Cassazione Penale, Sentenza n. 01576/2026 del 14/01/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il Procuratore impugnava l'ordinanza del Tribunale di Trieste che aveva escluso la configurabilità dei reati di peculato e concussione contestati all'indagato, contestando la ricostruzione secondo cui la somma consegnata dalla paziente non sarebbe stata nella "ragione del suo ufficio o servizio" (art. 314 c.p.) e sostenendo che la paziente si trovava in stato di sudditanza tale da integrare la concussione (art. 317 c.p.). I fatti concreti: medico dipendente effettua prestazione il 30/05/2025 in locali ospedalieri prospettandola come intramoenia senza precisare il costo; chiede 5.000 euro, poi accetta un pagamento in contanti; la paziente, dopo controlli, consegna il 12/06/2025 3.000 euro (banconote contrassegnate), il medico trattiene parte della somma e restituisce 500 euro; intervenuta polizia giudiziaria, arresto e sequestro. Il GIP e il Tribunale del riesame hanno ritenuto sussistenti gravi indizi solo per truffa aggravata e hanno revocato la misura cautelare.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e, in parte, manifestamente infondato. Ha confermato la valutazione del Tribunale per il riesame: la somma non era nella disponibilità giuridica dell'indagato riconducibile alla "ragione del suo ufficio o servizio" ai fini del peculato, per cui la condotta è stata correttamente ricondotta allo schema della truffa (la disponibilità è stata ottenuta con raggiro). Quanto alla concussione, la Corte ha ritenuto che non emergessero elementi idonei a dimostrare una costrizione o una pressione tale da escludere la libertà di autodeterminazione della vittima, considerato l'arco temporale temporaneo dei fatti, la possibilità di confrontarsi con terzi e la decisione autonoma della vittima di rivolgersi alla Guardia di finanza. Infine la Corte ha richiamato i limiti del sindacato di legittimità sulle valutazioni probatorie, escludendo che le censure proposte implichino una diversa valutazione dei fatti non consentita in sede di cassazione.
Norme richiamate
Per integrare il peculato è necessaria una disponibilità giuridica della cosa o del denaro legata alla "ragione del suo ufficio o servizio": deve sussistere un nesso funzionale che legittimi la disponibilità in capo al pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio. Un possesso derivante solo da un rapporto intuitu personae o da una situazione abusiva non soddisfa il requisito.
art. 317 cod. pen. (concussione)
La concussione richiede una costrizione consistente nell'abuso di funzioni o poteri con modalità di pressione tali da non lasciare margine alla libertà di autodeterminazione della vittima: non è sufficiente un condizionamento privo di intimidazione oggettivamente idonea a determinare coercizione psicologica.
Massime di principio
- Peculato vs truffa: quando il pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio percepisce somme che non rientrano nella sua disponibilità giuridica personale e la percezione avviene mediante raggiro, la fattispecie più adeguata è la truffa, non il peculato; il peculato richiede che il denaro sia nella "ragione del servizio" ossia in relazione funzionale a poteri o doveri dell'ufficio.
- La mera ricezione di denaro in locali di servizio o in occasione di prestazioni svolte nell'ambito dell'attività pubblica non è sufficiente a qualificare la condotta come peculato se manca un titolo o una ragione giuridica che renda la somma disponibile all'agente per ragioni di ufficio.
- Concussione: occorre dimostrare una pressione oggettivamente idonea a comprimere la libertà decisionale della vittima; elementi come il tempo intercorso, la possibilità della vittima di confrontarsi con altri e la libera iniziativa di rivolgersi alle autorità militano contro l'integrazione del reato di concussione.
- Sul regime delle misure cautelari, il sindacato in sede di Cassazione sulle valutazioni di gravità indiziaria è limitato: la Corte verifica coerenza logica e correttezza dei principi applicati, ma non può sostituirsi al giudice di merito nella valutazione probatoria.
- Prove materiali (es. banconote contrassegnate) attestano la consegna del denaro ma non autonomamente la natura giuridica della disponibilità: occorre valutare il contesto e il titolo che legittima la ricezione per distinguere tra appropriazione in funzione di ufficio e pagamento ottenuto con raggiro.
- Nelle ipotesi di contestazione di reati contro la pubblica amministrazione, è necessario documentare il nesso funzionale tra disponibilità della cosa e compiti di servizio per sostenere accuse di peculato; in difetto, valutare alternative quali truffa o altri delitti di induzione/illecita percezione.
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