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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20937/2025 del 05/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza di condanna per detenzione e trasporto di stupefacenti (art. 73 co. 4 e art. 80 co. 2 d.P.R. 309/1990), fondata su cinque censure principali: mancata conoscenza del contenuto dell'auto noleggiata e quindi assenza di dolo; ipotesi di desistenza volontaria; insufficiente prova della consapevolezza della quantità (circostanza aggravante art. 80 co.2); errata esclusione delle attenuanti generiche in sede di confronto delle circostanze; inutilizzabilità delle dichiarazioni rese a consulente tecnico di parte (psicologa) per violazione delle regole probatorie e delle garanzie processuali (art. 468 c.p.p., principi CEDU).

La decisione

La Corte di legittimità ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondati i motivi: i giudici di merito hanno motivato in modo logico la valutazione della conoscenza/detenzione della droga (anche per disponibilità di fatto senza contatto fisico continuo), hanno escluso la desistenza volontaria perché la condotta si è protratta fino all'intervento delle forze dell'ordine, hanno ritenuto provata la consapevolezza anche ai fini dell'aggravante di cui all'art. 80 co.2 DPR 309/1990 e hanno confermato il bilanciamento delle circostanze (prevalenza dell'aggravante). Quanto alla consulenza di parte, pur richiamando il principio dell'inutilizzabilità delle informazioni dell'imputato al perito per fini diversi, la Corte ha ritenuto che l'eventuale esclusione di quelle dichiarazioni non avrebbe compromesso l'esito, essendovi altri elementi probatori sufficienti. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese del giudizio di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 73 d.P.R. 309/1990

    Norma che disciplina i reati di detenzione e traffico di sostanze stupefacenti; la Corte ha ritenuto sussistente la detenzione ai fini di responsabilità prevista da tale articolo anche in assenza di contatto fisico continuo, bastando la disponibilità di fatto.

  • art. 80 co. 2 d.P.R. 309/1990

    Circostanza aggravante collegata alle quantità di stupefacente trasportate; la Corte ha ritenuto provata la consapevolezza o la colposa ignoranza rilevante ai fini dell'aggravante (anche il dolo eventuale o colpa grave/errore sono valutati come idonei a escludere l'ignoranza involontaria).

  • art. 56 cod. pen.

    Riferimento al tentativo (o concorso di persone nel reato) utilizzato dalla difesa; la Corte ha valutato che la condotta non si era arrestata volontariamente prima del completamento dell'azione, escludendo la desistenza.

  • art. 530 cod. proc. pen.

    Norma processuale richiamata nella doglianza; la Corte ha ritenuto che la valutazione di merito non fosse viziata da errore di diritto richiamabile ai sensi di cassazione.

  • art. 606 lett. b) e lett. e) cod. proc. pen.

    Norme che individuano i motivi di cassazione per violazione di legge (lett. b) e vizi di motivazione/contraddittorietà (lett. e)); la Corte ha ritenuto infondate le doglianze, con motivazione adeguata e non manifestamente illogica.

  • art. 468 cod. proc. pen.

    Disciplina l'esame del perito; la difesa lamentava violazione per mancato esame della consulente di parte, ma la Corte ha ritenuto che la consulenza di parte non sia assimilabile alla perizia e che, comunque, l'eventuale inutilizzabilità non avrebbe mutato il giudizio alla luce delle altre prove.

  • art. 192 cod. proc. pen.

    Principio della motivazione; la Corte ha ritenuto che la motivazione dei giudici di merito fosse logica e congrua e quindi immune da vizio censurabile in cassazione.

  • art. 533 co. 1 cod. proc. pen.

    Riferimento alle modalità di esposizione della motivazione nella sentenza d'appello; la Corte ha ritenuto che la motivazione fosse sufficiente e non manifestamente illogica.

  • art. 133 cod. pen.

    Criteri per la determinazione della pena e per la valutazione delle circostanze attenuanti/aggravanti; la Corte ha richiamato che il giudizio comparativo è discrezionale e insindacabile se motivato.

  • art. 69 cod. pen.

    Consente al giudice di scegliere la soluzione di equivalenza tra circostanze; la Corte ha ritenuto congrua la scelta dei giudici di merito di non dare prevalenza alle attenuanti.

  • art. 11 e art. 6 CEDU

    Richiamati dalla difesa sotto il profilo delle garanzie del processo e della libertà di espressione/autodeterminazione nelle dichiarazioni; la Corte non ha ritenuto che vi fosse violazione tale da inficiare il processo o il verdetto, anche per la presenza di altri elementi probatori.

Massime di principio

  • La detenzione di stupefacenti può essere provata dalla disponibilità di fatto dell'imputato sull'oggetto (chiavi, controllo del veicolo, presenza in auto) e non richiede sempre il contatto fisico continuativo con la sostanza.
  • L'ipotesi di desistenza volontaria richiede un atto positivo che impedisca il perfezionamento dell'evento: la mera sorpresa o l'inerzia alla vista dello stupefacente difficilmente costituiscono desistenza.
  • Se il soggetto accetta di prendere in consegna un veicolo che manifesta indizi visibili di carico illecito, l'apertura e la verifica del bagagliaio possono essere interpretate come accettazione del rischio (dolo eventuale).
  • La valutazione comparativa tra attenuanti e aggravanti è esercizio discrezionale del giudice di merito e è sindacabile in Cassazione solo se priva di motivazione o manifestamente illogica.
  • Le dichiarazioni rese dall'imputato a consulenti o periti di parte possono avere limiti di utilizzabilità, ma l'eventuale esclusione di tali elementi non comporta automaticamente l'annullamento se gli altri elementi probatori rimangono sufficienti a sostenere la condanna.

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