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Cassazione Civile, Ordinanza n. 12295/2026 del 02/05/2026

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (acquirenti)

La controversia

Il fallimento di una società sosteneva che un ex socio e responsabile tecnico, debitore verso la massa per oltre 250.000 euro a seguito di prelievi e percezioni non giustificati, avesse venduto il proprio unico immobile a due terzi pochi giorni dopo la dichiarazione di fallimento della società creditrice, così depauperando la garanzia patrimoniale. In primo grado la domanda revocatoria ex art. 2901 c.c. era stata rigettata per mancata prova della consapevolezza del pregiudizio in capo agli acquirenti. In appello la curatela deduceva che la scientia damni doveva ritenersi sussistente in re ipsa, o comunque desumibile per presunzioni, dato che l'atto aveva riguardato l'intero patrimonio immobiliare del debitore e il credito era anteriore. In cassazione il fallimento denunciava violazione degli artt. 2901, 2697, 2729 c.c. e 115 c.p.c., sostenendo che la Corte d'appello avesse erroneamente escluso la scientia damni, avesse male applicato l'onere della prova e avesse valorizzato circostanze ritenute irrilevanti, come l'assenza di rapporti tra le parti, la congruità del prezzo e la destinazione abitativa dell'acquisto.

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che la Corte d'appello avesse correttamente applicato i principi in tema di azione revocatoria ordinaria contro atto a titolo oneroso successivo al sorgere del credito, escludendo ogni automatismo probatorio sulla scientia damni. La consapevolezza del pregiudizio può essere provata anche per presunzioni, ma solo come presunzione semplice fondata su indizi gravi, precisi e concordanti, da valutare complessivamente. Nel caso concreto i giudici di merito avevano escluso che la sola dismissione dell'unico cespite fosse sufficiente, valorizzando elementi contrari alla frode: assenza di legami tra venditore e acquirenti, intervento di un'agenzia immobiliare, congruità del prezzo e destinazione dell'immobile ad abitazione principale. Poiché la valutazione delle presunzioni è rimessa al giudice di merito ed è insindacabile in cassazione se adeguatamente motivata, la censura è stata ritenuta inammissibile; il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile con condanna alle spese e all'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 2901 c.c.

    disciplina la revocatoria ordinaria; per l'atto a titolo oneroso successivo al credito occorre la prova della consapevolezza del pregiudizio in capo al terzo acquirente.

  • art. 2697 c.c.

    l'onere di provare i presupposti della revocatoria grava sulla parte che la propone; non opera alcun automatismo probatorio a favore del creditore.

  • art. 2729 c.c.

    la scientia damni può essere desunta da presunzioni semplici solo se gli indizi sono gravi, precisi e concordanti e valutati nel loro complesso.

  • art. 2727 c.c.

    richiamato come base per il ragionamento presuntivo sulla consapevolezza del pregiudizio.

  • art. 115 c.p.c.

    il ricorrente deduceva violazione del principio di non contestazione, ma la Corte ha escluso che ciò imponesse di ritenere provata la scientia damni.

  • art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c.

    è stata dedotta la violazione di legge, ma la censura è stata reputata inammissibile perché mirava in realtà a rimettere in discussione l'apprezzamento di merito.

  • art. 2740 c.c.

    evocato come regola della garanzia patrimoniale del debitore, che la revocatoria mira a preservare.

  • art. 13, comma 1-quater, d.p.r. 30 maggio 2002, n. 115

    in caso di inammissibilità del ricorso, sussistono i presupposti per l'ulteriore importo a titolo di contributo unificato.

  • art. 13, comma 1-bis, d.p.r. 30 maggio 2002, n. 115

    richiamato quale base del contributo unificato dovuto dal ricorrente.

  • art. 2478-bis c.c.

    menzionato solo come fonte delle irregolarità contabili e patrimoniali poste a base del credito fatto valere dalla curatela.

Massime di principio

  • Nell'azione revocatoria ordinaria contro un atto a titolo oneroso successivo al sorgere del credito, la consapevolezza del pregiudizio in capo al terzo non si presume automaticamente dalla sola circostanza che il debitore abbia alienato tutti o gran parte dei propri beni.
  • La scientia damni può essere provata anche per presunzioni semplici, ma gli indizi devono essere gravi, precisi e concordanti e devono essere valutati nel loro complesso, senza isolare un solo elemento fattuale.
  • La presenza di elementi oggettivi come l'assenza di rapporti personali tra le parti, l'intermediazione di un professionista, la congruità del prezzo e la destinazione dell'immobile ad abitazione possono neutralizzare l'indizio rappresentato dalla dismissione patrimoniale.
  • La valutazione delle presunzioni e del materiale indiziario è riservata al giudice di merito; in cassazione è censurabile solo nei limiti del vizio di legittimità, non per una diversa ricostruzione del fatto.
  • L'onere di provare i presupposti soggettivi della revocatoria resta in capo all'attore; non può essere trasferito in via automatica sul terzo acquirente solo perché il debitore abbia compiuto un atto dispositivo del patrimonio residuo.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniInadempimento
RamiProcesso civileObbligazioni
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaNesso di causalitàBuona fede e correttezza

Testo integrale

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