Cassazione Penale, Sentenza n. 10391/2024 del 12/03/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti hanno impugnato la sentenza di appello che aveva confermato la condanna di Francesco Di Carlo per estorsione aggravata (consumata e tentata) e la responsabilità di Savino Cicchino per tentata estorsione aggravata. Di Carlo contestava carenza probatoria sulla natura intimidatoria delle condotte e la mancata prova del collegamento con organizzazioni mafiose per l'aggravante del "metodo mafioso". Cicchino denunciava l'erronea applicazione dell'art.110 c.p., sostenendo di non aver partecipato consapevolmente allo schema estorsivo e contestava l'applicazione dell'art.416-bis.1 c.p. per insufficienza di elementi sui collegamenti mafiosi.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili perché le censure riproponevano motivi di merito già esaminati dalla corte territoriale. La motivazione della Corte d'appello è stata ritenuta logica e coerente con le risultanze istruttorie (in particolare registrazioni dei colloqui) che hanno dimostrato il carattere minatorio delle condotte e la reiterazione di pretese estorsive. È stata confermata l'applicazione dell'aggravante del metodo mafioso in relazione alle espressioni del Di Carlo che evocavano protezione e violenza da ambienti della criminalità organizzata e la consapevolezza del Cicchino rispetto a tali riferimenti. Sono pertanto confermate le condanne e l'obbligo di risarcimento alla parte civile. I ricorrenti sono condannati alle spese e al versamento di €3.000,00 alla Cassa delle Ammende ai sensi dell'art.616 c.p.p.
Norme richiamate
art. 23, comma 8, d.l. n.137 del 2020 conv. in l. n.176 del 2020
richiama la forma di procedimento utilizzata per il giudizio; mera indicazione procedurale senza incidenza sul merito
art. 629 cod. pen.
norma che disciplina il reato di estorsione; la Corte ha ritenuto provata la condotta intimidatoria e la richiesta illecita di denaro
art. 110 cod. pen.
concorrente nel reato: la Corte territoriale ha ritenuto che la partecipazione di Cicchino fosse consapevole e di supporto, giustificando la responsabilità a titolo di concorso
art. 416-bis.1 cod. pen.
riguarda l'aggravante collegata al metodo mafioso; la Corte ha ritenuto sufficiente l'evocazione di collegamenti mafiosi per intimidire la vittima e configurare l'aggravante
art. 616 cod. proc. pen.
prevede la condanna alle spese e la sanzione pecuniaria in caso di inammissibilità del ricorso in Cassazione; la Corte ha applicato la sanzione di €3.000,00
Massime di principio
- La Corte di Cassazione non riesamina liberamente i fatti: se la motivazione del giudice di merito è logica e coerente con le prove, le censure di merito sono inammissibili (principio della cd. "doppia conforme").
- Registrazioni e riscontri concreti che mostrano minacce ripetute e una volontà di ottenere denaro possono essere sufficienti a provare l'estorsione anche se gli importi effettivamente ottenuti sono esigui rispetto alle pretese iniziali.
- L'aggravante del "metodo mafioso" può essere riconosciuta quando il soggetto evocando vicinanza o protezione di organizzazioni criminali incute nella vittima il timore di ritorsioni tipiche di tali sodalizi, indipendentemente dalla prova di un collegamento organico pieno con una specifica cosca.
- La responsabilità per concorso (art.110 c.p.) può ricadere su chi, pur non essendo l'autore principale, partecipa consapevolmente e concretamente all'azione intimidatrice o di supporto (es. presenza e ruolo intimidatorio dovuto a costituzione fisica o comportamento).
- In Cassazione è rischioso riproporre in termini generici i motivi già esaminati in appello: l'assenza di un'autonoma questione di diritto o di vizio formale/processuale comporta spesso l'inammissibilità del ricorso.
- I ricorrenti che propongono ricorsi infondati possono essere condannati alle spese e a sanzioni pecuniarie a favore della Cassa delle Ammende ai sensi dell'art.616 c.p.p.
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