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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 23481/2022 del 27/07/2022

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Opposizione all'esecuzione promossa dagli intimati (Mariolini e Barbetti) avverso il precetto intimato da Bignotti per la demolizione del muro di sostegno del terrapieno. Il nucleo della controversia concerneva l'interpretazione del titolo esecutivo (sentenza della Corte d'appello di Brescia n. 598/2011): la ricorrente sostiene che il titolo imponeva l'arretramento e la demolizione dell'opera unitaria denominata "terrapieno artificiale", comprensiva sia del terreno di riporto sia del muro di contenimento; gli intimati hanno invece sostenuto di avere ottemperato e che il titolo non imponeva la demolizione del muro.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il primo motivo di ricorso di Bignotti ritenendo che i giudici di merito abbiano erroneamente individuato la portata precettiva del titolo esecutivo, dando prevalenza al solo dictum dispositivo senza correlare le argomentazioni della parte motiva. Dalla motivazione della sentenza n. 598/2011 emergeva invece che il 'terrapieno artificiale' era inteso come un'opera unitaria (manufatto) composta dal terreno di riporto e dal muro di contenimento, qualificata come "costruzione" e quindi assoggettata all'ordine di arretramento e demolizione nella sua interezza. Perciò la Cassazione ha cassato la sentenza impugnata e ha disposto il rinvio alla Corte d'appello di Brescia, in diversa composizione, perché verifichi l'effettiva spontanea ottemperanza al titolo e provveda anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 2909 cod. civ.

    La norma è richiamata nel motivo di ricorso ma la decisione della Corte di cassazione non sviluppa un'interpretazione specifica direttamente riferita a questo articolo; il rilievo decisivo è stato l'interpretazione del titolo esecutivo nel suo complesso.

  • art. 474 cod. proc. civ.

    Richiamato nel primo motivo di ricorso insieme ad altre disposizioni procedurali; dalla decisione non emerge una disamina autonoma di tale norma, trattandosi essenzialmente di censura sull'errata individuazione della portata esecutiva del titolo.

  • art. 615 cod. proc. civ.

    Interpretazione centrale: il giudice dell'esecuzione (o il giudice dell'opposizione all'esecuzione ex art. 615) deve interpretare il titolo esecutivo di formazione giudiziale nella sua unità strutturale, congiungendo dispositivo e motivazione per determinarne la reale portata precettiva.

  • art. 360, primo comma, n. 3, cod. proc. civ.

    Utilizzato come parametro di censura per vizio di motivazione o erronea applicazione della legge; la Cassazione ha accolto il motivo fondato su tale vizio relativo all'errata individuazione del contenuto precettivo del titolo.

Massime di principio

  • Il titolo esecutivo di formazione giudiziale va interpretato unitariamente: si deve leggere congiuntamente dispositivo e motivazione per individuare l'effettivo comando esecutivo.
  • Quando il titolo usa locuzioni composite (es. "terrapieno artificiale"), occorre verificare nella motivazione se il giudice ha inteso la cosa come un'opera unitaria comprendente più elementi materiali (terreno + muro) e quindi soggetta all'ordine nella sua interezza.
  • In un'opposizione all'esecuzione l'adempimento va provato rispetto all'intera portata del titolo così interpretata; tanto il creditore esecutante quanto l'opponente devono riferirsi alla motivazione del titolo per definire l'oggetto dell'adempimento.
  • Se i giudici di merito interpretano il titolo restringendone o alterandone la portata senza considerare la motivazione, la Cassazione può cassare e rinviare per una verifica di ottemperanza più attenta.
  • Per evitare contestazioni future è utile che i provvedimenti giudiziali recanti ordini di demolizione o arretramento specifichino chiaramente se il comando riguarda singoli elementi materiali o l'opera nella sua unità.

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