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Cassazione Penale, Ordinanza n. 38376/2025 del 26/11/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, ritenendo i motivi generici e sostanzialmente reiterativi di quelli già disattesi in appello. Ne è derivata la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

La sentenza impugnata riguardava una condanna per evasione. L'imputato ha proposto ricorso deducendo: 1) l'insussistenza del dolo e la mancata assoluzione, sostenendo che la prova derivava dalla sola informativa di reato e che egli era stato trovato nell'atrio della propria abitazione, recintata; 2) la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto, invocando la scarsa intensità del dolo, l'assenza di precedenti specifici, la natura episodica della condotta e il fatto di essere stato rinvenuto nell'atrio con abiti da casa; 3) l'eccessività del trattamento sanzionatorio; 4) il mancato riconoscimento della sospensione condizionale della pena. La Corte di cassazione ha rilevato che i motivi riproducevano sostanzialmente deduzioni già esaminate e confutate dalla Corte d'appello con motivazione puntuale e non illogica: l'imputato era stato visto conversare con altra persona fuori dall'abitazione, vi era rientrato precipitosamente e poi ne era uscito da una finestra, condotta sufficiente a integrare l'evasione; il fatto non era di particolare tenuità perché l'uscita era seguita da fuga e allontanamento per un tempo apprezzabile, e l'imputato aveva due precedenti specifici; le attenuanti generiche erano ostacolate dai precedenti e dalla gravità intrinseca del fatto; l'aumento di pena rispetto al minimo edittale era giustificato dalle modalità della condotta e dai precedenti; la sospensione condizionale era preclusa da precedenti condanne a pena complessiva superiore a due anni.

Norme richiamate

  • art. 131-bis c.p.

    La particolare tenuità del fatto è stata esclusa in ragione delle modalità della condotta, della fuga e dell'allontanamento per un tempo apprezzabile, nonché dei precedenti specifici dell'imputato, con possibili riflessi anche sul requisito della non abitualità.

  • art. 163 c.p.

    La sospensione condizionale della pena è stata ritenuta preclusa dalle precedenti condanne, avendo l'imputato riportato una pena complessiva superiore al limite di due anni.

Massime di principio

  • È inammissibile il ricorso per cassazione che si limiti a riproporre censure già esaminate e motivatamente respinte dal giudice di appello, senza confrontarsi specificamente con la ratio decidendi della sentenza impugnata.
  • Nel reato di evasione, la condotta può essere desunta non solo dal mero allontanamento dal luogo di restrizione, ma anche da comportamenti sintomatici di volontaria sottrazione al controllo, come il rientro precipitoso nell'abitazione e la successiva uscita da una finestra per darsi alla fuga.
  • La particolare tenuità del fatto non è riconoscibile quando le modalità della condotta evidenzino una fuga e un allontanamento apprezzabile nel tempo, soprattutto in presenza di precedenti specifici che incidono anche sulla valutazione della non abitualità.
  • Il diniego della sospensione condizionale della pena è legittimo quando risulti superato il limite legale derivante da precedenti condanne o da una pena complessiva eccedente la soglia prevista dalla legge.
  • La determinazione della pena e il diniego delle attenuanti generiche sono sorretti da adeguata motivazione quando il giudice valorizzi precedenti penali e gravità concreta della condotta, senza necessità di ulteriori elementi positivi in favore dell'imputato.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniReati ostativi
RamiProcesso penaleEsecuzione penale
IstitutiPrescrizione del reato

Testo integrale

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