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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 25189/2025 del 09/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la sentenza d'appello in nove motivi principali: 1) invalidità/inutilizzabilità delle intercettazioni e degli atti compiuti dopo la scadenza o senza valida proroga delle indagini preliminari (vizio formale e nullità degli atti); 2) insufficienza del compendio probatorio, lamentando che le condanne si fondano prevalentemente su dichiarazioni spontanee degli imputati; 3) omessa motivazione da parte della Corte d'appello sull'inutilizzabilità degli atti e questione di costituzionalità dell'art. 438, comma 6-bis c.p.p.; 4) ulteriore censura sull'insufficienza delle dichiarazioni spontanee; 5) contestazione della partecipazione di Giovanna Cavaliere all'associazione per delinquere, per il suo subentro tardivo e limitato apporto; 6) illegittima duplicazione della confisca (confisca diretta sui beni societari e confisca per equivalente sui beni personali) e violazione dei principi di proporzionalità e residualità; 7) censura relativa al mancato riconoscimento dell'attenuante di speciale tenuità del danno patrimoniale e alla qualificazione dell'aggravante del danno patrimoniale ai fini della L.F.; 8) e 9) vizi relativi alla determinazione della pena (sproporzione, graduazione degli aumenti per continuazione, omessa motivazione sugli aumenti applicati a Giovanna).

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi complessivamente infondati. In sintesi: - i motivi concernenti l'inutilizzabilità degli atti per mancata notifica/proroga e la questione costituzionale dell'art. 438, comma 6-bis c.p.p. sono stati ritenuti infondati: la giurisprudenza e la norma stessa escludono la rilevabilità nell'abbreviato di inutilizzabilità diversa dai divieti probatori assoluti; l'omessa notifica della proroga non determina nullità automatica degli atti; la questione costituzionale è manifestamente infondata; - le censure sull'insufficienza del materiale probatorio (basato anche su dichiarazioni spontanee) sono state ritenute generiche e, in parte, inammissibili; le dichiarazioni spontanee verbalizzate sono utilizzabili nell'abbreviato; - la censura relativa alla partecipazione di Giovanna è stata considerata infondata/innalzata ad inammissibile: la Corte d'appello ha motivatamente ritenuto provata la sua adesione al sodalizio in ragione del ruolo societario, della continuità gestionale e di elementi di contesto (es. video); - la duplicazione della confisca (diretta + per equivalente) è stata ritenuta lecita: è ammesso un schema 'misto' purché sia predeterminato l'ammontare complessivo e che l'esecuzione operi la priorità della confisca diretta e, se necessario, la per equivalente in fase esecutiva; - le critiche sulla qualificazione delle circostanze (aggravante/attenuante ai sensi della L.F.) sono state rigettate per carenza di interesse o perché la valutazione della Corte territoriale è congrua (il danno complessivo non è tenuitario); - le doglianze sulla quantificazione delle pene e sugli aumenti per continuazione sono state ritenute generiche e non idonee ad inficiare la discrezionalità valutativa della Corte d'appello. Conclusione: i ricorsi sono stati respinti; la sentenza di appello è stata confermata nei suoi punti essenziali e i ricorsi sono in gran parte dichiarati inammissibili o infondati.

Norme richiamate

  • art. 438, comma 6-bis cod. proc. pen.

    La norma limita nell'abbreviato la rilevabilità dell'inutilizzabilità degli atti d'indagine, salvo che derivi dalla violazione di divieti probatori assoluti; la Corte ha ritenuto la disposizione costituzionalmente compatibile e coerente con la natura premiale del rito abbreviato.

  • art. 191 cod. proc. pen.

    Disciplina le 'prove vietate' il cui divieto comporta inutilizzabilità assoluta rilevabile d'ufficio anche nel giudizio abbreviato; tale categoria è distinta dalle inutilizzabilità derivanti da scadenza dei termini delle indagini.

