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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16891/2026 del 11/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato l'ordinanza della Corte d'appello di Napoli che aveva rigettato l'istanza volta a ottenere la sospensione e la revoca dell'ordine di demolizione dell'immobile sito in Napoli, Via Masseria Grande 34 (procedura n.122/08 r.e.s.a.). Hanno censurato, tra l'altro, violazioni di norme urbanistiche (art. 31, 38, 45 d.P.R. 380/2001), la pretesa lesione dei diritti garantiti dalla Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo (artt. 6, 8 CEDU, art.1 Prot.1) e della legge sul condono (l. 47/1985, art. 2 l. 848/1955 richiamata), nonché la violazione dell'art. 173 cod. pen. in relazione all'art. 7 CEDU (sostenendo la natura penale della demolizione). I ricorrenti hanno inoltre dedotto legittimo affidamento per il rilascio del permesso di costruire poi annullato in autotutela, la scarsa rilevanza paesaggistica dell'intervento e la violazione del diritto all'abitazione e del principio di proporzionalità della sanzione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. In particolare: (i) per motivi formali, i ricorsi di Annalisa e Pietro sono stati dichiarati inammissibili per mancanza di procura speciale; il ricorso di Germano, avendo conferito procura speciale, è stato ammissibile in modo formale; (ii) nel merito, tutti i ricorsi sono stati comunque dichiarati inammissibili: la Corte ha ritenuto che l'ordine di demolizione costituisca una sanzione amministrativa ripristinatoria (non una pena), per cui l'art. 173 cod. pen. (prescrizione delle pene) non trova applicazione; l'annullamento in autotutela del permesso di condono era legittimo, in ragione anche di false rappresentazioni dello stato dei luoghi e della mancanza del parere paesaggistico, e, ai sensi dell'art. 35 della legge 47/1985 (termine perentorio 30/11/1985), preclude qualsiasi ulteriore domanda di condono non adeguatamente impugnata; la fattispecie ricade in area vincolata e la sanatoria postuma senza autorizzazione paesaggistica non è efficace; le censure relative al diritto all'abitazione e alla proporzionalità sono manifestamente infondate, considerato che i ricorrenti non hanno attivato soluzioni abitative alternative né procedure amministrative idonee e che l'originario titolo era basato su dichiarazioni mendaci. Sono state altresì condannate le parti al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000,00 ciascuna in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 45 d.P.R. 380/2001

    l'art. 45 d.P.R. 380/2001 dispone la sospensione dell'azione penale fino all'esaurimento del procedimento amministrativo di sanatoria

    La norma dispone la sospensione dell'azione penale in presenza di procedimento amministrativo di sanatoria; qui è richiamata per valutare gli effetti della procedura di condono/annullamento sulla prosecuzione dell'esecuzione, ma il Collegio ha ritenuto prevalenti le ragioni che giustificano l'annullamento e l'esecuzione ripristinatoria.

  • art. 35 legge 47/1985

    la domanda di concessione o di autorizzazione in sanatoria deve essere presentata al comune interessato entro il termine perentorio del 30 novembre 1985

    La Corte ha interpretato la disposizione come stabilendo un termine perentorio: se la domanda non è stata presentata nei termini o il provvedimento di condono è stato annullato in autotutela e non impugnato nei termini, è preclusa qualsiasi successiva domanda di condono; il rigetto/annullamento diventa definitivo e legittima l'ordine demolitorio.

  • art. 100 cod. proc. pen.

    prevede espressamente che la parte civile e la persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria possono stare in giudizio solo con il ministero di un difensore munito di procura speciale

    La Corte estende la regola ai 'terzi interessati' nel procedimento penale/esecutivo: i soggetti con interessi civilistici devono essere rappresentati da difensore munito di procura speciale per proporre ricorso in Cassazione; la mancata procura speciale determina l'inammissibilità.

  • art. 173 cod. pen.

    La Corte afferma che l'art. 173, che disciplina l'estinzione per prescrizione delle pene, si applica alle pene principali e non alle sanzioni amministrative accessorie come l'ordine di demolizione; pertanto la prescrizione penale non estingue l'ordine demolitorio.

  • art. 181 d.lgs. 42/2004

    Il reato paesaggistico di cui all'art. 181 è qualificato come reato di pericolo: per la sua configurazione non è richiesto un pregiudizio effettivo ma l'idoneità astratta dell'intervento a arrecare danno. Ciò rende irrilevante l'allegata modesta entità dell'impatto paesaggistico.

  • art. 36 d.P.R. 380/2001

    In area vincolata, il rilascio postumo del permesso di costruire in assenza di autorizzazione paesaggistica non ha efficacia sanante neppure sul profilo urbanistico: la sanatoria è preclusa senza il necessario nulla osta paesaggistico.

  • art. 21-novies Legge n.241/1990

    La Corte richiama il principio per cui i provvedimenti amministrativi adottati sulla base di false rappresentazioni o dichiarazioni mendaci possono essere annullati ex art. 21-novies anche dopo il termine ordinario, giustificando l'annullamento in autotutela del precedente titolo edilizio.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    La declaratoria di inammissibilità comporta l'onere delle spese del procedimento a carico dei ricorrenti secondo l'art. 616; la Corte ha anche disposto il versamento di una somma alla Cassa delle ammende.

  • art. 7 CEDU / art. 6 CEDU / art. 8 CEDU / art. 1 Prot. 1 CEDU

    Le doglianze fondate sui diritti CEDU sono state ritenute infondate: la natura amministrativa della demolizione esclude la violazione dell'art. 7 CEDU; le questioni relative a giusto processo, diritto alla vita privata/familiare e diritto di proprietà non sono state ritenute sussistenti nei termini prospettati dai ricorrenti, anche alla luce della documentazione e della mancata attivazione di rimedi amministrativi idonei.

Massime di principio

  • Per i 'terzi interessati' in procedimenti penali o di esecuzione (soggetti con interessi meramente civilistici) è necessario conferire al difensore una procura speciale per proporre ricorso in Cassazione; l'assenza di tale procura determina inammissibilità formale.
  • L'ordine di demolizione delle opere abusive è una sanzione amministrativa ripristinatoria e non una pena: non trova quindi applicazione la disciplina della prescrizione delle pene (art. 173 cod. pen.).
  • Il condono edilizio disciplinato dalla legge 47/1985 è soggetto a termini perentori (art. 35): l'annullamento del titolo in autotutela, se non impugnato nei termini, preclude nuove domande di condono sulla stessa fattispecie.
  • Le autorizzazioni paesaggistiche sono essenziali per la sanabilità di opere realizzate in aree vincolate: un permesso di costruire rilasciato senza il necessario parere paesaggistico non produce efficacia sanante e può essere annullato.
  • Dichiarazioni mendaci o false autocertificazioni che hanno portato al rilascio del titolo abilitativo giustificano l'annullamento dell'atto anche dopo lungo tempo e limitano la protezione basata sul 'legittimo affidamento'.
  • Nelle impugnazioni volte a sospendere/eseguire revoche di ordini demolitori, il giudice valuta la concreta prognosi di successo di eventuali procedure amministrative di sanatoria e la ragionevole durata della loro definizione; l'assenza di prospettive realistiche può giustificare il mantenimento dell'esecuzione.
  • In situazioni analoghe è consigliabile: a) munirsi della procura speciale quando si rappresentano interessi civilistici in sede penale/esecutiva; b) avviare tempestivamente e correttamente procedure amministrative complete (con documentazione tecnica e autorizzazioni paesaggistiche); c) evitare affidamenti fondati su dichiarazioni non veritiere.

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