Cassazione Civile, Sentenza n. 32855/2022 del 08/11/2022
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorso verteva contro la sentenza della Corte d'Appello che aveva respinto l'appello di Pietro Paolo avverso la sentenza di primo grado che aveva in parte accolto le domande di Ottavio per il regolamento di confine e per l'accertamento di una occupazione di porzione di terreno. Il ricorrente ha dedotto plurime censure: errata qualificazione della domanda (regolamento di confine vs negatoria di servitù vs adempimento della scrittura divisionale), nullità della scrittura divisionale per mancanza del consenso della madre condividente (Raimonda Cocco) e per sussistenza di un patto successorio vietato, omissione di esame delle domande riconvenzionali (usucapione o costituzione di servitù), mancata produzione di certificati di destinazione urbanistica, violazione del principio del litisconsorzio e altri vizi di motivazione e di diritto.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto i motivi quarto e quinto, ritenendo che la Corte d'Appello non abbia adeguatamente verificato se la "scrittura privata di divisione" del 5.9.1997 integrasse un patto successorio dispositivo e non abbia svolto un esame sufficientemente puntuale sulla mancanza del consenso della madre, difetto che può rendere il negozio nullo. Ha affermato i criteri per qualificare un patto come successorio e richiamato il principio che la nullità per violazione di una norma imperativa può essere rilevata d'ufficio (con garanzia del contraddittorio). Per tali ragioni la sentenza impugnata è stata cassata e la causa rinviata alla Corte d'Appello di Cagliari in diversa composizione per nuovo esame, con regolazione delle spese del giudizio di cassazione.
Norme richiamate
art. 458 c.c.
è del pari nullo ogni atto col quale taluno dispone dei diritti che possono spettare su una successione non ancora aperta, o rinunzia ai medesimi
La Corte ha ritenuto che occorre verificare se la scrittura divisoria avesse la specifica finalità di costituire, trasmettere o estinguere diritti relativi a una successione non ancora aperta; se così, il negozio rientra nel divieto dei patti successori e deve essere dichiarato nullo.
art. 679 c.c.
Non si può in alcun modo rinunziare alla facoltà revocare o mutare le disposizioni testamentarie
Richiamato a conferma del principio che la legge tutela la libertà del testatore e impedisce patti che vincolino la successione, a supporto dell'interpretazione della nullità dei patti successori.
art. 587 c.c.
disposizione relativa al carattere del testamento come negozio unilaterale recettizio
Usato per sottolineare che la funzione del testamento è la modalità legittima e revocabile di disporre della propria eredità, contrapposta a patti preliminari che ne limiterebbero la libertà.
art. 1418 c.c. e art. 1325 c.c.
requisiti del contratto e validità del consenso
La Corte ha richiamato tali norme per sostenere che la scrittura può essere invalida anche per vizio del consenso (mancata partecipazione o adesione della madre), il che incide sulla efficacia dell'atto divisorio.
art. 949 c.c. e art. 950 c.c.
disciplinano l'azione negatoria della servitù e il regolamento dei confini
La controversia presentava profili riconducibili sia all'azione negatoria sia al regolamento di confini; la Corte ha tuttavia ritenuto che, prima di determinare la questione di confini o servitù, vada verificata la validità della scrittura che i contraenti hanno posto a base della regolamentazione.
art. 101 c.p.c.
prevede l'obbligo di garantire il contraddittorio; menzionato il comma 2 per la sollecitazione del contraddittorio se il giudice rileva d'ufficio una causa di nullità
La Corte ha ricordato che la nullità per violazione di norma imperativa è rilevabile d'ufficio, ma il giudice deve assicurare il contraddittorio e la possibilità di replica delle parti.
art. 360 c.p.c.
Richiamata come norma processuale relativa ai motivi di cassazione (es.: vizio di motivazione, omesso esame di fatto decisivo), nel testo del ricorso e della decisione.
Massime di principio
- Se una scrittura privata di divisione dispone di quote o beni che riguardano la quota di un terzo non ancora compiutamente disposto (es. beni ancora riconducibili alla madre/condividente), va verificato se il negozio integri un patto successorio: in tal caso è nullo ex art. 458 c.c.
- L'assenza del consenso effettivo di un coerede o di chi ha titoli sui beni oggetto della divisione (es. la madre) può incidere sulla validità dell'atto e determinare la nullità per vizio del consenso.
- La qualificazione processuale della domanda (regolamento di confini, azione negatoria di servitù, azione di adempimento contrattuale) non esclude che il giudice debba esaminare il contenuto sostanziale del titolo (la scrittura divisoria) per accertare eventuali nullità rilevabili d'ufficio.
- La nullità fondata su norma imperativa può essere rilevata d'ufficio, ma il giudice è tenuto a garantire il contraddittorio ex art. 101 c.p.c. prima di decidere.
- Se la nullità del titolo principale viene accertata, gli accertamenti tecnici (CTU, planimetrie, fotografie, testimonianze) restano utili ma possono essere superati; il nuovo giudice dovrà riconsiderare gli altri profili (es. usucapione, servitù) alla luce dell'eventuale annullamento dell'atto.
- In controversie su confini e servitù, è importante che le parti producano documentazione completa (consensi dei condividenti, certificati urbanistici quando rilevanti) per evitare che la questione sostanziale venga decisa sulla base di nullità formali.
- La cassazione per vizi di diritto porta di regola alla cassazione con rinvio per nuovo esame da parte della Corte d'appello in diversa composizione; le spese dell'ulteriore grado saranno regolate dal giudice di rinvio.
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