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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 44267/2024 del 03/12/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore impugnava l'ordinanza del Tribunale del riesame di Perugia che aveva riqualificato il capo A originariamente contestato a El Hamdouni (tentato omicidio, artt. 56, 110, 575, 577 c.p.) nella fattispecie delle lesioni personali lievi commesse da più persone con arma impropria e aveva disposto la liberazione dell'indagato. Il ricorso deduceva: 1) travisamento delle dichiarazioni dei coindagati in ordine all'arma impiegata, motivo per cui la riqualificazione non era adeguatamente motivata; 2) errata applicazione del criterio della prognosi postuma e vizio di motivazione nella valutazione dell'idoneità degli atti a provocare la morte, nonché mancata valutazione completa della sequenza e delle modalità dell'aggressione (minaccia con pistola, costrizione a salire in auto, trasporto in capannone abbandonato, ripetuti colpi al volto e alla nuca con oggetto di ferro).

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha annullato l'ordinanza impugnata e ha disposto il rinvio al Tribunale del riesame di Perugia per un nuovo giudizio. Motivazione: il Tribunale del riesame non ha adeguatamente applicato il criterio della prognosi postuma nell'accertare l'idoneità degli atti a causare la morte, né ha fornito una motivazione congrua sulla mancata valutazione dell'univocità degli atti e della direzione teleologica della volontà degli aggressori; inoltre non ha spiegato compiutamente perché la dinamica violenta e ravvicinata dell'aggressione (colpi al volto e alla nuca, minaccia con pistola, sequestro/trasporto) non fosse idonea a realizzare il risultato morte, indipendentemente dalle divergenze circa l'esatto oggetto usato. Di conseguenza è stato disposto un nuovo esame di merito secondo i criteri indicati dalla giurisprudenza sulla prognosi postuma e sull'univocità degli atti.

Norme richiamate

  • art. 56 cod. pen. (tentativo)

    Il giudice deve valutare l'idoneità degli atti a provocare il risultato secondo il criterio della prognosi postuma, riferendosi alla situazione prevedibile al momento dell'azione.

  • art. 110 cod. pen. (concorso di persone nel reato)

    La condotta va valutata nella complessità dell'attività posta in essere dai più autori agenti in concorso, considerandone la ricaduta sulla qualificazione del reato.

  • art. 575 cod. pen. (omicidio)

    La qualificazione verso il delitto di omicidio tentato richiede prova dell'animus necandi e dell'idoneità concreta degli atti a cagionare la morte, valutati ex ante secondo la prognosi postuma.

  • art. 577, primo comma, n. 3 cod. pen. (circostanze aggravanti richiamate nell'atto)

    Richiamata nell'originaria contestazione; serve a definire il quadro aggravante contestato in relazione alle modalità e alle circostanze dell'azione criminosa.

Massime di principio

  • Nel delitto tentato l'idoneità degli atti va valutata con il criterio della prognosi postuma: si considera la situazione conoscibile e prevedibile dall'agente al momento dell'azione (valutazione ex ante), non il solo esito finale.
  • Per riconoscere il tentato omicidio occorre verificare l'univocità degli atti e la direzione teleologica della volontà dell'agente: la valutazione deve tener conto di atti preparatori, modalità esecutive, numero di esecutori, minacce e costrizioni.
  • La rilevanza delle lesioni refertate (gravità nosografica) non è determinante di per sé per la qualificazione giuridica; va posta in relazione alla dinamica, alla strumentazione e al contesto in cui sono state inferte.
  • Divergenze nelle dichiarazioni sui singoli dettagli (es. natura esatta dell'arma) non giustificano automaticamente la riqualificazione se, nella loro globalità, gli atti appaiono idonei e rivolti al bene giuridico vita.
  • Il giudice di merito deve motivare esplicitamente perché ritiene gli atti non idonei a cagionare la morte quando decide per la esclusione del tentativo di omicidio; la Cassazione annulla se la motivazione è carente o non applica correttamente la prognosi postuma.
  • In presenza di sequestro, minacce con arma e trasporto in luogo isolato seguiti da ripetuti colpi alla testa, è necessario un approfondimento rigoroso sull'animus necandi prima di escludere la configurabilità del tentato omicidio.

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