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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22592/2025 del 16/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Parma che aveva rigettato l'istanza di riesame avverso il decreto di sequestro preventivo a fini di confisca diretta per 92.872,00 euro disposto verso la societa e, in caso di incapienza, sequestro per equivalente nei confronti di Gennaro De Luca. Il ricorso deduceva: 1) illegittimità del sequestro a fini di confisca diretta delle somme rinvenute nella disponibilità della societa, perché prive di nesso di derivazione dal reato (art. 2 d.lgs. 74/2000; richiamo a precedenti di legittimità che escludono confisca diretta quando il denaro non deriva dal reato); e contestazione della stessa configurabilità del reato in quanto le operazioni sarebbero state effettuate e pagate; 2) carenza del periculum in mora, per apoditticità della motivazione del Tribunale e per la solvibilita della societa e dell'indagato, nonche per la nomina di un amministratore di famiglia che non sarebbe un prestanome.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Quanto ai profili sostanziali: la suprema corte ha ritenuto prive di specificità le censure sul fumus commissi delicti, richiamando la dettagliata motivazione del Tribunale che ha evidenziato elementi concreti (fatture emesse da societa cessate o fallite, date incongruenti, mancata tenuta di contabilità coerente, elementi probatori raccolti). Quanto all'ammissibilità del sequestro a fini di confisca diretta, la Corte ha richiamato il principio secondo cui la confisca diretta del denaro e possibile solo se accertato il nesso di derivazione dal reato, ma ha precisato che tale forma di confisca non e esclusa a priori e che, nel caso concreto, le somme sono state individuate in fase di esecuzione dal personale della Guardia di Finanza: pertanto la valutazione del concreto nesso di derivazione non era sindacabile nel rito del riesame della decisione del Tribunale e deve essere esperita mediante istanza di restituzione al P.M. ex art. 321 c.p.p. (ed eventuale opposizione al G.i.p. o impugnazione ai sensi di art. 322-bis). Sulle esigenze cautelari (periculum in mora) la Corte ha ritenuto legittima la motivazione del Tribunale, valorizzando elementi soggettivi (pregresse condanne non definitive per reati tributari e propensione alla frode) e oggettivi (esiguità capitale sociale, limitata consistenza patrimoniale documentata), e ha quindi confermato la sussistenza del pericolo di depauperamento delle garanzie patrimoniali. Rigetto del ricorso e condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 2 d.lgs. n. 74 del 2000

    Riguarda la dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti; la Corte valuta il fumus commissi delicti su tale fattispecie in base agli elementi probatori indicati dal Tribunale

  • art. 12-bis d.lgs. n. 74 del 2000

    Norma richiamata nel motivo di ricorso; nella decisione non emergono sviluppi di merito specifici diversi dall'utilizzo nei riferimenti normativi

  • art. 240 cod. pen.

    Norma che disciplina la confisca; qui richiamata in relazione al sequestro preventivo finalizzato alla confisca

  • art. 321 cod. proc. pen. (comma 2 richiamato nel testo)

    Disciplina l'istanza di restituzione al pubblico ministero: la Corte indica che la verifica del nesso di derivazione per il denaro sequestrato, individuato in esecuzione, deve essere svolta con istanza di restituzione ex art. 321 c.p.p. e le successive impugnazioni

  • art. 322-bis cod. proc. pen.

    Norma che regola l'impugnazione dei provvedimenti cautelari reali e richiamata quale via successiva in caso di diniego di restituzione da parte del P.M.

  • art. 606 comma 1 cod. proc. pen.

    Norma sulle ragioni di ricorso in Cassazione; i motivi del ricorso sono stati inquadrati e valutati alla luce di tale disposizione

  • art. 391-bis cod. proc. pen.

    Previsione sull'assunzione di dichiarazioni della difesa (escussi fuori udienza); la Corte rileva che le dichiarazioni acquisite dalla difesa sono state valutate dal Tribunale ma non risultano idonee a confutare compiutamente gli elementi indiziari

  • art. 355 comma 2 cod. proc. pen.

    Richiamata in relazione al potere del pubblico ministero di disporre la restituzione nell'ipotesi di sequestro eseguito senza convalida; se il P.M. non dispone la restituzione, e' possibile opposizione al G.i.p.

  • Giurisprudenza richiamata: Sez. U. n. 13783 (Massini)

    Principio interpretato: la confisca diretta del denaro e' possibile solo ove provato il nesso di derivazione del denaro dal reato; tuttavia la possibilita' di confisca diretta non e' esclusa a priori neanche nei confronti di terzi e richiede un accertamento specifico del nesso eziologico

Massime di principio

  • La confisca diretta di somme in denaro e ammessa solo se esiste prova del nesso di derivazione causale dal reato; in assenza di tale prova il rimedio procedurale e l'istanza di restituzione al P.M. e, se necessaria, l'opposizione o l'impugnazione davanti al G.i.p./Tribunale del riesame
  • Se il decreto di sequestro non individua specificamente le somme e la loro identificazione avviene in fase di esecuzione da parte della polizia giudiziaria, la verifica del nesso di derivazione non e tipicamente sindacabile nel giudizio di riesame contro l'ordinanza, ma va esperita mediante i rimedi contro l'esecuzione (restituzione/opposizione/impugnazione)
  • Per accertare il periculum in mora non e richiesta una prova assoluta: possono valere elementi oggettivi (esiguita del capitale sociale, scarsità di attivi, composizione patrimoniale) e elementi soggettivi (pregresse condanne o condotte che denotano propensione alla frode) che, valutati congiuntamente, giustificano il sequestro preventivo a fini di confisca
  • La mera produzione di documentazione difensiva o dichiarazioni apodittiche in sede di ricorso non e sufficiente a superare la motivazione dettagliata del giudice di merito; in Cassazione e necessaria adeguata specificazione dei vizi di fatto e di diritto
  • La nomina di un amministratore con legami familiari non esclude automaticamente il pericolo di dissipatione del patrimonio, ma e un elemento che va valutato nel complesso delle circostanze; non ogni collegamento familiare equivale a prestanome
  • In situazioni analoghe, chi ritiene illegittimo il sequestro eseguito dovrebbe prima proporre istanza di restituzione al P.M. e, in caso di diniego, utilizzare i rimedi previsti (opposizione al G.i.p., impugnazione secondo art. 322-bis), poiche il sindacato in sede di riesame o di Cassazione puo essere limitato quando l'individuazione dei beni e avvenuta in esecuzione

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