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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 32917/2022 del 09/11/2022

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso per cassazione proposto da Calderan (custode giudiziario) e dalla società Rimorchiatori Panfido impugnava la sentenza della Corte d'Appello di Venezia che aveva condannato il custode, in solido con la garante, al pagamento dei corrispettivi di ormeggio della motonave "Delphin". Il motivo unico denunciava violazione e falsa applicazione degli artt. 65 e 81 c.p.c. sostenendo che il custode, quale ausiliario del giudice e rappresentante di un patrimonio separato, ha solo legittimazione ad processum e non può essere ritenuto passivamente responsabile per i debiti riconducibili al patrimonio sottoposto a sequestro.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché il motivo non ha censurato compiutamente la motivazione della sentenza impugnata: i ricorrenti hanno criticato solo parti isolate della motivazione omettendo di confrontarsi con l'intero percorso argomentativo che giustificava il decisum. Di conseguenza il rigetto per inammissibilità è stato confermato; i ricorrenti sono condannati alle spese di lite in favore delle resistenti (importo liquidato, esborsi e oneri accessori secondo il dispositivo) e resta ferma la condanna di merito a loro carico pronunciata dalla Corte d'appello.

Norme richiamate

  • art. 65 c.p.c.

    La conservazione e l'amministrazione dei beni pignorati o sequestrati sono affidati a un custode, quando la legge non dispone altrimenti.

    La norma inquadra il custode tra gli ausiliari del giudice; il custode ha funzioni di conservazione/amministrazione del bene e legittimazione ad processum, ma la questione della sua responsabilità patrimoniale dipende dall'interpretazione delle attività svolte e dall'eventuale rapporto con l'obbligo di rimborso previsto da altre norme.

  • art. 676 c.p.c.

    Riferimento ai provvedimenti esecutivi del giudice: atti compiuti dal custode in esecuzione di provvedimenti giudiziali possono essere rilevanti per accertare il carattere necessario delle spese sostenute per la conservazione del bene.

  • art. 58 D.P.R. 115/2002

    consente di ottenere il rimborso delle spese documentate indispensabili per la conservazione del bene (richiamato nel testo nella sua terza disposizione).

    La Corte d'appello ha ritenuto che l'art. 58 consenta al custode di ottenere il rimborso delle spese indispensabili per la conservazione del bene e ciò ha fondato la condanna quando il custode non avrebbe riversato tali somme ai titolari dell'ormeggio; tuttavia la norma è interpretata come strumento di rimborso e non automaticamente come creazione di responsabilità personale se non emergono ulteriori elementi.

  • art. 360, n. 3, c.p.c.

    Norma invocata come motivo di cassazione (violazione di legge e falsa applicazione di norme di diritto); la Corte ha ritenuto che il ricorso non abbia svolto una critica adeguata della motivazione e quindi sia inammissibile.

  • art. 366, n. 4, c.p.c.

    Richiamato per il principio secondo cui il motivo che non svolge una critica reale della decisione ("non motivo") determina l'inammissibilità del ricorso per cassazione.

  • art. 13, comma 1-quater, D.P.R. 115/2002 (introdotto dall'art. 1, comma 17, L. 228/2012)

    Norma richiamata dalla Corte per rilevare l'obbligo, se sussistente, del versamento di un ulteriore contributo unificato in caso di ricorso per cassazione.

  • d.m. n. 55 del 2014

    Decreto richiamato per la liquidazione delle spese di giudizio; la Corte lo applica per quantificare gli importi a carico dei ricorrenti.

  • Cass. n. 359/2005 (giurisprudenza citata)

    Principio consolidato secondo cui il motivo di impugnazione deve esplicitare e confrontarsi con le ragioni che sorreggono la decisione impugnata; la mancata osservanza può rendere il motivo nullo e il ricorso inammissibile.

Massime di principio

  • Il custode giudiziario ha legittimazione ad processum per agire e per contrarre spese necessarie alla conservazione del bene; può chiedere il rimborso delle spese documentate ai sensi dell'art. 58 D.P.R. 115/2002.
  • La responsabilità patrimoniale personale del custode per obbligazioni inerenti al bene sottoposto a sequestro non è automatica: occorre verificare se le spese siano state assunte in nome e per conto del patrimonio separato o se siano riconducibili a obbligazioni personali, nonché l'esistenza di dolo o colpa nell'adempimento dei doveri di custodia.
  • Se il custode riceve anticipi o rimborsi dall'autorità giudiziaria, la documentazione e il rendiconto devono essere chiari e accessibili ai creditori del patrimonio separato; mancata trasparenza può dar luogo a pretese di responsabilità.
  • In sede di impugnazione in Cassazione è essenziale contestare in modo specifico e completo la motivazione della decisione di merito: attacchi parziali o che trascurino passaggi argomentativi essenziali rendono il ricorso inammissibile.
  • Le valutazioni di fatto dei giudici di merito (es. necessità e temporalità dell'ormeggio, prova delle fatture, rendiconto del custode) sono difficilmente sindacabili in Cassazione salvo vizio di diritto o incoerenza motivazionale.
  • Per evitare contenziosi, il custode dovrebbe previamente richiedere e ottenere dal giudice la liquidazione formale delle spese sostenute e documentarle puntualmente, comunicando tempestivamente ai titolari di eventuali crediti la situazione contabile.

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