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Sentenza

Sentenza del 12/11/2018 n. 11485 - Comm. Trib. Prov. Catania

Compenso amministratore di società risultante da scritture contabili- assenza delibera assembleare - disconoscimento - Illegittimità

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

Il disconoscimento fiscale è stato ritenuto illegittimo. La deducibilità del compenso non può essere negata esclusivamente perché manca una delibera assembleare, se il pagamento risulta dalla contabilità ed è stato effettuato nell'anno d'imposta. La pronuncia si pone in senso difforme rispetto alla sentenza della Corte di Cassazione n. 884 del 16 gennaio 2019.

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale il privato

La controversia

La controversia riguarda la deducibilità, ai fini delle imposte sui redditi, del compenso spettante all'amministratore di una società. L'Amministrazione finanziaria aveva disconosciuto il costo perché il compenso non risultava autorizzato da una delibera assembleare, ma soltanto registrato nella contabilità sociale. La decisione afferma che tale assenza non è sufficiente, da sola, a escludere la deduzione fiscale quando il compenso sia effettivamente maturato e corrisposto nell'esercizio interessato, in applicazione del principio di cassa previsto dalla normativa fiscale.

Norme richiamate

  • Art. 95, comma 5, del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR)

    I compensi spettanti agli amministratori delle società ed enti di cui all'articolo 73, comma 1, sono deducibili nell'esercizio in cui sono corrisposti.

    La norma introduce, per i compensi degli amministratori, il principio di deducibilità nell'esercizio del pagamento. Pertanto, ai fini fiscali, l'effettiva corresponsione nell'anno d'imposta assume rilievo centrale e la mancanza della delibera assembleare non determina automaticamente l'indeducibilità.

  • Art. 2389 del codice civile

    La disposizione disciplina la remunerazione degli amministratori e il ruolo dell'assemblea o dell'atto costitutivo nella sua determinazione. La sentenza distingue il profilo civilistico dell'autorizzazione del compenso da quello fiscale, ritenendo che l'assenza della delibera non comporti necessariamente il disconoscimento del costo quando il pagamento sia documentato.

  • Corte di Cassazione, sentenza n. 884 del 16 gennaio 2019

    È richiamata come orientamento difforme, secondo cui la mancanza di una valida delibera assembleare può incidere sulla deducibilità del compenso dell'amministratore.

Massime di principio

  • In ambito fiscale, la deducibilità del compenso dell'amministratore può dipendere soprattutto dalla prova dell'effettivo pagamento nell'esercizio, secondo il principio di cassa.
  • La mancanza di una delibera assembleare non comporta necessariamente, da sola, l'indeducibilità del compenso, se il costo è adeguatamente documentato nelle scritture contabili e il pagamento è dimostrato.
  • È opportuno mantenere comunque una delibera o un atto societario che determini il compenso, perché il profilo civilistico e gli orientamenti giurisprudenziali non sono completamente uniformi.
  • La contabilità deve essere supportata da documentazione coerente, come bonifici, quietanze, cedolini, registrazioni contabili e ritenute fiscali, per dimostrare sia l'esistenza sia l'effettiva corresponsione del compenso.
  • In presenza di giurisprudenza difforme, l'esito concreto può dipendere dalle circostanze del caso, dalla qualità della documentazione e dall'orientamento seguito dal giudice.

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