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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 21261/2025 del 05/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza di condanna per omesso versamento di ritenute (art. 10-bis D.Lgs. n. 74/2000) e di IVA (art. 10-ter D.Lgs. n. 74/2000) per gli anni 2015-2016. Il ricorrente deduceva, in sintesi: 1) errore nella valutazione della causa di forza maggiore (art. 45 cod. pen.) dovuta alla crisi di liquidità della società Biancamano S.p.a., causata da ritardi nei pagamenti delle amministrazioni pubbliche; 2) mancata valutazione degli elementi di prova prodotti a discarico (documentazione sul concordato, accordi sindacali, testimonianze) e della proattività dell'imputato; 3) vizi di motivazione e violazione di legge sulla determinazione e sulla mancata riduzione delle pene accessorie (art. 12 D.Lgs. n. 74/2000 e artt. 133 cod. pen., 157 cod. pen., 27 Cost.), anche in considerazione della prescrizione di uno dei reati; 4) illegittima applicazione della confisca per equivalente senza preventiva verifica concreta della possibilità di eseguire la confisca diretta nei confronti della società (art. 12-bis D.Lgs. n. 74/2000).

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso quanto alla gran parte dei motivi, ritenendo inammissibile o infondato il riesame dei fatti e confermando la sostanza delle valutazioni di merito relative alla responsabilità dell'imputato (in particolare, l'insussistenza della causa di forza maggiore e l'esistenza dell'elemento psicologico). Ha invece accolto il ricorso limitatamente alla durata della pena accessoria dell'interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese: ha annullato senza rinvio la parte impugnata relativa a quella misura e l'ha ridotta alla durata minima prevista dalla legge (6 mesi). Per il resto la sentenza impugnata è stata respinta: confermate la condanna per i reati residui e la legittimità della confisca per equivalente nella misura diminuita a seguito della declaratoria di prescrizione per il periodo 2015 operata in sede di appello.

Norme richiamate

  • art. 10-bis D.Lgs. n. 74/2000

    Riguarda l'omesso versamento delle ritenute certificate; la Corte afferma che la crisi di liquidità non esclude automaticamente il dolo e la responsabilità: l'imputato deve fornire piena prova dell'inesigibilità e di aver fatto tutto il possibile per reperire le risorse necessarie.

  • art. 10-ter D.Lgs. n. 74/2000

    Riguarda l'omesso versamento dell'IVA: l'obbligo di versamento è indipendente dall'effettiva riscossione del corrispettivo e il mancato incasso da parte dei clienti non esclude il dolo, salvo prova dettagliata delle ragioni che hanno portato all'emissione della fattura prima dell'incasso.

  • art. 45 cod. pen.

    Norma sulla causa di forza maggiore: la Corte interpreta restrittivamente la possibilità di invocarla per difficoltà economiche aziendali; la forza maggiore richiede un fatto imponderabile, imprevedibile e non riconducibile alla condotta dell'agente.

  • art. 12 D.Lgs. n. 74/2000

    Regola le pene accessorie per i reati tributari; la Corte ha ritenuto che la pena accessoria applicata dal giudice di merito fosse intesa nel minimo ed ha rideterminato la sua durata al minimo legale (6 mesi) con annullamento senza rinvio su quel profilo.

  • art. 12-bis D.Lgs. n. 74/2000

    Disciplina la confisca per equivalente: la Corte ha affermato che la confisca sostitutiva è legittima quando risulti concreta l'incapienza dei beni aggredibili mediante confisca diretta e che la sola astratta possibilità di recupero dalla società non impedisce l'applicazione della confisca per equivalente.

  • art. 133 cod. pen.

    Norma sulla determinazione della pena: richiamata in relazione alla determinazione delle pene accessorie e alla necessità di motivazione adeguata sul loro ammontare in presenza di prescrizione di taluni reati.

  • art. 620 cod. proc. pen.

    Consente l'annullamento senza rinvio per vizi limitati; la Corte lo ha utilizzato per annullare senza rinvio la parte relativa alla durata della pena accessoria e rideterminarla al minimo.

Massime di principio

  • Per invocare la causa di forza maggiore (art. 45 c.p.) per omissioni tributarie occorre provare in modo analitico e pieno che la crisi era imprevedibile, imponderabile e totalmente estranea alla condotta del responsabile; le difficoltà economiche ordinarie non bastano.
  • La semplice impossibilità di incassare crediti (inadempienze di committenti) non esonera automaticamente dall'obbligo di versamento dell'IVA o delle ritenute: il versamento è dovuto indipendentemente dalla riscossione e chi agisce deve dimostrare di aver adottato tutte le misure idonee per recuperare risorse.
  • La valutazione della diligenza dell'imprenditore richiede prova che siano stati tentati tutti i rimedi (es. credito bancario, factoring, storni contabili, pagamenti immediati dopo incasso); la scelta deliberata di destinare risorse ad altri crediti può integrare il dolo.
  • La confisca per equivalente è ammissibile quando la confisca diretta risulti concretamente impraticabile; l'eventuale possibilità teorica di soddisfacimento tramite beni societari non impedisce la misura se non dimostrata concretamente l'aggressibilità dei beni.
  • In caso di prescrizione parziale dei reati, la rideterminazione delle pene accessorie richiede motivazione specifica; la Corte di cassazione può, in presenza di chiara volontà del giudice di merito di applicare il minimo, ridurre direttamente la durata dell'accessoria al minimo legale mediante annullamento senza rinvio.
  • I ricorsi in Cassazione non possono essere mero riesame degli elementi di fatto e delle valutazioni probatorie: devono dedurre errori di diritto o vizi motivazionali specifici e non generici.

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