrente deduceva: 1) insufficienza dell'elemento oggettivo del reato, atteso che le dichiarazioni della Pastore erano dichiarate inutilizzabili e gli unici elementi concreti erano due bonifici e ricevute potenzialmente falsificate; 2) carenza dell'elemento soggettivo, contestando l'affermazione che il ricorrente "non poteva non sapere" della provenienza illecita del veicolo; 3) vizi procedurali e di qualificazione giuridica per il fatto che il P.G. chiedeva in udienza la riqualificazione in ricettazione senza modificare il capo di imputazione (art. 423 c.p.p.); 4) contestazione della recidiva reiterata ritenuta dal giudice. Il Procuratore Generale in Cassazione ne chiedeva l'annullamento con rinvio nella parte relativa alla qualificazione giuridica del fatto.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato per vizio motivazionale: ha annullato la sentenza impugnata nella parte relativa alla qualificazione giuridica del fatto, rilevando una carenza e apoditticità della motivazione della Corte d'appello riguardo alla sussistenza degli elementi costitutivi del reato di riciclaggio (in particolare ruolo effettivo del ricorrente, rapporto col titolare del bene, modalità dei pagamenti e possibile intermediazione). Ha disposto il rinvio della causa alla Corte d'Appello affinché compia una più completa e autonoma valutazione delle censure difensive; i restanti motivi sono stati ritenuti assorbiti. In sintesi: annullamento parziale con rinvio per nuovo esame sulla qualificazione e sulla valutazione motivazionale degli elementi di fatto e di colpevolezza.
Norme richiamate
art. 648-bis cod. pen.
La norma sul riciclaggio richiede prova dell'azione diretta a ostacolare l'identificazione della provenienza illecita di denaro/beni e della consapevolezza del soggetto; la Corte ha ritenuto che, nel caso concreto, mancasse una motivazione adeguata a dimostrare questi elementi rispetto al ruolo dell'imputato.
art. 192 cod. proc. pen.
Riguarda l'elemento soggettivo e le deduzioni in Cassazione: la Corte ha richiamato la necessità di adeguata valutazione probatoria per ritenere la consapevolezza dell'illecito da parte del ricorrente, non potendosi basare su enunciati apodittici.
art. 422 cod. proc. pen.
Norma sul contenuto del provvedimento motivato e sulla possibilità di esposizione sintetica; richiamata nella fase di redazione del ricorso e nella limitazione delle censure nei 'limiti strettamente necessari' ai fini della motivazione in cassazione.
art. 423 cod. proc. pen.
Disciplina la modifica del capo di imputazione in udienza. La Corte ha osservato che la richiesta del P.G. di riqualificare il fatto in ricettazione, se non accompagnata da modifica formale del capo di imputazione, è procedimentalmente carente e non sostituisce la necessaria prova del requisito del concorso morale.
art. 173 disp. att. cod. proc. pen.
art. 173 disp.att. cod. proc. pen.
Norma richiamata a giustificazione della sintesi delle censure nel ricorso: essa consente che le motivazioni siano esposte nei limiti necessari per la Cassazione, ma la Corte ha comunque imposto che l'appello motivato di merito debba essere adeguatamente valutato.
Giurisprudenza citata (Taglialatela, Sez.2 n.43067/13.10.2021; Giamè, Sez.2 n.30265/11.05.2017)
Sez.2, n.43067 del 13/10/2021; Sez.2, n.30265 del 11/05/2017
Richiamate per il principio secondo cui la ricorrenza del reato di riciclaggio richiede chiari elementi collegati alla condotta di occultamento o di omessa identificazione della provenienza del bene, non potendosi fondare la responsabilità su mere deduzioni o correlazioni deboli.
Massime di principio
- Per la configurazione del reato di riciclaggio è necessario provare sia l'azione concreta diretta a ostacolare l'identificazione della provenienza illecita del bene/denaro sia la consapevolezza o la dolosa accettazione della provenienza illecita: mere operazioni di pagamento (es. bonifici) possono essere insufficienti se non collegate in modo chiaro al comportamento di occultamento.
- La mera affermazione che l'imputato "non poteva non sapere" non sostituisce la prova dell'elemento soggettivo; il giudice deve motivare dettagliatamente perché la conoscenza dovrebbe essere ritenuta sussistente.
- Se il Pubblico Ministero in udienza invoca una riqualificazione del fatto (es. in ricettazione), deve rispettare le regole procedurali (modifica del capo di imputazione) e fornire elementi probatori idonei al nuovo inquadramento; altrimenti la richiesta è inidonea a sanare carenze probatorie.
- In appello e in cassazione non è sufficiente un rinvio tout court alle conclusioni del giudice di primo grado: la Corte d'appello deve offrire una valutazione autonoma e motivata delle censure difensive, senza argomentazioni apodittiche.
- La presenza di elementi anomali sul bene (es. contraffazione dei segni identificativi) richiede l'accertamento del nesso con la condotta dell'imputato (intermediazione, titolarità, modalità di pagamento), altrimenti la qualificazione come riciclaggio può risultare prematura.
- In presenza di prove potenzialmente alterate o dichiarazioni inutilizzabili, il giudice deve esplicitare come ha valutato gli altri elementi probatori e perché essi, da soli, giustificano la condanna.
- Nel ricorso per cassazione la Corte può assorbire motivi residuali se la decisione sulle questioni fondamentali rende inutili gli ulteriori esami: tuttavia, quando la motivazione di merito è carente, è frequente l'annullamento con rinvio per un nuovo e completo esame.
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