  • art. 182 cod. proc. pen.

    Regole sulla deduzione delle nullità: le nullità relative/intermedie devono essere eccepite tempestivamente; la mancata deduzione può comportare la perdita del vizio.

  • art. 407, commi 1 e 2 cod. proc. pen.

    Norme sul giudizio abbreviato come rito 'a prova contratta': la scelta del rito implica accettazione dell'uso degli atti d'indagine e limita alcune eccezioni processuali.

  • art. 416 cod. pen.

    Tipico riferimento alla fattispecie di associazione per delinquere: la Corte ha ritenuto provata la partecipazione di Giovanna per il ruolo gestionale e la consapevolezza del programma criminoso.

  • art. 322-ter cod. pen.

    Norma sul sequestro preventivo finalizzato alla confisca; la giurisprudenza consente misure 'miste' (confisca diretta sui beni societari e, subordinatamente, confisca per equivalente sui beni personali) con verifica in fase esecutiva.

  • art. 219 L.F. (legge fallimentare), commi rilevanti

    Disciplina aggravanti e attenuanti per i reati fallimentari: la circostanza attenuante della speciale tenuità del danno si valuta sul danno complessivo e non è applicabile se il danno globale è significativo; riconoscimento di aggravante sub valente non è impugnabile se già compensata dalle attenuanti.

  • art. 133 cod. pen.; art. 81, comma 2 cod. pen.

    Principi di determinazione della pena e aumento per continuazione: la Corte ha ritenuto che la quantificazione delle pene e la graduazione degli aumenti rientrino nella discrezionalità del giudice, salvo illogicità manifeste.

  • art. 12-bis d.lgs. n. 74/2000

    Riferimento normativo ai reati tributari contestati; la Corte ha confermato che i reati tributari possono giustificare confische e misure secondo la disciplina applicabile.

  • art. 407, 458 e principi CEDU (richiamati giurisprudenzialmente)

    Richiamato il principio secondo cui la scelta consapevole del rito alternativo (abbreviato) è compatibile con l'art. 6 CEDU purché vi sia consenso informato e garanzie minime; la Corte ha richiamato precedenti CEDU e costituzionali a sostegno della compatibilità del regime.

Massime di principio

  • La scelta del giudizio abbreviato limita la possibilità di eccepire l'inutilizzabilità degli atti d'indagine derivante dalla scadenza dei termini delle indagini: tali eccezioni devono essere dedotte tempestivamente e non sono rilevabili d'ufficio, salvo che si tratti di divieti probatori assoluti (art.191 c.p.p.).
  • La mancata notifica della richiesta di proroga delle indagini non comporta automaticamente la nullità degli atti e la loro inutilizzabilità; la giurisprudenza ritiene tale vizio non determinante di per sé nell'ambito dell'abbreviato.
  • Le dichiarazioni spontanee verbalizzate possono essere pienamente utilizzate nel giudizio abbreviato; le censure sulla insufficienza del compendio probatorio devono essere specifiche per essere ammesse in Cassazione.
  • È lecita la soluzione 'mista' di confisca (diretta sui beni ritenuti profitto del reato e, subordinatamente, confisca per equivalente sui beni dell'imputato) purché sia predeterminato l'ammontare e che in fase esecutiva si rispetti la priorità della confisca diretta e la corrispondenza dei valori.
  • Per contestare efficacemente l'applicazione di aggravanti o il mancato riconoscimento di attenuanti occorre dimostrare interesse concreto e fornire elementi che mettano in crisi la motivazione e la valutazione discrezionale del giudice di merito; molte questioni di valutazione della prova e del quantum sanzionatorio sono inammissibili se generiche.
  • Le questioni di costituzionalità di norme che limitano eccezioni nell'abbreviato risultano difficilmente fondate se la norma offre la possibilità di scelta al difensore (accedere al rito o optare per il dibattimento), dato che la limitazione è funzionale alla natura premiale del rito.

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