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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 42790/2024 del 21/11/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato la sentenza del Tribunale di Forlì per tre motivi principali: 1) difetto di correlazione tra la pena richiesta dalle parti nell'istanza di applicazione della pena (patteggiamento) e la pena effettivamente irrogata nel dispositivo della sentenza (il documento prodotto dalla difesa indicava "mesi 2 e giorni 20 di reclusione, euro 4.445 di multa" mentre il dispositivo indicava "mesi 2 di reclusione ed euro 6.667 di multa"); 2) illegittimità della pena detentiva irrogata in relazione al reato previsto dall'art. 22, comma 12, del d.lgs. n. 286/1998; 3) mancata irrogazione della sanzione amministrativa accessoria prevista dall'art. 22, comma 12-ter, d.lgs. n. 286/1998.

La decisione

La Corte ha ritenuto fondato il primo motivo: è stata accertata l'assenza di correlazione tra la richiesta di applicazione della pena formulata dalle parti (come indicata nella parte motiva) e il dispositivo della sentenza. Tale vizio integra violazione di legge suscettibile di cassazione ai sensi dell'art. 448, comma 2-bis, c.p.p. Per questo motivo la sentenza impugnata è stata annullata e rinviata al Tribunale di Forlì per un nuovo giudizio davanti a diverso giudice. Le censure relative al secondo e terzo motivo sono state assorbite e quindi non decise nel merito.

Norme richiamate

  • art. 444 c.p.p.

    Regola l'istituto dell'applicazione della pena su richiesta delle parti (patteggiamento). La Corte richiama che le conclusioni formulate dalle parti devono essere correttamente recepite nel dispositivo.

  • art. 448 c.p.p.

    Disciplina il contenuto della sentenza che applica la pena su richiesta delle parti; il comma 2-bis consente la riforma in sede di cassazione per la violazione di legge relativa alla mancanza di correlazione tra quanto richiesto e quanto deciso.

  • art. 22, comma 12, d.lgs. n. 286/1998

    Norma del Testo Unico sull'immigrazione prospettata dal ricorrente come fonte di illegittimità della pena detentiva; la Corte non si è pronunciata nel merito su questo profilo perché ha annullato la sentenza per vizio di correlazione.

  • art. 22, comma 12-ter, d.lgs. n. 286/1998

    Prevede sanzione amministrativa accessoria correlata al reato di cui al comma 12; la mancata irrogazione della sanzione è stata dedotta dal ricorrente ma è stata assorbita dopo l'annullamento per motivo formale.

Massime di principio

  • In procedure di applicazione della pena su richiesta delle parti (patteggiamento) il dispositivo della sentenza deve riprodurre con precisione la pena e le condizioni concordate: qualsiasi discrepanza può integrare vizio di violazione di legge e legittimare la cassazione.
  • Le censure procedurali (es. mancata correlazione tra richieste delle parti e dispositivo) possono assorbire questioni sostanziali sollevate in appello o in ricorso per cassazione, lasciandole non esaminate se il vizio formale impedisce la decisione di merito.
  • Quando vengono dedotte violazioni di norme speciali (ad es. disposizioni del d.lgs. n. 286/1998), occorre formulare richieste precise e verificare che la sentenza le affronti espressamente; in mancanza, tali questioni possono rimanere irrisolte dopo l'annullamento per motivi formali.
  • In caso di annullamento per vizio formale relativo al dispositivo, il nuovo giudizio deve essere celebrato davanti a diverso giudice e il tribunale dovrà porre attenzione alla perfetta corrispondenza tra istanze delle parti e contenuto del dispositivo.
  • La parte che chiede il patteggiamento dovrebbe produrre un testo chiaro e completo della richieste (pena, importo della multa, benefici richiesti) per evitare errori di trascrizione o interpretazione nel dispositivo.

Testo integrale

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