Sentenza n. 58/2026 - Lecce, Sezione 1
per l'annullamento del provvedimento in data 5.10.23 prot. n. 14316 del Responsabile del Settore Urbanistica e Ambiente del Comune di Lequile e di ogni altro atto presupposto, connesso, collegato e/o consequenziale; nonché per l’accertamento dell'avvenuta decadenza dei vincoli espropriativi gravanti sul terreno di proprietà del ricorrente e del conseguente obbligo del Comune di Lequile e della Regione Puglia di procedere alla riqualificazione urbanistica delle aree di proprietà del ricorrente; e la condanna dei medesimi Comune di Lequile e Regione Puglia, ad avviare e concludere il procedimento di che trattasi mediante l'adozione di un provvedimento espresso.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: diniego del permesso di costruire per la realizzazione di un muro di recinzione e dei relativi accessi su un lotto sito nel territorio comunale
Esito
Favorevole al ricorrente (proprietario)
Prevale il privato
La controversia
Il ricorrente ha impugnato il provvedimento dirigenziale del 5 ottobre 2023, con cui il Comune di Lequile ha negato il permesso di costruire richiesto per la realizzazione di una recinzione costituita da cordolo di fondazione, conci di tufo, colonne di rinforzo e due cancelli carrabili. Il diniego era motivato con l'affermazione secondo cui l'intervento non sarebbe stato conforme alle previsioni urbanistiche e di viabilità del PRG vigente. Il ricorrente ha dedotto, in primo luogo, la violazione degli artt. 20 e seguenti d.P.R. n. 380/2001 e dell'art. 10-bis l. n. 241/1990, nonché il difetto di motivazione, sostenendo che il provvedimento contenesse un'affermazione apodittica e non consentisse di comprendere le ragioni concrete del diniego. In secondo luogo, ha dedotto la violazione dell'art. 9 d.P.R. n. 380/2001 e dell'art. 832 c.c., nonché la falsità del presupposto, sostenendo che l'intervento fosse compatibile con la disciplina delle cosiddette zone bianche, anche in considerazione dell'intervenuta decadenza dei vincoli espropriativi gravanti sulle aree. Ha inoltre chiesto l'accertamento dell'inadempimento del Comune all'obbligo di completare la pianificazione urbanistica e la condanna dell'amministrazione a provvedere, ai sensi dell'art. 117 c.p.a., con eventuale nomina di un commissario ad acta.
La decisione
Il TAR ha accolto la domanda principale di annullamento. Ha rilevato che la motivazione del diniego si esauriva nell'indicazione generica della non conformità dell'intervento alle previsioni urbanistiche e di viabilità, senza specificare quali disposizioni ostassero alla realizzazione della recinzione e senza chiarire se tali previsioni fossero collegate ai vincoli espropriativi richiamati dal ricorrente. L'assoluta carenza degli elementi necessari a ricostruire l'iter logico seguito dall'amministrazione ha impedito il controllo sulla legittimità del diniego. Il Comune è stato quindi obbligato a rideterminarsi sull'istanza mediante una motivazione puntuale e dettagliata, fondata su circostanziate risultanze istruttorie. La domanda relativa alla riqualificazione urbanistica delle aree, qualificata dal ricorrente come ancillare rispetto a quella di annullamento, è stata dichiarata improcedibile in conseguenza dell'accoglimento della domanda principale. Il Comune è stato condannato al pagamento di € 1.500,00 per spese di lite, oltre accessori e rifusione del contributo unificato ove versato.
Norme richiamate
art. 20 e ss. d.P.R. n. 380/2001
La disciplina del procedimento per il rilascio del permesso di costruire impone che il diniego sia adeguatamente motivato in relazione alle concrete ragioni ostative all'intervento.
art. 9 d.P.R. n. 380/2001
È richiamato dal ricorrente in relazione alla disciplina urbanistico-edilizia applicabile nelle aree prive di pianificazione specifica; la sentenza accoglie il ricorso per difetto di motivazione senza definire nel merito la compatibilità dell'intervento con tale disciplina.
art. 10-bis l. n. 241/1990
Il preavviso di rigetto e il successivo provvedimento conclusivo devono consentire di comprendere le concrete ragioni ostative, non essendo sufficiente una formula generica sulla non conformità urbanistica e viabilistica.
art. 117 c.p.a.
La domanda diretta ad accertare l'inadempimento dell'amministrazione all'obbligo di provvedere sulla riqualificazione urbanistica delle aree è stata dichiarata improcedibile in conseguenza dell'accoglimento della domanda principale.
art. 832 c.c.
È richiamato dal ricorrente a tutela delle facoltà del proprietario, ma la sentenza non decide nel merito tale profilo, avendo fondato l'annullamento sul difetto di motivazione.
Massime di principio
- Un diniego di permesso di costruire non è adeguatamente motivato quando si limita ad affermare genericamente la non conformità dell'intervento alle previsioni urbanistiche e di viabilità, senza individuare le specifiche disposizioni ostative e il loro concreto rapporto con l'opera richiesta.
- Il provvedimento edilizio negativo deve contenere elementi sufficienti a ricostruire l'iter logico seguito dall'amministrazione e deve fondarsi su risultanze istruttorie circostanziate, in modo da consentire al destinatario e al giudice il controllo sulle ragioni effettive del diniego.
- L'annullamento di un diniego edilizio per difetto di motivazione comporta l'obbligo dell'amministrazione di riesaminare l'istanza e di rideterminarsi con una motivazione puntuale e dettagliata, senza che il giudice possa sostituirsi all'amministrazione nella prima valutazione concreta dei presupposti edilizi.
- Quando la domanda di riqualificazione urbanistica delle aree è proposta come ancillare rispetto alla domanda di annullamento del diniego edilizio, l'accoglimento della domanda principale può determinare l'improcedibilità della domanda ancillare.
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